La municipale di Pescara interpreta le leggi. E non sa di cosa parla

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I vigili urbani del capoluogo adriatico una ne pensano e cento ne dicono. L’ultima boutade messa a segno dalla gendarmeria comunale guidata dal valoroso comandante Carlo Maggitti, riguarda la tanto vituperata legge sulla privacy.

I ‘generali’ bianchi, in pochi minuti, hanno detto la loro su una materia indispensabile ma tanto complicata.

L’ARTICOLO APPARSO SU ‘QESLI’

Marco Minnucci, in un articolo scritto per il quotidiano online ‘Qelsi’, ha raccontato di un fatto molto curioso accaduto ad un signore. “Sabato stavo con la mia amante al caffè Vittoria, non sono di Pescara, non ho amici a Pescara e mi sembrava un incontro che non avrebbe lasciato tracce. Invece non avevo tenuto presente l’imponderabile, ovvero che mia moglie aprisse Facebook il giorno seguente e vedesse me e la mia amante impressi nelle fotografie di Luciano D’Alfonso, candidato governatore dell’Abruzzo per il centrosinistra, sullo sfondo di lui che distribuiva i suoi opuscoli elettorali. Il risultato è che mia moglie mi ha cacciato di casa, mettendomi le valigie davanti alla porta. Con tanta rabbia, prima di contattare un avvocato, ho deciso di telefonare a voi per avere delucidazioni sui miei diritti”.

ALTRO CHE ‘MI MANDA RAI TRE’

Dagli uffici dei ‘berretti bianchi’ pronta la risposta sulla questione:”la legge sulla privacy, la cui violazione è un reato penale, punisce chi fotografa soltanto qualora ci sia l’intento preciso di fotografare una persona e non se il soggetto che viene fotografato sullo sfondo. Per cui D’Alfonso è legalmente assolto”. 

GOOGLE CHIAMA MUNICIPALE PESCARA

I poliziotti pescaresi, specializzati in multe e affini, da oggi potrebbero far vedere i sorci verdi a tutti quelli che hanno chiesto a Google un risarcimento per la propria privacy. Maggitti potrebbe passare alla direzione dell’ufficio legale del colosso mondiale una volta terminata l’esperienza pescarese? Solo l’Onnipotente lo sa.

LE REGOLE CHE LA GENDARMERIA PESCARESE NON CONOSCE

Google, nel presentare la piattaforma di ‘Street View’, scrive:”A tutte le immagini di Street View applichiamo una tecnologia innovativa sviluppata da noi che consente di offuscare i volti delle persone e le targhe delle auto. Pertanto, se una delle nostre immagini contiene un volto identificabile (ad esempio quello di un passante che cammina sul marciapiede) o una targa leggibile, la nostra tecnologia oscurerà automaticamente questi dettagli per evitare l’identificazione della persona o del veicolo. Se ai nostri algoritmi sfugge qualcosa, puoi facilmente comunicarcelo”.

Continuando le nostre ricerche scopriamo che:All’uscita di Google Street View si sono scatenate delle polemiche riguardo alla privacy per il forte livello di dettaglio delle immagini che rendono possibile il riconoscimento di persone, le quali potrebbero essere riprese in situazioni poco consone. Per alcune immagini Google si è appellata al fatto che fossero di dominio pubblico, ad altre ha provveduto a rimuovere o modificarle, tanto da implementare anche una modalità per avvisare Google di rimuovere foto che possano ledere la privacy. Su più fronti è stato anche chiesto l’oscuramento dei volti e delle targhe delle automobili”.

E quali sono le sanzioni? E quando si applicano? Il corpo d’armata pescarese è evidente che non conosce alcune sentenze sulla privacy.

Ad esempio, il 18 dicembre 2013, Google si è beccata una multa un milione di euro per violazione della privacy nel suo servizio di Street View. La sanzione è stata comminata dal Garante per la privacy.

Google ha violato gli articoli 13, 162 e 164 del codice privacy che riguardano tutti la mancanza di informativa agli utenti ripresi.

Le foto scattate dal fotografo personale di D’Alfonso sono tutte ritratte da lontano. Ci sono signore che fanno la spesa al mercato ignare della presenza del fotografo.

Consiglieremmo al signor X di rivolgersi ad un avvocato. Mentre, sempre al signor X, consigliamo di recarsi a Pescara solo per prendere una multa.

ZdO

 

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