La ‘Ndrangheta e le mani su Malpensa: “era stata in grado di infiltrare gli apparati istituzionali”

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La ‘Ndrangheta gestiva un po’ di tutto: politica e attività commerciali. All’aeroporto di Malpensa aveva il dominio sui parcheggi.

L’indagine denominata ‘Krimisa’ è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e condotta dai carabinieri del comando provinciale del capoluogo lombardo. Da questa mattina si stanno eseguendo arresti nei confronti di 34 persone in varie province italiane.

Inchiesta “Krimisa”: le intercettazioni e gli arresti

L’inchiesta ha rilevato l’attività della ‘ndrangheta di Legnano (Milano)-Lonate Pozzolo (Varese) accertando un probabile legame con l’ex sindaco di Lonate Pozzolo, Danilo Rivolta, di Forza Italia. Rivolta sarebbe stato eletto grazie ai voti di potenti famiglie calabresi in cambio di un assessorato alla nipote del boss Alfonso Murano, ucciso il 28 febbraio del 2006 a Ferno (Varese). Tra gli indagati anche un consigliere di Fratelli d’Italia e un perito che lavorava per la Procura di Busto Arsizio (Varese.

I 400 carabinieri hanno eseguito l’ordinanza nelle province di Milano, Ancona, Aosta, Cosenza, Crotone, Firenze, Novara e Varese. Sono finiti in carcere 27 persone mentre 7 sono ai domiciliari. Tutti sono ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione di tipo mafioso, danneggiamento seguito da incendio, estorsione, violenza privata, lesioni personali aggravate, minaccia, detenzione e porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (tutti aggravati avvalendosi del metodo mafioso e al fine di agevolare le attività dell’associazione mafiosa), truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico.

A far partire le indagini un imprenditore il quale ha denunciato in procura le pressioni della ‘ndrangheta e anzi, sconsigliato dagli stessi magistrati di continuare la sua ricerca di un terreno per costruire il parcheggio ha detto: “Io non mi piego”. Intenzione dell’uomo era quello di acquisire un terreno per costruire un parcheggio: infinite le pressioni delle cosche, anche indirettamente tramite un consulente del lavoro, ora ai domiciliari, “che si fingeva neutro ma era in realtà portatore di interesse dei mafiosi”. Tra coloro che inviavano messaggi intimidatori, anche una giovane incensurata, fidanzata del figlio del boss, al quale era intestato uno dei parcheggi gia’ in mano alla ‘ndrangheta.
Interesse delle cosche erano i parcheggi attorno all’aeroporto e alla costruzione di nuove attività commerciali in aree nei comuni adiacenti. Il gip ha disposto il sequestro di due parcheggi privati oltre a metà di quote societarie per un totale di 2 milioni di euro. Nei summit criminali documentati dai carabinieri venivano pianificate questioni politiche e imprenditoriali della cosca, i cui proventi erano investiti in parte nell’acquisto di ristoranti e di terreni per la costruzione di parcheggi.

L’indagine, partita nel 2017 e coordinata dalla Dda di Milano, ha accertato che “l’organizzazione era stata in grado di infiltrare gli apparati istituzionali e che, dalla seconda metà del 2016, era in corso un processo di ridefinizione degli assetti organizzativi della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, a seguito della scarcerazione di due esponenti apicali della medesima consorteria criminale in forte contrasto tra loro”.

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