L’affaire Vaticano: investimenti in finanziarie e immobili di lusso con denaro destinato ai bisognosi

Inchieste Notizie

Un altro clamoroso scandalo finanziario rischia di travolgere il Vaticano. Nel mirino degli inquirenti sono finite operazioni finanziarie milionarie apparentemente irregolari effettuate da alcuni uffici della Segreteria di Stato.  

Papa Francesco, racconta L’Espresso, è stato avvertito all’inizio dell’estate dai vertici dello Ior e dal Revisore generale di possibili, giganteschi crimini finanziari avvenuti negli ultimi anni. Bergoglio ha così ordinato un’indagine severissima. E così, su ordine del del promotore di Giustizia Gian Piero Milano e del suo aggiunto Alessandro Diddi, gli uomini della Gendarmeria hanno effettuato sequestri di documenti riservati, di pc e computer non solo negli uffici della Prima Sezione della Segreteria guidata dal cardinale Pietro Parolin, ma pure nelle stanze dell’Aif, l’autorità di informazione finanziaria, ovvero l’organismo indipendente che dovrebbe lavorare alle attività antiriciclaggio.



Il Corpo della Gendarmeria guidato da Domenico Giani ha spedito una disposizione di servizio, pubblicata da L’Espresso, in cui si riferisce che cinque persone sono state “sospese cautelativamente dal servizio”. Si tratta di due dirigenti apicali degli uffici della Segreteria, Vincenzo Mauriello e Fabrizio Tirabassi, di una addetta all’amministrazione, Caterina Sansone, e soprattutto di due pezzi da novanta del Vaticano. Cioè monsignor Mauro Carlino, da poche settimane capo dell’Ufficio informazione e Documentazione dell’organismo con sede nel Palazzo Apostolico, e il direttore dell’Aif Tommaso Di Ruzza.

Le “operazioni finanziarie compiute nel tempo” riguarderebbero alcune compravendite immobiliari milionarie all’estero, in particolare immobili di pregio a Londra, e alcune strane società inglesi che avrebbero partecipato al business. A gestire gli investimenti è Tirabassi. Gli investigatori starebbero analizzando anche alcuni flussi finanziari dei conti su cui transita l’Obolo di San Pietro. Si tratta delle offerte di beneficenza che ogni anno arrivano dai fedeli di tutto il mondo al pontefice, che poi dovrebbe usarli per opere di carità verso i più deboli e bisognosi. Si scoprì nel 2015 che invece di essere spesi per i poveri, finivano ammucchiati in conti e investimenti che quell’anno avevano raggiunto la somma record di quasi 400 milioni di euro

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