Le acque zozze di Pescara arrivano in Parlamento. I nuovi dati confermano l’inquinamento. E tutto tace.

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Per il mare di Pescara non c’è tregua. I nuovi dati confermano l’inquinamento di alcuni tratti e, contemporaneamente, il caso, dopo l’assurdo silenzio delle istituzioni e degli organi preposti al controllo, viene portato in Parlamento.

Sul piede di guerra scendono quelli di Fratelli d’Italia il coordinatore provinciale di fratelli d’Italia Alleanza Nazionale Armando Foschi, l’On. Fabio Rampelli capogruppo alla camere di FD e Carola Profeta.

La situazione, dicono, è “Indescrivibile e inaccettabile”. E aggiungono:

Abbiamo presentato questa interrogazione parlamentare, sia al ministro della Salute che a quello dell’Ambiente, perché si è palesemente infranta la legge in materia di responsabilità del Sindaco di fronte alla salute e al benessere della propria comunità, a favore delle lobbies dei balneatori che vedono il loro presidente consigliere comunale. Al ministro dell’Ambiente, perché vogliamo conoscere lo stato di salute del nostro mare e del nostro fiume, e perché se ci sono delle responsabilità civili, penali e amministrative vanno individuate e punite”.

Nell’Interrogazione si fa riferimento a quello accaduto l’anno scorso con la rottura della rete fognaria che:

“ha causato lo sversamento in mare di trenta milioni di litri di feci e liquami; tre giorni dopo, il 31 luglio, è stata data alla cittadinanza la notizia della ri-parazione della condotta, ma non quella dello sversamento dei liquami”.

Dunque, l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente

“ha comunicato al sindaco che era in atto un grave inquinamento del mare, contaminato da colifecali e streptococchi, nonostante la quale il sindaco non ha ritenuto di intervenire con un’ordinanza per sancire il divieto di balneazione; nel frattempo, avevano cominciato a diffondersi le notizie sul mare inquinato in seguito al fatto che improvvisamente decine di bambini erano stati colpiti da patologie quali impetigine, derma ti ti, ustioni, infezioni virali e gastroenteriti dopo aver fatto il bagno in mare”.

A quel punto partì un esposto alla Procura della Repubblica e al Prefetto ci fu una seduta congiunta delle commissioni consiliari ambiente e vigilanza al fine di approfondire quanto accaduto. Arta e Aca ammisero che ci fu la rottura e che nel mare finirono venticinquemila metri cubi di liquami. L’Aca, di concerto e autorizzata dall’Arta, per fronteggiare l’emergenza, aveva immesso trecentocinquanta litri di acido par acetico direttamente nella rete fognaria.

E negli ultimi giorni cosa sarebbe successo?

Il “decennale malfunzionamento del depuratore” “avrebbe fatto sì che le acque nere di fògna di centottantamila persone dirette allo stesso siano state deviate direttamente nel fiume per preservare il depuratore” e che quindi “in presenza di una portata superiore a quella per cui è stato progettato” potrebbe “corrompersi ed essere messo fuori uso per mesi” .

E, proprio oggi, Goletta Verde ha diffuso il bollettino di “guerra” dello stato di salute di mari e fiumi. Nove i punti monitorati e solo duesono risultati con valori entro i limiti. Gli esami sono stati sia di tipo microbiologico, per rilevare enterococchi intestinali ed escherichia coli, sia di tipo chimico-fisico, per rilevare la temperatura dell’acqua, il ph e la salinità.

Dai prelievi effettuati il 25 e il 26 luglio 2016 sono risultate inquinate Torino di Sangro (Fosso del Diavolo); Silvi Marina (Foce fiume Cerrano); Pescara Foce (fosso Vallelunga) e poi altri tratti tra Fossacesia, Ortona, Martinsicuro e Pineto.

E grazie agli interventi della Regione Abruzzo, il sottosegretario alla presidenza della Giunta regionale Mario Mazzocca, ha detto che “a giugno 2017 dovremmo avere un miglioramento della qualità delle acque”.

E nel frattempo?

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