Le tremende condizioni negli ospedali psichiatrici

Inchieste

Una testimonianza del 2011 in un reportage della Commissione d’inchiesta del Senato

http://www.youtube.com/watch?v=895XJHIBlkg&feature=youtu.be

 

Vi proponiamo, nella sua versione integrale, questo documentario realizzato tempo fa dalla Commissione d’inchiesta del Senato. È una testimonianza importante i cui estratti, andati in onda in diverse trasmissioni, fecero un certo effetto sull’opinione pubblica per lo scenario terrificante che presentavano. Si tratta dell’indagine sullo stato degli Opg, ovvero gli ospedali psichiatrici giudiziari. Le immagini sono quelle filmate dalla troupe insieme con la Commissione. Bisogna precisare che le strutture non furono avvisate dell’accertamento.

È stata merito di questa indagine la denuncia della terribile situazione degli Opg italiani. Gli ospedali presi in esame furono solo sei, ma nulla lascia sperare che negli altri le condizioni fossero migliori. O che siano migliorate a distanza di un anno. Il resoconto apparve raccapricciante: locali pieni di muffe e di vari tipi di sporcizia, dove gli internati vivevano completamente abbandonati a loro stessi. I commissari realizzarono immagini e video per documentare la terribile situazione così come la trovarono. Le norme violate, tra quelle sancite dalla Commissione europea in materia di prevenzione delle torture, sono sfortunatamente molte: dal numero di persone per stanza, ai metri quadrati per internato, solo per citarne alcune.

Fa impressione sapere che, all’interno di questi complessi, ci sono non solo individui condannati per qualche reato ma anche persone che non hanno pene da scontare o che, peggio ancora, sono state dichiarate dimissibili. Per i dimissibili spesso la pena è paradossalmente prorogata solo perché non esiste un progetto terapeutico adatto a loro, e non perché sono, di fatto, socialmente pericolosi.

Di quei dieci milioni di euro, che il governo doveva stanziare per intervenire e soccorrere al più presto questa vergogna, disgraziatamente non se ne sa ancora nulla.

di Maria Teresa Avolio 


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