Lega-Russia: la trattativa e i nuovi documenti

Inchieste Notizie

I documenti e le inchieste che raccontano il caso “Lega-Russia” continuano a fare il loro percorso. E, dopo l’audio diffuso da Buzzfeed, arrivano nuovi documenti scottanti. L‘Espresso è entrata in possesso della lettera indirizzata a Rosneft dieci giorni dopo il summit di affari e politica in cui era presente Gianluca Savoini, ex portavoce e uomo di assoluta fiducia del ministro Matteo Salvini. Tra le indicazioni della proposta, preparata da una banca d’affari londinese, ricalcano esattamente quelle di cui hanno discusso Savoini e gli altri interlocutori al tavolo del Metropol.

Una negoziazione andata avanti fino a febbraio, a tre mesi dalle elezioni europee vinte dalla Lega di Salvini. A provarla una nota interna di Gazprom, e la risposta inviata direttamente a Savoini dalla banca londinese rappresentata al tavolo di Mosca dall’avvocato Gianluca Meranda. “In questa risposta -spiega il settimanale- Meranda cita esplicitamente Eni come compratore finale della maxi fornitura petrolifera, allegando una lettera di referenza commerciale della società di Stato italiana.” Eni, dal canto suo, dice “di non aver preso parte in alcun modo a operazioni volte al finanziamento
di partiti politici”.

L’affare

Insomma, l’affare del gasolio architettato da Gianluca Savoini nell’albergo moscovita, sarebbe avvenuta in una riunione alla quale era stato invitato anche Fabrizio Candoni, fondatore di Confindustria Russia, che però non si è presentato. “Ero stato invitato anche io… Avevo sconsigliato a Salvini di andarci”. Dunque, stando alla testimonianza di Candoni pubblicata dal Corriere della Sera, il ministro dell’Interno era a conoscenza della riunione del Metropol.

La compravendita di gasolio

La vicenda riguarda offerte commerciali indirizzate a Rosneft prima e a Gazprom poi. Carte che raccontano di un coinvolgimento diretto di Gianluca Savoini. I nuovi documenti de L’Espresso svelano che la trattativa è andata avanti dopo il famoso colloquio di un’ora e 15 minuti avvenuta la mattina del 18 di ottobre al Metropol. “La proposta di acquisto, scritta su carta intestata, riguarda 6 milioni di tonnellate metriche di carburante: tre di gasolio Ulsd e 3 di cherosene per aerei di tipo A1. E lo sconto richiesto, il cui controvalore sarebbe servito a finanziare la Lega, è del 6,5 per cento. Come vedremo più avanti, le condizioni scritte ricalcano quelle pianificate al Metropol.” Una trattativa iniziata a luglio del 2018, quando il leghista era entrato in contatto con una società vicina all’oligarca Konstantin Malofeev. Un canale che non aveva portato, però, i frutti sperati. E si arriva al Metropol.

Io c’ero
“Ero presente al meeting del Metropol”, ha scritto in una lettera aperta Gianluca Meranda, il primo ad essere uscito allo scoperto. L’avvocato è esperto di diritto internazionale, partner di due studi legali con uffici a Roma, a Bruxelles e in altre città europee. È stato scritto della sua appartenenza alla massoneria, loggia Salvador Allende. Sempre L’Espresso riferisce che tra i suoi clienti ci sono la Commissione Europea, l’ambasciata indonesiana, Condotte, Todini, Mitsubishi, l’iraniana Bank Sepah, Nomisma.

Salvini e gli incontri con il potere russo
Non c’è traccia, invece, di Ilya Andreevic Yakunin, presente all’incontro del Metropol e vicino al potente avvocato Vladimir Pligin. Nello studio legale di Pligin, il 17 ottobre, Salvini aveva incontrato privatamente il suo omologo russo, Dmitry Kozak, vice premier della federazione russa e responsabile degli affari energetici. La particolarità è che Salvini in visita ufficiale come componente del governo italiano non ha segnalato quell’incontro sulla sua agenda ufficiale. Il 18 ottobre, il giorno dopo l’incontro riservato tra Salvini e Kozak, Savoini era al Metropol a parlare di un grosso affare energetico con Yakunin e altre quattro persone. Il piano è semplice: “Dato lo sconto del 4 per cento, sono 250 mila al mese, per un anno. Così loro possono sostenere una campagna”. Il piano prevedeva uno scambio di gasolio tra due società di Stato. “Una compravendita in cui l’italiana Eni avrebbe dovuto acquistare a prezzo di mercato almeno 3 milioni di tonnellate metriche di diesel da una delle due aziende russe, Rosneft o Lukoil.”

65 milioni di dollari
Un finanziamento da 65 milioni di dollari, ha scritto Buzzfeed calcolando il valore di quel 4 per cento sulle 3 milioni di tonnellate metriche di carburante. Il 29 ottobre, la Euro-IB Ltd – una banca d’investimento londinese con sedi anche a Francoforte e Roma, controllata dal banchiere tedesco Alex Von Ungern-Sternberg e di cui l’avvocato Meranda è “general counsel”, cioè consulente legale – prepara un documento di sei pagine indirizzato a Rosneft. Si tratta di una richiesta di fornitura firmata da uno dei dirigenti della banca, l’italiano Glauco Verdoia, specializzato in trading e finanza strutturata. A voler acquistare dalla società di Stato russa, è la banca londinese: 3 milioni di tonnellate di gasolio del tipo Ulsd. È esattamente quello di cui Savoini e gli altri cinque uomini presenti al Metropol stavano discutendo undici giorni prima.

3 milioni in più
Al termine dell’incontro Savoini e gli altri si erano lasciati con la promessa di valutare la possibilità di aggiungere alle 3 milioni di tonnellate di gasolio anche una fornitura di cherosene. Euro-IB chiede di acquistare 3 milioni di tonnellate di cherosene da aviazione di tipo A1, 250 mila tonnellate al mese. Nel documento non viene mai menzionata l’Eni.

La trattativa va avanti
La trattativa non finisce nemmeno il 29 ottobre. L’8 febbraio del 2019 appare un altro documento. Questa volta è indirizzato a Savoini in persona. A scrivergli – in inglese – è Gianluca Meranda, l’avvocato che pochi giorni fa ha scritto di essere stato uno dei presenti all’incontro del Metropol. Meranda ringrazia Savoini per aver condiviso con lui una nota interna di Gazprom, altra società di Stato russa che si occupa di energia. In quella nota, datata 1° febbraio 2019, Gazprom in sostanza ha rifiutato di collaborare con Euro-IB per una serie di ragioni tecniche. “Nella sua nota, Gazprom ha detto di non poter vendere nulla alla Euro-IB perché quest’ultima – scrive Meranda a Savoini – non ‘ha indicato nella sua richiesta quali sono le sue strutture logistiche’. Per l’avvocato, però, questo è ‘irrilevante’ perché la banca ‘compra per vendere a Eni, la quale possiede l’intera infrastruttura logistica per l’acquisto'”. Meranda allega alla lettera indirizzata a Savoini un documento del 2017. È una lettera di referenza commerciale firmata da Eni Trading and Shipping, una delle varie controllate del colosso italiano.

“Confermiamo che la Euro IB Ltd ha avuto a che fare con noi in diverse occasioni”, si legge nel documento.

Eni sapeva?

“Eni non ha mai concluso alcuna transazione con la banca citata” risponde la società. E aggiunge: “Eni ribadisce di non aver preso parte in alcun modo a operazioni volte al finanziamento di partiti politici. E tiene a precisare che, in presenza di qualsiasi illazione volta a coinvolgerla in presunte operazioni di finanziamento a parti politiche, si riserverà di valutare le opportune vie legali a tutela delle propria reputazione”. Eni, però, viene citata dalle persone presenti al Metropol e L’Espresso cita i documenti in cui il nome del colosso guidato da Claudio Descalzi appare più volte.

La cena a Villa Madama con Putin 

Savoini? “Non l’ho invitato, non so cosa facesse a Mosca”, si è giustificato Salvini commentando la pubblicazione degli audio. L’Espresso pubblica una foto che è stata scattata dal settimanale il 17 ottobre 2018 nella capitale russa, dimostrando che Savoini quel giorno stava parlando con il capo della segreteria di Salvini, Andrea Paganella, collaboratore fidato del ministro.

La proposta commerciale
Undici giorni dopo la banca rappresentata al tavolo dall’avvocato italiano Gianluca Meranda prepara una proposta commerciale che ricalca esattamente i contenuti della riunione. È indirizzata a Rosneft. Quasi quattro mesi dopo Meranda e Savoini parlano dello stesso affare con Gazprom.

I documenti inediti mostrano ancora una volta la volontà che la trattativa per finanziare la Lega con soldi russi c’è stata, e che è durata almeno dal luglio 2018 al febbraio del 2019.

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