L’imprenditore Enzo Varani vuole acquistare la ‘Rotopack’ ma nessuno gli risponde

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Alla richiesta avanzata dal noto imprenditore teramano i curatori fallimentari hanno fatto orecchie da mercante. “Nessuno mi ha risposto” ha detto Varani. Il piano industriale presentato porterebbe all’assunzione di 30 persone.

Alla richiesta avanzata dal noto imprenditore teramano i curatori fallimentari hanno fatto orecchie da mercante. “Nessuno mi ha risposto” ha detto Varani. Il piano industriale presentato porterebbe all’assunzione di 30 persone. 

“Ho informato i curatori con diverse lettere – ha dichiarato al ‘Centro’ Varani – ma nessuno di loro mi ha mai risposto”. Lui, Varani, amministra una società con diversi milioni di euro di fatturato: la ‘Rotofilm SpA’ con sede nella zona industriale di Castelnuovo Vomano. L’azienda, che oggi dà lavoro a 25 persone, opera nello stesso settore della Rotopack, quest’ultima fallita di cui la Maiella Packing della famiglia Alimonti riacquistò l’immobile mentre Varani prese tutti i  macchinari. In seguito alla disponibilità delle linee di produzione, l’imprenditore teramano ha avanzato, più volte, il desiderio di far ripartire la produzione dell’intero sito Rotopack. La proposta, scritta, è stata inviata il 29 aprile 2013 proprio agli Alimonti, Maiella Packing, e l’11 settembre al curatore fallimentare e al commissario giudiziale dell’azienda della famiglia guardiese. Un’ulteriore richiesta è stata fatta poche settimane fa ai commissari liquidatori del concordato preventivo della Molino Alimonti.

Varani riferisce di aver avuto solo l’ordine di rimuovere nel più breve tempo possibile i macchinari siti in Piano Venna (zona industriale di Guardiagrele).

VERTENZA ALIMONTI: IDEM CON PATATE

I 150 lavoratori, a cui sta per scadere la cassa integrazione, attendono da mesi che qualche notizia positiva sulla vertenza Alimonti. Il 26 novembre scorso il tribunale fallimentare aveva omologato il concordato e, appena dopo un fuggiasco incontro con i sindacati, l’amministratore delegato del gruppo, Francesco Norcia, si è dato alla macchia. Probabilmente con la sua Ferrari fiammante. I sindacati, dal canto loro, continuano a tenere gli animi dei dipendenti calmi. Almeno ci provano. In realtà Flai-Cgil e Fai-Cisl rappresentati rispettivamente da Ada Sinimberghi e Franco Pescara, sanno benissimo che la luce in fondo al buio non esiste. Tanto difficile è comprendere che la volontà è non far rilevare l’azienda da nessuno? La Alimonti fatturava 200 milioni di euro l’anno. Come mai, chiediamo ai sindacati, nessuno riferisce ai lavoratori il vero interesse che c’è dietro questo allungamento dei tempi? Ancora. Perché nell’incontro del 4 luglio tra sindacati, lavoratori, Regione, giudice e proprietà venimmo sbattuti fuori dal dirigente Giuseppe Sciullo? E perché il commissario Trinetti fu l’unico a contestare la decisione di Sciullo di allontanarci?

ZdO 

 

 

 

 


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