L’Italia dei giudici, dei magistrati e dei giornalisti filo procure non è la mia Italia

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Siamo la nazione dei forcaioli e dei mafiosi. Siamo l’Italia comunista e fascista. Siamo la penisola di puttane e bacchettoni. E non esiste una via di mezzo.

Siamo la nazione dei forcaioli e dei mafiosi. Siamo l’Italia comunista e fascista. Siamo la penisola di puttane e bacchettoni. E non esiste una via di mezzo. Non ce l’abbiamo nel dna una via di mezzo. È tutto inutile. Viviamo da oltre venti anni con il tintinnio di manette. Abbiamo regalato, da vigliacchi, ai giudici la nostra democrazia in cambio di una fiction che continua sui giornali e nelle televisioni. Siamo un popolo bastardo. Siamo gli stessi che hanno leccato il culo a Mussolini e poi lo hanno appeso a testa in giù nella pubblica piazza. Noi siamo questi: veri e propri coglioni. Ora il nostro futuro e il nostro presente è affidato ad un manipolo di magistrati che già ci hanno rubato il passato senza essercene accorti. In tanti applaudono alla falsa rivoluzione di ‘tangentopoli’, che ha ammazzato Bettino Craxi e spinto il Partito comunista ai vertici istituzionali. Una battaglia condotta nelle aule dei tribunali e che ogni vero comunista avrebbe dovuto rinnegare e accusare ma che, in cambio di potere, si sono ben guardati dal contestare. Ipocriti. Io non voglio essere governato da giudici e giornalisti che scrivono la mia storia. Non lo voglio. Io non li ho eletti. Punto. Non li voglio più vedere in televisione e nemmeno sui social network. Siamo in un regime, forse peggio di quello di Pinochet. Ci sono politici che nelle riunioni di maggioranza pesano le parole e, dopo aver contato fino a dieci, parlano. La mia democrazia non è questa, non è quella che vogliono i giudici. Io, lo ripeto, voglio decidere il mio futuro attraverso il voto. Il voto è il mezzo attraverso il quale decido di farmi rappresentare. Questa deriva sudamericana non mi piace e non la voglio. I giudici devono stare al loro posto come io sto al mio. La politica, checché ne dica quel ‘genio’ di Travaglio, dipendente delle procure, non ha più potere. Io non voglio la responsabilità civile per i magistrati. Voglio la responsabilità penale. Se sbagliano devono andare in galera e devono pagare con i loro beni. Sono stanco di vedere Digos, polizie e carabinieri per strada per ogni minima manifestazione. Come nel caso teramano sono le forze dell’ordine a parlare con chi esprime un disagio e non i politici. Chi li ha eletti questi qui? Chi li ha delegati ad occuparsi di tutto? Cosa vuole la municipale da un manifestante? Voglio che stiano a combattere le mafie. Puo’ chiederlo un semplice cittadino che ogni giorno si alza per riportare un tozzo di pane a casa? O devo essere processato per questo? In Abruzzo giudici e pm hanno ‘eletto’ governi regionali, comunali e provinciali. Mandano in galera dopo che i loro giornalisti hanno sputtanato in prima pagina stralci d’intercettazioni. È democrazia questa? È democrazia arrestare un uomo come Ottaviano Del Turco, prelevarlo alle 5 di mattina e mandarlo in isolamento per un mese? Nemmeno al peggiore dei criminali si augura questo. In queste ore ‘Repubblica’, il giornale di De Benedetti che ha fatto fallire una delle aziende più innovative d’Italia, la Olivetti, sta processando Davide Vannoni. Il pm di Torino, Raffele Guariniello, ha fatto sapere, a mezzo stampa, che sono pronti otto avvisi di garanzia. Il garante della privacy ha fatto rimuovere da Youtube un filmato di una bimba malata che avrebbe avuto miglioramenti con Stamina. Questo è Stato di polizia. Zone d’ombra ha ripreso il video girato da Vannoni. Il video rimane lì. E che venissero a prenderci i carabinieri: il video non lo rimuoviamo. Il metodo non mi piace. Gli abusi continuano, ma tutti zitti. Quale democrazia è questa? Tutti sotto accusa. Tutti minacciati a mezzo stampa.  

Mi sento preso in giro. E molto. In America arrestano un giornalista per aver pubblicato un articolo. È questa la democrazia? Non è la mia. Perché non sono comunista né fascista. Ma anarchico.


Antonio Del Furbo

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