Luciano D’Alfonso, i giornali filo-procura e il Pd

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Diciamo la verità il ‘Big’ ce la sta mettendo tutta per spianarsi la strada e arrivare a sedere sulla poltrona in regionale. Determinato, esperto comunicatore e con idee e obiettivi ben scolpiti nella mente. Siamo convinti, anche, che la spinta maggiore glielo stia dando anche chi, come giornali, tv e opposizione continua a propinare, ai comuni mortali, stralci delle accuse formulate dai pm all’epoca dei processi.

Diciamo la verità il ‘Big’ ce la sta mettendo tutta per spianarsi la strada e arrivare a sedere sulla più comoda poltrona regionale. Determinato, esperto comunicatore e ideologo della neo lingua latina, D’Alfonso ha idee e obiettivi ben scolpiti nella mente. Siamo convinti, anche, che la spinta maggiore gliela stia dando anche chi, come giornali, tv e opposizione, continua a propinare, ai comuni mortali, stralci di accuse formulate dai pm all’epoca dei processi.

Si mobilita persino ‘il Fatto’ che a cadenza regolare torna sulla vicenda dei voli offerti da Toto all’ex sindaco di Pescara. Quindi gli appalti, le carte di credito e chi più ne ha più ne metta. Chiunque, con un minimo di buon senso, capisce che gli attacchi, al probabile neo presidente della Regione, sono studiati a tavolino al fine di screditarne la sua immagine. D’altronde quello che certa stampa e certi giudici hanno combinato a Silvio Berlusconi è sotto gli occhi di tutti.

LA CARTA DI INTENTI DELLA COALIZIONE

Siccome da queste parti non riprendiamo mai le veline delle procure o delle segreterie politiche, ci sforziamo di cercarci le notizie da soli. Nelle nostre scorribande internettiane e autostradali abbiamo scoperto l’esistenza di una ‘Carta di Intenti per il cambiamento abruzzese’ stilato dal Pd in cui si legge:”Ci impegniamo ad adottare formalmente i contenuti della Carta di Pisa, che sarà parte integrante del Codice Etico della coalizione. Questi valori appartengono a forze politiche, associazioni, singoli cittadini e cittadine, comitati che noi chiamiamo a partecipare alle primarie per dare forza al progetto per cambiare l’Abruzzo”. Al punto 6 si legge:”Il candidato alla presidenza della coalizione si impegna a far adottare formalmente dalla Regione Abruzzo la Carta di Pisa nonché ad assumere i princìpi in essa contenuti, relativo ai codici di condotta etica degli amministratori. I partiti che aderiscono alla coalizione si impegnano analogamente a far adottare gli stessi contenuti dalle Amministrazioni comunali di riferimento”. 

LA CARTA DI PISA

La Carta di Pisa, nata per promuovere la cultura della legalità e della trasparenza negli enti locali, forse non è stata letta dagli uomini del Partito democratico altrimenti non si capisce come possano aver candidato Luciano D’Alfonso. La Carta è nata perché “Mafie e corruzione sono una minaccia seria, concreta e attuale per la democrazia italiana e per la sua economia. Le stime – si legge – dei costi economici dell’illegalità che quantificano il giro d’affari mafioso, della corruzione e dell’evasione fiscale sono, rispettivamente, di 150 miliardi, 60 miliardi 120 miliardi di euro all’anno”. Quindi, al fine di prevenire tali fenomeni nella pubblica amministrazione, si è dato vita “ad un gruppo di lavoro, coordinato dal prof. Alberto Vannucci e composto da amministratori locali, funzionari della pubblica amministrazione, docenti universitari, avente l’obiettivo di redigere un codice etico destinato agli amministratori pubblici e contenente specifiche regole di condotta e di comportamento finalizzate a rafforzare la trasparenza e la legalità all’interno delle istituzioni pubbliche”.

I DIVIETI

La Carta di Pisa impone all’amministratore il divieto di “accettare per sé, congiunti, familiari o affini regali eccedenti il valore usuale dei doni scambiati in occasione di ricorrenze o festività, quantificato nella cifra massima di € 100 annui, da impiegati negli uffici, nei servizi, nelle società e nelle altre organizzazioni partecipate o controllate dal comune, ovvero da concessionari dell’ente o da gestori di pubblici servizi da esso affidati, ovvero da privati che hanno rapporti di natura contrattuale con l’amministrazione (appaltatori, fornitori, etc.), o che hanno domandato od ottenuto licenze e concessioni da essa nei 5 anni precedenti, nell’ambito di procedimenti nei quali l’amministratore abbia svolto una funzione decisionale o istruttoria”.

L’AMICO CARLO TOTO

L’allora sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso non è stato ospite di Carlo Toto in diverse occasioni e proprio quando l’imprenditore abruzzese si aggiudicò l’appalto per la realizzazione e gestione dei parcheggi a pagamento nelle strisce blu a Pescara? Oggi Carlo Toto non ha vari interessi in Abruzzo tra i quali una mega cava a Bussi, vicino alla grande discarica abusiva nell’area ex Montedison? Ma D’Alfonso pare cadere dalle nuvole quando, nella mattinata di oggi in conferenza stampa, ha detto riferendosi alle infrastrutture:”Mi auguro che l’imprenditore Toto non sia concentrato sulla regione Abruzzo”.

INCARICHI

La Carta precisa che L’amministratore deve astenersi dall’assumere o esercitare cariche, professioni, mandati o incarichi che implichino un controllo sulle sue funzioni amministrative o sui quali, in base alle sue funzioni di amministratore, egli avrebbe il compito di esercitare una funzione di controllo”. Quindi si dimetterà dall’Anas D’Alfonso?

PRESSIONI INDEBITE

“L’amministratore – si specifica nella Carta – deve astenersi dal chiedere o dall’esigere da concessionari o da gestori di pubblici servizi, ovvero da soggetti che hanno in corso rapporti di natura contrattuale con l’amministrazione (appaltatori, fornitori, etc.) l’esecuzione di o l’astensione da qualsiasi atto da cui possa derivargli un vantaggio personale diretto o indiretto, o che assicuri ad altri soggetti od organizzazioni un indebito vantaggio personale diretto o indiretto”. 

RAPPORTI CON I MEZZI DI COMUNICAZIONE

L’amministratore deve rispondere in maniera diligente, sincera e completa a qualsiasi ragionevole richiesta di informazioni da parte dei mezzi di comunicazione per quanto riguarda l’esercizio delle sue funzioni, ad esclusione di informazioni riservate, confidenziali o relative alla vita privata”. Avevamo posto 10 domande a Luciano D’Alfonso ma, purtroppo, non ci ha mai risposto. Il candidato presidente però è sempre accorso nelle redazioni amiche di tv e giornali.

LA GIUSTIZIA DALFONSIANA

L’articolo 60 del Libro Primo dà una precisa definizione di imputato:”Assume la qualità di imputato la persona alla quale è attribuito il reato nella richiesta di rinvio a giudizio, di giudizio immediato, di decreto penale di condanna, di applicazione della pena a norma dell’articolo 447 comma 1, nel decreto di citazione diretta a giudizio e nel giudizio direttissimo”. E ancora:“La qualità di imputato si conserva in ogni stato e grado del processo, sino a che non sia più soggetta a impugnazione la sentenza di non luogo a procedere, sia divenuta irrevocabile la sentenza di proscioglimento o di condanna o sia divenuto esecutivo il decreto penale di condanna”. E infine:”La qualità di imputato si riassume in caso di revoca della sentenza di non luogo a procedere e qualora sia disposta la revisione del processo”.

La sentenza definitiva fa cessare, in sostanza, la qualità d’imputato. Per D’Alfonso questo non c’è stato perché il suo processo è fermo al primo grado.

Le opposizioni e i giornali che raccontano le nullità giornaliere su D’Alfonso, perché non iniziano a parlare di cose serie?

E soprattutto: se il Pd comincia ad avere queste sviste cosa combinerà una volta al potere della Regione?

Antonio Del Furbo




 


 

 

 

 

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