Lucrezia Mantovani conquista il Parlamento grazie a Crosetto: ma per il Fatto la donna deve vergognarsi

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Dunque, assodato il fatto che in politica ci sono figli e figliastri, stupisce il fatto, invece, che certa stampa ipocrita continui a dare una narrazione distorta della realtà.

di Antonio Del Furbo


“Alla Camera arriva Lucrezia Mantovani. La soddisfazione di papà Mario, pluri inquisito” titola il solito Fatto, garante fino alla morte dei 5 stelle e manettaro con tutti gli altri. Da un lato il giornale che ripete come un mantra da quasi un anno “lasciamoli lavorare” riferendosi al cosiddetto governo del cosiddetto cambiamento, dall’altro, sempre lo stesso giornale, che continua a usare la ghigliottina in pubblica piazza fuori dal recinto pentastellato.

E così accade che se una ragazza di 32 anni, senza scheletri personali nell’armadio, si permette di entrare in Parlamento ecco che il rumore della ghigliottina che scende e il tintinnìo delle manette rimbombano per tutta la valle dell’ipocrisia “travagliesca”.

La colpa di Lucrezia Mantovani? Quella di essersi permessa (forse senza chiamare Travaglio al telefono) di subentrare a Guido Crosetto, dimessosi dall’incarico. Ma la colpa più eclatante per Antonello Caporale, l’autore del pezzo, è che la donna risulta essere (negli archivi della Gestapo del quotidiano) “figlia di Mario Mantovani, già eurodeputato (due volte), già senatore (una volta) già assessore alla Sanità della Lombardia, già arrestato per corruzione, turbativa d’asta e concussione, già indagato anche da altre procure con accuse similari, già devoto di Silvio Berlusconi”.

Dunque, Lucrezia potrà fare molte opere buone, politicamente parlando, ma per il Fatto lei rimarrà sempre la figlia di Mantovani che, tra l’altro, proprio sul nostro blog, riferì di essere stato ingiustamente accostato alla ‘ndrangheta” come poi confermò anche il gip di Monza che dispose l’archiviazione per notizia di reato infondata. 

Insomma, esistono persone e persone, donne e donne per certa stampa. Esistono donne che vanno difese senza se e senza ma (vedi il caso Sarti) e donne che, invece, vanno massacrate a prescindere. E poco importa alla stampa classista se una donna classe ’84 ha dei sogni da realizzare con un laurea in Scienze linguistiche conseguita alla Cattolica di Milano. E poco importa se una donna eletta democraticamente nel collegio plurinominale voglia far politica: forse l’autorizzazione deve essere data da qualche direttore di giornale e qualche magistrato.

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