Luigi, il diciassettenne che decise d’impiccarsi

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Sono passati quattordici anni da quel 16 maggio in cui Stefania era uscita insieme al marito per andare al lavoro, le gemelle stavano facendo l’ultima lezione di scuola e il figlio più piccolo rincorreva il pallone alla scuola calcio.

A casa c’è solo Luigi, quasi diciassettenne. Un quarto d’ora dopo il saluto dei genitori Luigi s’impicca. La corsa a casa, l’ambulanza, i soccorritori del 118 che tentano di rianimarlo. Luigi è ancora vivo ma le sue condizioni sono troppo critiche e muore poco dopo. Ora Stefania è presidente dell’associazione A.M.A. (Auto mutuo aiuto) a Ceprano, il suo paese in provincia di Frosinone. Organizza seminari e convegni per informare sulla prevenzione e va nelle scuole per sensibilizzare i giovani sul tema. “Mi scrivono genitori da ogni parte d’Italia: alcuni, come me, hanno perso un figlio, mentre altri intravedono istinti suicidi nei loro ragazzi. La mia è una battaglia affinché cada il tabù del suicidio e se ne parli senza far più finta di nulla” spiega Stefania a Libero.




In Italia, dagli anni Sessanta, è attivo il Telefono amico, che grazie a 500 volontari dislocati in venti centri dà ascolto a chiunque provi solitudine, angoscia, tristezza e voglia parlare con qualcuno mantenendo l’anonimato. Ma anche gli ospedali hanno cominciato ad attrezzarsi, a partire dal Bambino Gesù di Roma.

Dopo il gesto di Luigi anche lei ha pensato di farla finita appena il cuore di Luigi ha smesso di battere. Come si fa a vivere dopo aver perso un figlio? Chi ti dà la forza per andare avanti? “Quando ho visto le mie figlie distrutte tanto da non stare in piedi, mi sono detta: devo farcela per loro. A salvarmi la vita, poi, è stato un libro dello psicologo Antonio Loperfido, col quale mi sono scambiata decine di mail che mi hanno aiutato moltissimo. Ho preso parti a gruppi di elaborazione del lutto che ha attivato la helpline “Lucy” attiva tutti i giorni h24 e dedicata specificatamente ai problemi di natura psicologica e psichiatrica di bambini e ragazzi.”

Si tratta di vere e proprie consulenze cliniche telefoniche per la prevenzione del suicidio, interventi psicologici basati sull’ascolto dei problema. 

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