Mafia, arrestato Antonello Nicosia dei Radicali Italiani. “Messina Denaro è il premier”. Faceva uscire i ‘pizzini’ dal carcere

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Si tratta di Antonello Nicosia, esponente dei Radicali italiani, il quale partecipava alle ispezioni in carcere di Pina Occhionero (ex Leu oggi Italia Viva, estranea all’indagine) e faceva uscire i messaggi dei boss. “È stato un incidente sul lavoro” diceva al telefono parlando del giudice Falcone.

Dunque, Nicosia era l’uomo di fiducia dei boss più vicini al superlatitante Matteo Messina Denaro. L’insospettabile collaboratore parlamentare, esponente dei Radicali Italiani, 48 anni, originario di Sciacca (Agrigento), è stato arrestato all’alba dai finanzieri del Gico di Palermo e dai carabinieri del Ros. “Associazione mafiosa” è l’accusa contestata nel fermo disposto dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Geri Ferrara e Francesca Dessì. Nicosia ha accompagnato la deputata Pina Occhionero (ex “Liberi e Uguali” di recente passata a “Italia Viva”) in alcune ispezioni all’interno delle carceri siciliane: durante quelle visite i boss avrebbero affidato all’assistente della parlamentare dei messaggi da recapitare all’esterno. La deputata non risulta indagata, lo spregiudicato collaboratore avrebbe agito a sua insaputa.

La doppia vita di Nicosia

In Tv parlava di legalità e diritti dei detenuti, ma in privato, a quanto pare, teneva tutt’altro comportamento. Le microspie lo hanno sorpreso mentre insultava il giudice Falcone: “È stato un incidente sul lavoro”, sbottava mentre arrivava all’aeroporto di Palermo, dedicato ai magistrati uccisi nel 1992: “All’aeroporto bisogna cambiare il nome… Non va bene Falcone e Borsellino… Perché dobbiamo arriminare (girare, ndr) sempre la stessa merda”. Messina Denaro lo chiamava invece “il primo ministro”. Le indagini hanno sorpreso Nicosia mentre partecipava a un summit con un fidato del superlatitante, nel febbraio scorso, a Porto Empedocle: parlavano di una somma di denaro da far arrivare a Messina Denaro.

 L’indagine

Dagli elementi dell’indagine viene fuori un uomo che si era lasciato alle spalle una condanna per traffico di droga e aveva iniziato a dedicarsi ai problemi delle carceri in Italia: Nicosia conduce un programma in Tv, “Mezz’ora d’aria”, è il direttore dell’Osservatorio internazionale dei diritti umani onlus ed è componente del Comitato nazionale dei Radicali italiani. E, a quanto pare, intratteneva rapporti con mafiosi di rango. Con uno in particolare: il capomafia di Sciacca, Accursio Dimino, 61 anni, imprenditore ittico ed ex professore di educazione fisica, da sempre legatissimo al superlatitante Messina Denaro: anche lui è stato arrestato nel blitz di questa notte. Con Dimino, Nicosia discuteva di organizzare l’omicidio di un imprenditore di Sciacca, per impossessarsi delle sue aziende.

Alla ricerca di Messina Denaro

Dimino, già condannato nel 1996, si scambiava pizzini con la primula rossa di Castelvetrano, un’altra condanna era arrivata nel 2008, tre anni fa poi la scarcerazione. Dimino, nonostante tutto, continuava a comandare, forte dei suoi contatti con la provincia di Trapani e con i “cugini” di Cosa nostra americana. Con Nicosia s’incontrava per pianificare sempre nuovi affari su cui adesso indaga la procura di Palermo. Affari anche americani: negli Usa, Nicosia andava di tanto in tanto. A breve, aveva previsto una nuova partenza per gli States, questa volta con il boss Dimino,  è il motivo per cui la procura ha fatto scattare il fermo d’urgenza.

 L’obiettivo principale di Nicosia era di tornare in carcere. Per veicolare altri messaggi riservati, accusano i magistrati di Palermo. “Quando entri con un deputato non è come quando entri con i Radicali – assicurava lui – chiudono la porta”. E così poteva agire indisturbato incontrando altri fedelissimi del superlatitante: discuteva di un progetto riguardante le carceri che sembra stare molto a cuore a Messina Denaro. Nicosia si aspettava un “ingente finanziamento” dal padrino, secondo gli inquirenti, “non ritenendo sufficienti i ringraziamenti che diceva aver ricevuto”.

 L’intercettazione: “È stato un incidente sul lavoro. E manco era magistrato quello lì”

 

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