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Può essere credibile che esista una commistione tra politica e mafia in una regione come l’Abruzzo?

 

Esiste la mafia in Abruzzo? Crediamo proprio di sì. Intendiamoci: noi non abbiamo prove o documenti da portare alla magistratura. Diciamo che la nostra è una sensazione basata su ‘tali’ fatti e testimonianze e che, in qualche modo, trova l’accordo anche del mondo politico abruzzese. Ma quando parliamo di mafia, intendendo qualsiasi forma di criminalità organizzata, qualcuno nel merito vuole sapere cosa intendiamo. Bene. Anzi, molto bene.

Parlando, ad esempio, degli appalti per la ricostruzione di L’Aquila, ci chiediamo se si sono annidate la famose Infiltrazioni in alcuni ambiti politici e imprenditoriali. Non bisogna essere dei sovversivi o degli anarchici rivoluzionari per porsi delle domande e per denunciare certe cose ma occorre solo un po’ di buon senso e di occhi aperti. Poi se a questo aggiungiamo anche un po’ di sana intelligenza e apertura mentale assolutamente non guastiamo il tutto.

Abbiamo indagato abbastanza proprio su questa questione e, comunque, lo abbiamo fatto a modo nostro. Partendo da una denuncia fatta da Forza Nuova davanti alla sede di un convegno a Pescara, dove hanno partecipato politici regionali e nazionali, siamo andati a chiedere proprio a loro se effettivamente nella nostra regione esiste la criminalità organizzata. E abbiamo cercato di farci dire soprattutto quali sono i mezzi che la politica ha a disposizione per evitare di essere ricettacolo, come già accaduto in questo ultimo ventennio, di personaggi a dir poco squallidi.

Anche se qualcuno usa belle parole, crediamo che l’interesse vero a voler fare qualcosa di buono e di serio sia, putroppo, pari a zero. Si è parlato addirittura di terza repubblica della quale i giovani sarebbero i protagonisti. Dovremmo crederci? Davanti a queste riflessioni, al massimo ce lo auguriamo. Ma in che modo le cose potrebbero davvero cambiare? Iniziando dalle banche? Sono proprio gli istituti di credito che dovrebbero smettere di speculare e di comprare azioni di società morte dal punto di vista imprenditoriale e innovativo, e tornare al ruolo per cui erano nate: prestare soldi a chi ha idee valide, voglia di fare e, questo lo aggiungiamo noi, voglia di cambiare orizzonte.

Ma la palla passa alla magistratura per il controllo del territorio e per evitare che ci siano infiltrazioni. La politica dovrebbe avere il ruolo di aiutare e sviluppare quei canali preferenziali per chi non ce la fa ad emergere. La nostra regione ce la farà? Non lo sappiamo, ma lo speriamo. Speriamo che le lobby non stiano sempre lì a ostacolare la libera iniziativa imprenditoriale e lo sviluppo di idee. Passando al concreto possiamo tranquillamente affermare che una delle lobby più disastrose per la nostra regione è quella dell’informazione: chi non sa non ha armi per lottare ed imporsi. Vi sembra che nel nostro territorio esista questo cosiddetto “quinto potere”? Non scherziamo per favore. Esistono solo una miriade di personaggi giornalistici che ogni mattina corrono da una conferenza stampa all’altra per santificare le gesta del politico di turno. A cosa serve tutto questo loro lavoro? A fargli accaparrare qualcosa dalle casse delle tv, oltre a quelle già destinate all’editoria dallo Stato. 
Il circolo è vizioso e accantona la coscienza sociale. 

Questo è solo uno degli aspetti e noi, con pazienza e costanza, cercheremo di affrontarli tutti.

di Antonio Del Furbo filmaker Luca Di Michele boomist Alberto Capo

 

 

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