Magistropoli: un Csm a pezzi

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Il vicepresidente del Csm, David Ermini, racchiude in queste parole il senso di una crisi istituzionale senza precedenti che ha scosso il Csm:“Una ferita profonda e dolorosa”, un “passaggio delicato” che richiede una reazione forte e immediata: o si riscatta “con i fatti il discredito che si è abbattuto su di noi o saremo perduti”.

Riflessioni che riguardano l’inchiesta di Perugia, in cui sono indagati Luca Palamara, e Stefano Rocco Fava, pm a Roma, e il togato dimissionario del Csm Luigi Spina. Oltre alla sua, c’erano altre quattro sedie vuote nell’aula Bachelet dove si è riunito un plenum straordinario convocato a seguito della bufera che ha travolto il Consiglio e l’interra magistratura italiana.

Due degli autosospesi sono Corrado Cartoni e Antonio Lepre, entrambi di Magistratura Indipendente, che avevano  preso parte a incontri con gli esponenti del Pd Luca Lotti e Cosimo Ferri per discutere della nomina del procuratore di Roma. E poi Gianluigi Morlini, di Unicost, e Paolo Criscuoli di Mi. Dall’assemblea di Palazzo dei Marescialli arriva un documento approvato all’unanimità da tutti i consiglieri, laici e togati, che si dicono “sgomenti e amareggiati” e denunciano comportamenti da cui “prendere con nettezza le distanze” richiamando la necessità di “un radicale percorso di autoriforma”.  

Di “un giorno cupo come pochi altri” per il Csm parla il togato di Autonomia &indipendenza Piercamilo Davigo, che esprime apprezzamento per la posizione unitaria su cui tutti i consiglieri si sono ritrovati facendo prevalere allo “spirito di appartenenza o di fazione” la “tutela dell’Istituzione”. Michele Ciambellini, di Unicost, invita il Consiglio a dare “una risposta seria energica senza ambiguità e a percorrere insieme una strada che riaffermi il prestigio dell’Istituzione”. Da Giuseppe Cascini, di Area, il paragone forte del momento “grave e drammatico” con i tempi dello scandalo della P2. 

Il laico M5S Fulvio Gigliotti si dice certo che il Csm “continuerà a mantenere quell’alto livello di garanzia e credibilità istituzionale” attraverso “il più attento rigore e la massima fermezza” nelle funzioni che tutti i componenti sono chiamati a esercitare. Ermini riflette anche sul tema delle nomine ai vertici degli uffici che devono essere “trasparenti”, compiute “fuori da logiche spartitorie”, e preservate dalle “degenerazioni correntizie” e dai “giochi di potere” che sono emersi dall’inchiesta dei pm perugini.  

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