Manganellate gratis in tempi di crisi

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In Italia una manifestazione europea diventa guerriglia urbana

Una manifestazione europea che altrove provoca qualche tafferuglio, da noi purtroppo veste l’abito sgualcito della guerriglia, scatenando  violenza, panico e polemiche.  Mercoledì scorso nelle strade della capitale si è assistito all’ennesimo meeting infelice tra forze dell’ordine e studenti. Alcune immagini e  riprese diffuse dai principali organi di informazione lasciano davvero poco da aggiungere ai commenti: si vedono chiaramente ragazzi in terra presi a calci e altri che ricevono delle manganellate in faccia. Ci sono molte testimonianze di gente comune che ha soccorso alcuni manifestanti scandalizzata dal comportamento di alcuni agenti.  Il pur stimabile ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha difeso i poliziotti perdendo un’occasione per dire qualcosa di più intelligente. Peraltro poco dopo le sue dichiarazioni è stato diffuso un video sul web in cui si notava il lancio di fumogeni  che sembravano partire addirittura dall’interno del Ministero della Giustizia. Le indagini dei carabinieri avrebbero accertato nelle ultime ore che il lancio sarebbe avvenuto dal basso, ma la sostanza muta di poco.  Che ci sia qualche imbecille nei cortei è fuori discussione, ma che questo diventi la scusa per pestare nel mucchio è inaccettabile e vergognoso. Qualche nostalgico ha tirato fuori  nuovamente Pasolini, ma insomma i tempi sono cambiati e dopo quanto accaduto alla Diaz francamente anche in modo netto.  Queste manifestazioni non possono diventare una valvola di sfogo di frustrazioni represse. Per questo fanno piacere le parole di un agente romano che ha confidato ad alcuni amici: “La prossima volta mollo casco e divisa e mi unisco a chi protesta”. Parlare degli scontri e soffermarsi  soltanto su questi aspetti fa inoltre scivolare in secondo piano, anzi finisce per oscurare  i motivi  più o meno condivisibili che hanno portato ragazzi di tante nazioni diverse ad esprimere il loro dissenso. Ed è questo che genera ancora più amarezza perché così si svilisce una voce importante, non si ascolta chi vive i problemi sulla propria pelle e non attraverso un vetro fumé. A loro verrebbe da dire: “Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”.

Ignazio Urtubia

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