Margherita De Bac, la giornalista autoproclamatasi scienziata.

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Giornalista o scienziata? Ricercatrice o editorialista? Non lo sappiamo. Certo è che la dottoressa De Bac diffonde notizie false. Quindi, probabilmente, non sarà giornalista.

Giornalista o scienziata? Ricercatrice o editorialista? Non lo sappiamo. Certo è che la dottoressa De Bac diffonde notizie false. Quindi, probabilmente, non sarà giornalista.

La signora, che scrive per il ‘Corriere della Sera’ e acerrima nemica del metodo ‘Stamina’, torna sull’argomento fornendo dati falsi. Qualche Ordine dei Giornalisti è intervenuto? Manco per niente cari amici. In un articolo sul ‘Corriere’ la De Bac sciorinava dati di una falsità imbarazzante: su 5 bimbi curati 2 sarebbero morti. «Per ora gli unici dati pubblicati a novembre 2012 su una rivista scientifica, Neromuscolar Disorders,  – scrive De Bac – non fanno ben sperare. Su 5 bambini trattati con cellule Stamina all’ospedale Burlo Garofalo di Trieste, ammalati di atrofia muscolare spinale, due sono morti. Gli altri hanno avuto bisogno di terapie di supporto per respirare ed essere alimentati. Anche Balduzzi (allora ministro della Salute ndr) potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi dell’avvio di uno studio scientifico rigoroso per sgombrare il campo da polemiche, appelli di ricercatori e personaggi di spettacolo e cultura, favorevoli o contrari alla posizione negativista del ministero che ha dichiarato quelle staminali di non comprovata efficacia se non addirittura pericolose». Nello stesso artcicolo De Bac quasi si compiace per “l’avvio di una manovra di accerchiamento per richiamare a precise regole Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation, che propone queste cure a base di staminali mesenchimali (prese dal midollo dei genitori)”. 

L’articolo scatena l’ira dei ‘pro-stamina’ e del dottor Marino Andolina. I pro-stamina informano la De Bac che “Le cellule citate sono state prodotte a Monza con una metodica DIVERSA da quella di Stamina Foundation, come viene specificato chiaramente l’articolo scientifico di Neuromuscolar Disorders (http://www.scienzainrete.it/files/studio_stamina.pdf). E come è stato più volte ribadito anche dal dr. Marino Andolina, di Stamina Foundation». E lo stesso Andolina scrive su facebook:”È aperta la caccia allo sciacallo. Tale De Bac reitera sul Corriere le menzogne che usa gettare su di noi; vari “esperti” che hanno visto una staminale solo in fotografia e non hanno mai visitato un nostro paziente continuano a dichiarare che la terapia Stamina non può funzionare. Dal ministro Lorenzin ci aspettiamo il peggio. Dopo l’evidenza di miglioramento certificata da esperti internazionali – continua Andolina – che hanno visitato davvero i nostri pazienti e hanno avuto il coraggio di metterci la faccia (grandi le Iene!), chiunque neghi che Celeste, Sebastian, Desiree ecc. siano chiaramente migliorati dovrebbe essere perseguito in ogni modo. Gli sciacalli, siano prezzolati o semplicemente cretini, vanno additati al pubblico disprezzo, il loro ruolo di esperti ridimensionato». Poi l’affondo contro la rivista americana ‘Nature’:”Che partano querele, contro chiunque si sia reso colpevole di diffamazione a mezzo stampa. Ormai mi domando – conclude il medico – se non ci sia un magistrato disposto ad indagare sulle morti ingiuste dei bambini cui è stata negata una cura, sulle pressioni indebite che hanno indotto l’ospedale di Brescia a sospedere una terapia concessa dal Decreto Turco del 2006 ed autorizzata preventivamente dall’AIFA». Per il momento nessuna procura pare sia intenzionata a aprire un’inchiesta per vederci chiaro. Per Angela Ronca, di pro-stamina la questione è chiara:”Per me ci sta una denuncia per associazione a delinquere, tutto il materiale andrebbe raccolto sotto un’unica maxi denuncia. Conflitti d’interesse, disimpegno volontario, denaro usato impropriamente a partire dai 500 mila euro versati all’avvocato degli ‘Spedali Civili’, solo come anticipo. Denaro pubblico usato per contrastare e rinviare cure ordinate dai giudici, prescritte da dottori (non come detto alla tv dalla Lorenzin). Qualcuno dovrebbe far capire alla ministro che tra non molto, non avrà più la posizione favorevole che compre oggi. Devono smetterla di agire come più gli conviene. E soprattutto devono pagare. E’ una rete criminale, e così va processata». In realtà un dossier di 60 pagine è stato presentato in una procura italiana (di cui non facciamo nome) da Stefano Moretti. Nell’atto vengono riportati nomi, cognomi e fatti che impedirebbero il riconoscimento del metodo Stamina come cura. 

Come mai la De Bac in un altro articolo sui tumori si pone la domanda:”perché separarli e non includerli in un unico elenco?” non si preoccupa di riconoscere una dignità ai malati di SMA che vogliono riappropriarsi del diritto alla libertà di cura? Sarebbe interessante sapere dalla signora De Bac il senso di un suo libro dal titolo:”Noi, quelli delle malattie rare” in cui racconta “Storie di vita, amore e coraggio” quando lei stessa non riconosce le stesse storie di vita, amore e coraggio dei malati di SMA e dei pro-stamina. Le storie reali valgono solo sui casi raccontati dalla De Bac? Crediamo, allora, che il percorso verso una civiltà moderna sia ancora lunga per l’Italia.

Antonio Del Furbo

 

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