Mario Giordano a Pescara: la Mafia Capitale tra Lazio e Abruzzo

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Il direttore del Tg4, Mario Giordano, a Pescara per presentare il suo libro, è stato un vero e proprio fiume in piena. Evidenziati i rapporti tra Cooperative finite nell’inchiesta di Mafia Capitale e che ora continuano a lavorare in Abruzzo. Grazie ai profughi.

Antonio Del Furbo – Alessandra Di Giuseppe

Il sabato pomeriggio è stato caldo. Molto caldo. E gli ingredienti c’erano tutti. C’era Giordano, appunto, e c’erano i consiglieri regionali di Forza Italia: Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri. Ad accendere la miccia, tanto per cambiare, Sospiri:

“Lo Stato quest’anno riverserà sull’Abruzzo oltre 3mila nuovi presunti profughi”. Tra questi:“solo il 2-3 per cento ha realmente diritto all’asilo politico, perché il resto sono migranti economici, sempre povera gente, ma non è detto che possiamo ospitarli tutti”.

A quel punto è scattato il primo applauso degno di un talk show.

L’atmosfera è diventata più rovente quando sono stati forniti i primi numeri sull’affaire profughi: 30milioni di euro, provenienti dallo Stato per mantenere i 3mila profughi. Una montagna enorme di soldi pubblici che arriveranno sull’Abruzzo come uno tsunami. Quindi il secondo dato che porta al secondo applauso della sala:

“In Abruzzo ci sono150mila persone in stato di assoluta povertà, gente che non inizia neanche il mese, che non ha neanche gli spiccioli per fare la spesa. Per questa gente abbiamo a disposizione solo16milioni di euro per assisterli”.

E i fatti parlano chiaro.

A Penne (Pe) esisteva una casa di riposo per anziani. Successivamente a sopralluoghi effettuati dai Nas è stata ordinata la chiusura di una parte dell’immobile. Risultato: la Asp sbatte fuori gli anziani trasferendoli a Guardiagrele e si tiene gli immigrati.

Il motivo? Potrebbe essere che i 30 presunti immigrati restano comodamente accolti perché lo stato versa alla Asp 50 euro al giorno per ognuno di loro.

Regione Abruzzo

E la Regione in tutto questo perché non dice una parola? Nel business, sempre per i casi della vita, c’ha messo lo zampino anche la Regione Abruzzo che sta rispondendo ai bandi delle prefetture. L’ente utilizzerà asili e case di riposo. D’altronde 50 euro a immigrato fanno pur comodo.

La Cascina Global Service”

Il fatto è che sull’emergenza profughi continuano a fare business anche chi, per ‘opportunità politica’, non dovrebbe farla. In Abruzzo, continuano a lavorare anche altre Cooperative che, all’epoca, furono raggiunte da un’interdittiva antimafia. Tra queste “La Cascina Global Service” che già nel 2012 lavorava in Abruzzo e che prese un contratto con l’Asl Lanciano-Vasto-Ortona “Negoziata senza previa pubblicazione del bando” per un importo di 156.654 euro. L’attività riguardava quella di “ausiliariato all’interno dei PP. OO. di Lanciano e Atessa. Il prefetto Gabrielli decise il commissariamento della rete di coop bianche che avevano manager coinvolti nel secondo capitolo di Mafia Capitale, con un decreto nominando amministratori straordinari Raffaele Ferrara e Antonino Ilacqua. 

 ‘O Sistema

Un sistema che fa arricchire le cooperative che hanno fatturazioni fino a 100mila euro e che rappresentano veri e propri sistemi di potere e di voti” ha tuonato il direttore del Tg4. Il riferimento, tra gli altri, è anche per la Cooperativa sociale Camelot (soc. coop. sociale S.r.l. onlus cooperativa) di Reggio Emilia che, per intenderci, nel 2014 ha ricevuto dal Comune:  

  in data 29/01/2014 P.G. 8043 l’importo di Euro 118.496,25
• in data 11/03/2014 P.G. 21843 l’importo di Euro 70.000
• in data 13/06/2014 P.G. 48896 l’importo di Euro 241.095,68

Numeri che fecero scattare un’interpellanza del Presidente del Gruppo Consiliare di Giustizia Onore Libertà, Francesco Rendine. Tra le richieste di Rendine ci fu quella di sapere in “base a quale legge, egli ha permesso che queste grosse somme venissero assegnate senza alcuna procedura di gara ad una specifica società a responsabilità limitata” e se il sindaco potesse escludere che gli unici che, a conti fatti, ottengano vantaggi reali da queste operazioni siano i soli soci della società cooperativa Camelot”.

La storia di ‘Sicilia Bedda’

A Salemi, in Sicilia, l’associazione Associazione Culturale “Sicilia Bedda”, esperta in tamburi e tamburelli, gestiscono pure i profughi. Che sono, in realtà, clandestini. Il prefetto, evidentemente, ha ritenuto il curriculum dell’associazione in linea con la gestione dei profughi. Eppure sul sito dell’associazione si legge che:

Si è interessato a tutto ciò che riguarda le tradizioni popolari siciliane” e che “Il gruppo si avvale di strumenti tipici del folklore siciliano come friscalettu, bummulu, maranzanu, tamburo, tamburello, mandolino oltre che di alcuni strumenti che pur essendo arrivati nella cultura siciliana nell’ultimo secolo, sono ormai parte fondamentale del folklore siciliano stesso (chitarra, fisarmonica e basso acustico)”.  

La storia di ‘Family’ e ‘New Family’

A Giuliano, in Campania, un idraulico che aveva una ditta dal nome “Family” e che fatturava 44 mila euro, ad un certo punto decide di buttarsi nel settore dei profughi. Fonda, quindi, una Ati (Associazione Temporanea d’Impresa) con una modella che chiama “New Family”. Tutti e due i soci, idraulico e modella, si presentano dal Prefetto che gli fornisce l’autorizzazione per gestire subito 460 immigrati.

Su che basi il prefetto ha fornito il ‘visto’ alla “New Family”? In base ai curriculum o all’esperienza? Non si capisce. Il fatto è che la società ora fattura fattura ora 5 milioni di euro. E come sono le condizioni degli immigrati nell’hotel Di Francia Park”?

“Sono sistemati in camerate adattate alle circostanze, con decine di letti, uno vicino all’altro. Lamentano condizioni  di vita precarie: Niente visite mediche, niente ricambi di vestiti, pasti immangiabili, bagni otturati e, soprattutto, niente “ticket money” (2,50 euro al giorno che la Prefettura passa ogni mese ai migranti)”. (Repubblica)

Poi, racconta il direttore, c’è il caso della Solaris in cui figura uno studente milanese nullatenente ma non si capisce chi c’è dietro di lui.

 Lady Finanza

La storia di “Lady Finanza”, ovvero di Giannina Puddu, è un’altra storia da leccarsi i baffi. Da quarant’anni la donna lavora a Milano e ha respirato anche la Milano da bere al punto da diventare presidente di Assofinance. Il fiuto imprenditoriale lo ha portata a costruire una palazzina a Chieve (Cremona). Ma il fiuto non è stato buono visto che della palazzina è riuscita a vendere solo due appartamenti. La Lady non si è scoraggiata e ha fondato una società chiamata Garbata Accoglienza”. Esattamente dodici giorni dopo la Prefettura la ritiene adatta a gestire “la drammatica emergenza dei profughi”. All’istante li piazza nella palazzina vuota. Alle due famiglie che avevano comprato i due appartamenti nel palazzo che si erano lamentati per la sporcizia e i rumori, il Prefetto ha risposto di cercarsi un’altra casa.

“A me un albergatore chiese – dice Giordano – che differenza fa se negli alberghi ci fossero immigrati o turisti tedeschi. Io gli risposi che la differenza è sostanziale: l’immigrato lo paghiamo noi, il turista tedesco si paga le vacanze e porta soldi in Italia”. Poi aggiunge:”sono molto preoccupato perché questa invasione avviene in un momento in cui siamo in guerra. Una guerra che si chiama terrorismo islamico. Ci vergogniamo di tutto, del presepe, dei monumenti, della nostra storia. Sono proeccupato perché Forbes (rivista statunitense di economia e finanza) ha inserito nella classifica dei 50 leader più influenti al mondo anche il sindaco di Riace che ha dato un paese in mano agli immigrati. È quella, in sostanza, la via maestra che si vuole perseguire”.

Insomma per il direttore del Tg4:

“Il business degli immigrati rende più della droga, lo dicevano quelli di Mafia Capitale ed è vero. E parliamo di un business che determina l’invasione continua del nostro paese, un’invasione che non si risolve perché c’è troppa gente che ci guadagna sopra e in questo modo ci stiamo facendo portare via il Paese”.

E la Commissione d’inchiesta parlamentare che dovrebbe indagare sugli abusi dell’accoglienza e l’Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, cosa fanno? Hanno intanto acquistato il libro di Mario Giordano ed è già un ottimo passo. 

Eta Beta replica al nostro articolo

“Preme evidenziare che la Cooperativa sociale Eta Beta, nelle persone del legale rappresentante, dei soci e dei propri responsabili delle strutture non è mai stata oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica di Roma, né tantomeno è mai stata indagata o imputata nel procedimento c.d. “Mafia capitale” (sic), né gli stessi soggetti facenti parte della Cooperativa sono mai stati sentiti nell’ambito del medesimo procedimento”.

A riferirlo è l’avvocato Daniele Fabi, legale rappresentante della realtà romana che si occupa di accoglienza di immigrati anche a Montesilvano.

All’interno di questo articolo avevamo scritto che:“la cooperativa Eta Betaera finita nel mirino degli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta Roma Capitale”. Definendo ‘ambito’ ci riferivamo alla comunicazione firmata dal Prefetto Gabrielli in cui scriveva:

“Dalla lettura dell’ordinanza del 29/05/2015 e dalle intercettazioni riportate nella stessa si evince che Salvatore Buzzi ‘riferendo di aver parlato con Roman, Gabriella ed Eta Beta, che erano tutti a posto, sottolineava che avrebbe cercato di contattare…Gli spiegava poi che l’unica soluzione consisteva nel fare in modo che la gara andasse deserta…”. 

Buzzi parla di Eta Beta ma che non ci sono stati contatti tra di loro.

 

Non abbiamo sostenuto che la Eta Beta fosse finita nell’inchiesta della Procura ma bensì citata nella lettera del Prefetto. Tant’è che, come abbiamo riportato, la Eta Beta ha gestito l’arrivo di 60 profughi a Montesilvano (Pe) perché regolarmente autorizzata dalla prefettura di Pescara”.

Pertanto, al fine di non lasciare spazi a dubbi, abbiamo integrato l’articolo sia con le dichiarazioni dell’avvocato sia con un nostro chiarimento.

 

 

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