Mauro Spinelli:”Non conto nulla. Spaccio per sopravvivenza”

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Appare quasi come una persona comune l’uomo della famiglia più potente d’Abruzzo e che tiene, da decenni, sotto scacco l’intera città di Pescara. Mauro Spinelli, capo dell’omonima famiglia di origini rom, si sente un uomo “con le spalle al muro” perché la società lo ha escluso.



“Io non sono importante, io sono una nullità” ha ribadito a Daniele Piervincenzi, il giornalista aggredito proprio a Rancitelli (Pe). “Spinelli, come Spada a Ostia, come Casamonica a Roma sono delle organizzazione famigliari chiuse che apprendono le sembianze di un clan” incalza Piervincenzi con un faccia a faccia con l’uomo. E Spinelli conferma:“È ovvio che ci dobbiamo comportare così, perché se noi veniamo a parlare con voi ci discriminate, prima ancora di parlare, prima ancora di agire.” Poi aggiunge:“Io vado cercando lavoro, ho tre licenze e se vado a chiedere lavoro e sentono Spinelli nessuno mi da lavoro.

“Mi sono stufato di fare lo zingaro” conclude Spinelli. “Noi siamo italiani, io mi reputo italiano e non sono più un rom perché nel momento in cui mi sono svestito, nel momento che ho scuola, nel momento che parlo italiano io sono italiano. Il reato non lo fa solo lo zingaro ma lo può fare chiunque”. E quando gli si fa notare che a Rancitelli c’è violenza e spaccio Spinelli precisa:“La violenza è quando ti vengo a uccidere, ti prendo a cazzotti quella è violenza. Ma se tu vieni e ti vendo un quartino (eroina), sì, è sempre un reato brutto ma lo fanno tutti”. Dunque, per Mauro Spinelli, una piazza di spaccio che serve per “sopravvivere e non per arricchirsi”. 

Mauro Spinelli fu arrestato dai carabinieri a Rancitelli con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. I militari che lo fermarono per un controllo furono aggrediti verbalmente e, dopo una perquisizione personale e della vettura, trovarono nel vano della ruota di scorta 30 grammi di cocaina suddivisa in tre sacchetti.

Sarebbe forse il caso, anche e soprattutto dopo le nuova relazione della Dia in cui si dice che in Abruzzo c’è uno “strutturale radicamento da parte dei sodalizi mafiosi”, che la politica prendesse qualche provvedimento in più. Perché, ad esempio, la Regione che ha competenza sulle case di Rancitelli essendo proprietà dello Stato, non sfratta i pregiudicati?

È bene ricordare che sempre la Dia ha messo in evidenza nel rapporto che in regione è alta la “presenza di soggetti riconducibili alla cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti di Africo (Reggio Calabria) e del gruppo Ferrazzo di Mesoraca (Crotone), mentre non si registra la presenza stanziale di organizzazioni camorristiche”.

Sul territorio, inoltre, “confluiscono anche ingenti quantitativi di stupefacenti, importati dalla Campania e rivenduti, prevalentemente, in provincia di Pescara, nelle numerose località turistiche che si affacciano sulla costa, e nel Teramano”. Nello specifico, alcuni gruppi di etnia rom sono risultati attivi nei reati contro il patrimonio e nei traffici di droga, specie, manco a dirlo, nelle aree costiere della provincia di Pescara e Teramo.

E la politica dorme. Come sempre.

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