Mercatone Uno: 1800 dipendenti ancora senza futuro. Arriva la proposta del “Pronto Soccorso Aziendale”

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La situazione per i lavoratori del Mercatone Uno di Sambuceto (Ch) rimane drammatica. A tre mesi dall’abbassamento delle serrande del colosso della grande distribuzione di mobili nulla è cambiato.

I 55 punti vendita del marchio ancora oggi sono chiusi. Tra questi anche quelli abruzzesi che ha lasciato a casa un totale di 1800 dipendenti, compresi i circa 100 dei negozi di Pineto e Colonnella. Dipendenti che quella mattina si sono recati normalmente al lavoro trovando chiusi centri commerciali e magazzini.

Al centro della decisione la Shernon Holding srl dichiarata fallita il giorno prima da una sentenza del Tribunale di Milano lo scorso 23 maggio.

La società ad agosto 2018 aveva rilevato i 55 punti vendita, la struttura amministrativa di Imola  e la piattaforma logistica di San Giorgio di Piano (Bologna) della catena di arredamento Mercatone Uno, con l’impegno a conservare tutti i posti di lavoro.

La Shernon Holding è stata fondata da Valdero Rigoni (ceo) e Michael Tahlmann e controllata al 100% dalla società maltese Star Alliance Ltd. Dopo alcuni mesi, ad aprile 2019, le cose iniziano ad andare male al punto che la Shernon Holding chiede il concordato in bianco. Mercatone era in amministrazione controllata dal 2015, schiacciata da 400 milioni di debiti e nell’aprile 2017 aveva ceduto la catena di gioiellerie accessibili È oro al Gruppo Stroili, che a sua volta faceva capo al gruppo francese Thom Europe.

L’ingresso della nuova proprietà

L’obiettivo spiegò in una nota la Shernon Holding era quello di “salvaguardare l’operatività e la continuità aziendale, preservando il patrimonio della società, e superare una temporanea situazione di difficoltà finanziaria”. Infatti la stessa società dichiarò di essere in trattativa con nuovi soci e investitori interessati all’ingresso in società, che richiedevano tempistiche non conciliabili con la tensione finanziaria in essere, ragion per cui fu necessario chiedere il concordato con riserva.

“Dopo quasi nove mesi di attività e di due-diligence ci è chiaro che vanno rivisti dalle fondamenta tutti i principali equilibri e assetti aziendali, per riqualificare, attualizzare e rendere nuovamente e realmente competitiva una realtà che tutt’oggi rappresenta un marchio storico della GDO italiana”,commentò il ceo Rigoni,  che aggiunse: “L’obiettivo non è uscire dal mercato, ma anzi, ripartire più forti. Affronteremo fin da subito la situazione con estrema determinazione”.

Gli obiettivi

Il piano crescita di Shernon Holding era quello di raddoppiare il fatturato in 4 anni, portandolo a 500 milioni di euro al 2022, grazie a 25 milioni di euro di investimenti tra acquisizione e successivo supporto allo sviluppo. Le leve della crescita indicate in una nota diffusa lo scorso novembre erano: refitting dei punti vendita e potenziamento delle vendite online, preservando la tradizionale convenienza dei prodotti e all’insegna dell’omnicanalità.

La scelta

Shernon Holding era stata scelta per rilevare gli asset di Mercatone Uno dopo tre bandi di vendita andati deserti dai tre commissari nominati nel 2015 dal Ministero dello Sviluppo Economico al termine dell’amministrazione straordinaria: Stefano Coen, Ermanno Sgaravato e Vincenzo Tassinari. Shernon aveva rilevando i punti vendita aveva promesso il raddoppio del fatturato in 4 anni, portandolo a 500 milioni di euro al 2022, grazie a 25 milioni di euro di investimenti tra acquisizione e successivo supporto allo sviluppo.

La sorpresa

I vertici di Shernon e i sindacati si incontrarono al Ministero dello Sviluppo Economico senza che fosse presentato un piano di rilanci. A sorpresa, si scoprì che Shernon era stata dichiarata fallita, schiacciata da 90 milioni di euro di debiti accumulati in soli 9 mesi. Il commissario giudiziale Marco Russo, ricostruendo la faccenda, disse che la società omise il pagamento degli oneri previdenziali per oltre 8,7 milioni, non rimborsò i creditori per 60 milioni e non onorò neanche le pendenze con l’amministrazione straordinaria dopo aver corrisposto solo 10 dei 25 milioni pattuiti, frutto della vendita del magazzino a una società americana per 18 milioni. Si configurò, dunque, anche l’ipotesi di bancarotta fraudolenta per gli amministratori della Shernon Holding. Rigoni si era detto sicuro di poter trovare un socio per ricapitalizzarla. Un fondo spagnolo aveva fatto una due diligence, ma non era andato oltre.

Il fallimento

Dopo la dichiarazione di fallimento, nella notte tra venerdì 23 e sabato 24 maggio, Shernon Holding comunicò ai 1860 dipendenti di Mercatone Uno di non presentarsi più al lavoro via WhatsApp e Facebook, mentre i clienti che dovevano ritirare della merce o avevano versato acconti per migliaia di euro trovarono i negozi chiusi. I 500 fornitori, che vantano crediti non riscossi per circa 250 milioni di euro, si sono riuniti nell’Associazione Fornitori Mercatone Uno perché a rischio sopravvivenza a causa dei mancati pagamenti.

“La crescita zero e il numero di aziende che continuano a chiudere, siamo oggi proprio davanti ad un simbolo drammatico anche in Abruzzo, certo non danno ragione ad un governo che con i NO ideologici continua a tenere ferma l’Italia” ha detto il coordinatore provinciale di Chieti di Fdi, Antonio Tavani in occasione di un flash-mob davanti all’azienda. “La crisi non va in vacanza” è il motto scelto per l’evento che si è svolto in contemporanea su tutto il territorio nazionale, a partire da Roma dove la leader di partito Giorgia Meloni ha manifestato davanti il Ministero dello Sviluppo Economico. Una questione che sarà al centro di Atreju, la festa del partito di Fdi, il prossimo settembre. Tra le proposte di Fratelli d’Italia, figura la creazione del “Pronto Soccorso Aziendale”: una nuova Struttura per la crisi d’impresa gestita da un coordinamento stabile tra Mise, Regione, associazioni di impresa e sindacati, atto a gestire le emergenze e prevenire le crisi, utilizzando appieno i fondi europei e gli altri strumenti finanziari di cui spesso gli attori, anche pubblici, non sono a conoscenza. Un sistema che consentirebbe di arrivare in tempo, prima che i danni aziendali ed occupazionali diventino irrecuperabili.

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