Ministra Boschi a Pescara: tra giornalisti, sbirri e quaquaraquà sminuita la sua presenza

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La ministra, dunque, è approdata in Abruzzo per la seconda volta. Se tanto mi dà tanto Maria Elena ha deciso di farsi del male. Soprattutto politicamente.

di Antonio Del Furbo

Lo ammetto, sabato sono andato nella sala consiliare del Comune di Pescara solo per ascoltare le parole del ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi. Sono andato nonostante sapessi quello che mi aspettava.

Ho cercato per tutto il pomeriggio di disinnescare l’ansia positiva generata dalla visione del ministro e l’ansia negativa generata dalle facce che applaudivano la ministra. C’erano quasi tutti, lì, seduti in prima fila con le facce di “quelli che ne sanno sempre più di tutti” e del popolo proletario e finto borghese. C’erano portaborse (i soliti), amici, compagni, ex compagni, trombati, ex trombati, stipendiati con soldi pubblici. E c’erano, soprattutto, quelli che “il pensiero unico senza se e senza ma” che credono nel partito di lotta e di governo. Ancora. Nel 2016.

Il tema delle riforme però mi appassiona troppo e dato che non formo la mia opinione sugli “offensisti” di professione alla Travaglio, leggo, studio, m’informo e partecipo. Cerco di stare lontano, in sostanza, dalle fonti d’inquinamento del libero pensiero.

La questione, però, è che per circa un’ora mi sono dovuto sorbire gli interventi dell’apparato locale del Pd quelli, per intenderci, che si sono elevati a grandi costituzionalisti e che hanno ritenuto ghiotta l’occasione di avanzare le loro teorie davanti alla ministra.

“La riforma ha un obiettivo chiaro: semplificare il nostro modello istituzionale, favorire la decisione pubblica e quindi la governabilità, dare una preziosa continuità tra voto dei cittadini, scelta di governo e di leadership, governi di legislatura, giudizio periodico degli elettori sulle cose fatte e quelle non fatte”. Le parole di fuoco del sindaco Marco Alessandrini rimbombano nella sala. Ma la noia mi assale.

Durante l’intervento del primo cittadino, per fortuna, vicino al mio gomito ha fatto capolino il vice sindaco del Comune di Pescara, Enzo Del Vecchio. Tra un saluto e l’altro, mister Del Vecchio si è beccato un richiamo dal servizio d’ordine della Boschi:”Cortesemente, questo spazio (via di fuga) deve essere lasciato libero”. Del Vecchio, da rappresentante delle istituzioni, ha prontamente risposto:”mica siamo in uno stato di polizia?”. E giù di risate. Le mie.

A tirarmi su, come se fosse a conoscenza del mio disagio, ci pensa in un istante il segretario regionale del Partito Democratico,  Marco Rapino

“La politica con il sì al referendum darà una risposta anche alle stragi avvenute in questi mesi” tuona il rampollo piddino, giovane di età ma un pochino stanco e vecchio nell’apparenza che dopo aver interconnesso il referendum alle stragi si lancia nel vuoto schiantandosi a terra. Di faccia.

“Lavoreremo per la vittoria del Sì, organizzeremo banchetti per tutta l’estate. E non andremo al mare”.

Mi guardo intorno per vedere per scorgere risate. Ma, almeno tra le forze dell’ordine, in cui ero gomito a gomito, nessuno si è fatto scappare una risata. Rapino non va al mare non perché deve lavorare nei gazebo referendari ma perché il mare è inquinato. Avrei alzato il dito per sottolinearlo più che altro per la Boschi che guardava il segretario regionale quasi estasiata per questo impegno.

Nel frattempo alcuni giornalisti chiedono all’addetto stampa della Boschi di poter fare un’intervista e la risposta è:”mi raccomando, nessuna domanda che non riguardi il Referendum altrimenti la prendo e la porto via”. Secca la risposta di un giornalista:”Allora cosa ci chiamate a fare, solo per raccontare la passerella del ministro?”.

Finalmente Rapino si siede e prende la parola, lui, sempre lui, solo lui: Luciano D’Alfonso. Nonostante avessi indossato le cuffie con traduttore simultaneo “dalfonsesco-italiano” ho capito ben poco dell’intervento. E riporterò alcune frasi che, sicuramente, diventeranno celebri.

“Grazie a Maria Elena”. (E ti pareva che non gli dava del tu al ministro?)

“Noi dobbiamo organizzare un imparruccamento della volontà di ideologgizzare”

“Il nome della Riforma porta giustamente il nome della Boschi”

“Bisogna superare il bicameralismo che significa liturgia”

“Sono stato in Israele per capire come funziona il ciclo idrico”

È stato assunto a dimensione valoriale la riduzione dei parlamentari”

“Il testo è pronto ed è al 91esimo minuto”

“La partecipazione popolare non è solo diritto di ululato”

“Il ministro Boschi non sa perché uso questi termini”

“La Riforma Cotituzionale non si può strapazzare il dibattito tra buoni e cattivi per ragioni di parte per fare più uno al voto”.

“Vi dovete scaglionare in tutta Italia”

 

La Boschi, finalmente, prende la parola.

“Siamo qui tutt’insieme a parlare di riforme  ed è il segno che non è una riforma che riguarda i politici ma bensì il futuro dell’Italia”.

“La cosa più bella è che dopo due anni di nottate in parlamento, 83milioni emendamenti delle opposizioni, 5600 votazione, 4500 interventi dei parlamentari, siamo al giorno uno perché è tutto nelle mani dei cittadini”.

Quando sento dire che abbiamo cambiato la prima parte della Costituzione io non ci sto, perché non è vero. I principi fondamentali non sono toccati”.

“Noi vogliamo cambiare la seconda parte della Costituzione, quella che regola il funzionamento del Governo per rendere più sentiti quei valori scritti nella prima parte della Costituzione”.

“Già i costituenti avevano in mente di cambiare la seconda parte della Costituzione”

“Questo non è un attentato alla Costituzione”

“Questa è una riforma per fare altre riforme per rispondere ai bisogni di imprese, cittadini”

“Abbiamo bisogno di stabilita, semplicità ed efficienza”.

Dunque?

1) Dunque la Riforma vuole l’abolizione del bicameralismo paritario superando la “navetta” delle leggi tra Camera e Senato.

2) Solo la Camera concederà la fiducia al governo. Il Senato, invece, svolgerà la funzione di camera di compensazione tra  Stato e Regioni.

3) Diminuiranno i costi della politica. I parlamentari caleranno e i sentori passeranno da 315 a 100. In più, le indennità scenderanno notevolmente. Sparirà anche il Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro (Cnel).

4) Aumenteranno gli strumenti per l’esercizio della democrazia diretta. Verrà introdotto il referendum propositivo e il quorum terrà conto dell’astensionismo.

5) Il premio di maggioranza alla lista, e non alla coalizione, eviterà il formarsi di gruppi eterogenei.

6) Verrà introdotta una limitazione del ricorso ai decreti legge

7) Il tema dei trasporti e dell’energia torneranno di competenza legislativa dello Stato.

8) La Riforma prevede una drastica riduzione del contenzioso Stato-Regioni davanti alla Corte costituzionale

9) La vittoria del Sì non produrrà nessuna deriva autoritaria. La Costituzione continuerà a garantire pesi e contrappesi

10) La vittoria del Sì rafforzerà la democrazia partecipativa e di un governo che decide.


Tutto bene e tutto chiaro? Parrebbe di sì. Peccato per la poca affluenza. Ma questo è colpa del Pd Abruzzo che non ha pubblicizzato l’evento in maniera adeguata. Sarà forse che gli intoccabili e presuntuosi rappresentanti regionali siano ancora gonfi del risultato delle regionali? Può essere. Facile vincere con un centrodestra inesistente e un Movimento 5 stelle che candida persone (non tutte) che passano per caso. E menomale che in sala ci stavano una cinquantina di persone delle forze dell’ordine tra carabinieri, poliziotti e digos.

 

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