Nature ancora contro Stamina, Andolina:”il 90% del costo del trattamento dei pazienti in ospedale di Brescia è coperto da Stamina”

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La rivista scientifica torna con un nuovo affondo contro il metodo del professor Vannoni. Un fuoco incrociato che raccoglie tutti gli accorgimenti della tecnica giornalistica.

Scrive Nature:”Dalla sua nascita nel 2009, la Fondazione Stamina, un’organizzazione privata italiana, sostiene che le cellule staminali raccolte dal midollo osseo umano possono essere trasformate in cellule neurali da esposizione ad acido retinoico, una molecola importante nello sviluppo embrionale”. E aggiunge:”Il fondatore di Stamina, Davide Vannoni, che non è né uno scienziato né un medico, sostiene che le iniezioni di queste cellule possono trattare malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson, la distrofia muscolare e l’atrofia muscolare spinale”.

Nature parla di peer-review” e cioè della procedura seguita dalla comunità scientifica per proporre progetti di ricerca specifica “effettuata attraverso una valutazione eseguita da specialisti del settore per verificarne l’idoneità alla pubblicazione scientifica su riviste specializzate o, nel caso di progetti, al finanziamento degli stessi”. Il professore di Stamina Foundation “non è stato scelto da nessuna comunità scientifica” puntualizza la rivista inglese.

Il settimanale riferisce che un numero elevato di “funzionari governativi” hanno scoperto che i protocolli di preparazione per le cellule di Stamina sono “errate e che le prove che i trattamenti funzionino mancano”. L’autore dell’articolo riporta le dichiarazioni di Paolo Bianco e Michele De Luca, gli specialisti che si sono sempre opposti al metodo:La nostra più recente vittoria è arrivata il 28 maggio, con una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo il quale chiarisce che i pazienti non hanno il diritto di ricevere terapie per le quali non esiste alcuna prova scientifica”. Ma i due medici si dicono pronti a dichiarare guerra al numero due di Stamina, Marino Andolina,  per via della sua nomina a commissario ad acta dell’ospedale pubblico di Brescia in base ad una sentenza del tribunale di Pesaro che lo ha autorizzato al trattamento Stamina presso gli Spedali Civili di Brescia. 

 

I due medici parlano di “pseudoscienza” che sfrutta la “vulnerabilità dei malati”. Al coro si unisce anche la senatrice Elena Cattaneo che parla di “pericolosissimo inganno”. E racconta:”abbiamo iniziato a scrutare i siti web e le pagine di Facebook scoprendo che la Medestea, società che si occupa di ricerca farmaceutica, era stata multata per pubblicità ingannevole per gli integratori alimentari”. Vannoni, sempre secondo la rivista inglese, “avrebbe cercato funzionari del governo e membri del parlamento al fine di esentare dalle verifiche i protocolli di Stamina. Abbiamo scoperto che le domande di brevetto di Stamina erano state respinte perché l’ufficio brevetti statunitense ha scoperto che mancava specificità, affermando in parte che era improbabile che le cellule raccolte potrebbero essere indotti a formare tipi desiderati nelle condizioni descritte”. 

 

La Cattaneo osserva:”un comitato scientifico nominato dal ministro della salute in Italia ha trovato, tra le altre carenze, che il metodo comprendeva tecniche difettose per valutare l’identità delle cellule e mancava schermi di base per agenti patogeni”. Peccato però che lo stesso comitato è stato giudicato dal tribunale “influenzato” contro Stamina. La senatrice parla poi di intimidazioni e lettere minatorie ricevute.

La replica di Marino Andolina arriva a stretto giro:”Mi dispiace vedere che una rivista importante come Nature è diventata fonte di false informazioni. Ricordo un articolo di qualche tempo fa in cui si parlava della morte di due bambini malati di SMA1 dopo l’iniezione di cellule staminali. La signora Allison Abate ha scritto che sono morti “dopo” il trattamento con le cellule somministrate secondo il protocollo Stamina. La verità è che questi bambini sono morti con un trattamento di cellule prodotte con un metodo diverso in un laboratorio GMP autorizzato dall’Agenzia italiana per i farmaci (AIFA)”.

 

Aggiunge il vice presidente di Stamina Foundation:”Il Ministero della Salute italiano ha emesso un comunicato stampa (n. 173/2012), in cui si afferma che le nostre cellule sono ‘cellule staminali pronte per qualsiasi scopo terapeutico’. Ogni lotto di cellule staminali manipolate secondo il protocollo Stamina subisce due settimane di saggi sulla qualità e della sicurezza nel laboratorio di Brescia. Questo dato è ben conosciuto dal nostro Ministero e ogni autorità di controllo. Si certifica che nessun paziente ha subito gli effetti indesiderati dopo 200 iniezioni. È una vergogna nazionale che risultati ottenuti dalle cure sono negati da una ‘comunità scientifica’ che non ha mai controllato i pazienti né letto i documenti registrati in diversi ospedali pubblici”. 

Andolina ricorda che:”i maggiori esperti italiani e americani hanno assistito ai miglioramenti firmando certificati. Il Prof. Cattaneo (che non è un medico) ha affermato più volte che alcuni miglioramenti sono possibili in un bambino con SMA1 anche senza trattamento. Qualsiasi esperto in questa malattia sa che il peggioramento delle capacità motorie, a causa della progressiva morte dei motoneuroni, è ‘lineare’. È triste ricordare che il Prof. Ferrari (Houston), ex presidente del Comitato Ministero che avrebbe controllato processo del Ministero sul metodo Stamina, è stato licenziato perché ha osato dire che desiderava visitare, prima di tutto, i bambini sottoposti a questo protocollo nell’ospedale di Brescia (uso compassionevole, come consentito da due leggi italiane)”.

Falsa informazione, secondo Andolina, viene fatta anche sui costi delle cure di Brescia:”il 90% del costo del trattamento dei pazienti in ospedale di Brescia è coperto da Stamina. Paghiamo per lo stipendio del biologo, la maggior parte del materiale di laboratorio: circa 5000 euro a paziente. Il costo per l’ospedale (al momento circa un milione di euro!) È principalmente per il pagamento di un avvocato che cerca di fermare i trattamenti imposti da 180 giudici”.

Antonio Del Furbo 

 

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