Autovelox: quando il prefetto di Chieti richiamava sindaci e vigili al rispetto della legge

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Sindaci e municipale pretendono dai cittadini, in particolare dagli automobilisti, il rispetto delle regole ma, a quanto pare, la loro condotta non è stata sempre cristallina.

di Antonio Del Furbo

E a dirlo non proprio un cittadino comune ma bensì un Prefetto, tale Fulvio Rocco de Marinis. È interessante rispolverare un documento a firma dell'allora Prefetto di Chieti in cui veniva fatto un sonoro richiamo agli enti comunali.

"Giungono a questa Prefettura" scriveva de Marinis a gennaio 2014 "numerose segnalazioni circa casi di mancato rispetto, da parte delle Forze di Polizia che effettuano rilevamenti della velocità mediante apposite apparecchiature di controllo, della preventiva segnalazione e visibilità delle postazioni."

De Marinis precisava:

"In proposito, pervengono spesso lamentele da parte di utenti che trasmettono foto dalle quali si evince il posizionamento dell'apparecchiatura c.d. autovelox sul ciglio della strada apparentemente 'abbandonata' e solo quando si arriva in corrispondenza della postazione viene notata l'autovettura del comando di polizia municipale occultata sino a quel momento alla vista dell'utente: altri trasmettono fotografie di persone all'apparenza civili al limitare di una confluenza stradale e solo giunti in corrispondenza della stessa viene notata l'apparecchiatura, generando in definitiva il convincimento che gli enti usino le apparecchiature non tanto quale mezzo di prevenzione delle violazioni alle norme di circolazione stradale bensì quale strumento per generare utili per le amministrazioni interessate."

Una questione molto grave visto che un Prefetto dovette ricordare a organi dello Stato, di rispettare una Direttiva del Ministro dell'Interno e di una Circolare prefettizia.

"Si ribadisce che le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità" proseguiva de Marinis "ai sensi dell'art. 142, comma 6 bis del Codice della Strada, devono essere preventivamente segnalate e ben visibili. La segnalazione deve avvenire mediante cartelli o dispositivi di segnalazione luminosi, collocati in condizione di sicurezza ed in modo da consentirne il tempestivo  avvistamento da parte degli utenti in transito, nonché la tutela dell'incolumità degli operatori di Polizia".

Infine la precisazione sulla collocazione dei dispositivi:

"Le postazioni mobili devono essere sempre ben visibili, incrementando tale visibilità con l'utilizzo di autoveicoli di servizio con colori istituzionali ovvero collocando, sul medesimo veicolo o in corrispondenza di esso, un segnale di indicazione dell'organo operante conforme a quello riprodotto dall'art. 125 del Regolamento di Esecuzione, ovvero facendo uso di un dispositivo supplementare a luce lampeggiante blu di tipo mobile. L'impiego di tali apparecchiature è riservato esclusivamente al personale dei corpi e dei servizi di polizia locale".

Insomma, nonostante Ministero dell'Interno e Prefetto emanavano regole chiare sull'utilizzo degli autovelox, pezzi dello Stato non rispettavano quelle direttive.

Tra i Comuni che facevano finta di nulla c'erano Guardiagrele e San Martino sulla Marrucina, entrambi in provincia di Chieti. Tante furono le proteste, ad esempio, dell'auto imboscata della municipale di Guardiagrele sulla strada provinciale S.P.538 Marrucina, al Km.24+300.

A San Martino sulla Marrucina, come più volte denunciammo attraverso degli articoli, la situazione era più o meno la stessa. L'autovelox non era visibile e il vigile era imboscato all'ombra di un grosso albero.

Molti automobilisti scrissero al Prefetto e denunciarono queste situazioni. Non solo: ci furono automobilisti che presero la situazione di petto e portarono davanti al tribunale il Comune di San Martino.

"Dopo aver ricevuto una multa per qualche chilometro in più" ci raccontò un nostro lettore:"ho fatto ricorso assistito da un legale. È diventata una questione di principio. Il Giudice mi ha dato ragione annullando la multa. Tante sono state le multe annullate dal Giudice"

E in effetti il sindaco di San Martino sulla Marrucina, con ben trenta sentenze, fu messo ko dai giudici che gli annullarono le multe. Precisamente due giudici di pace con conferma in appello dal tribunale, diedero ragione agli automobilisti tartassati. 

I giudici Di Renzo e Settevendemie, in sintesi, dissero che la contestazione dell’infrazione al codice stradale doveva essere contestuale, ovvero la pattuglia dei vigili urbani avrebbe dovuto fermare l’auto e multare il conducente immediatamente dopo la foto scattata dall’autovelox.

Insomma, la stessa cosa che dicevamo noi da mesi. I magistrati specificarono nelle sentenze che la norma, appunto, valeva per le strade comunali oppure extraurbane secondarie, che non rientravano nell'elenco predisposto dal prefetto.

Ma c'era di più. Il Comune di San Martino sulla Marrucina aveva posizionato i velox sulla Statale 81 al chilometro 164 mentre "il prefetto ha consentito l’installazione dei dispositivi di controllo della velocità dal km 132 al 136 e dal 144 al 149", si leggeva su una delle 30 sentenze.

Non contento, il sindaco di San Martino ricorse in Appello il giudice non solo confermò la sentenza precedente ma rincarò la dose: condannò il sindaco a pagare le spese di lite, compensate in primo grado ma lievitate a oltre 500 euro a carico del Comune per ciascuna multa annullata in appello.

E oggi la situazione è cambiata? A quanto pare no. Le contestazioni immediate sulle strade non vengono ancora effettuate e, come ordinava il prefetto, la collocazione "sul medesimo veicolo o in corrispondenza di esso, di un segnale di indicazione dell'organo operante conforme a quello riprodotto dall'art. 125 del Regolamento di Esecuzione" non viene rispettato.

Solo ieri abbiamo documentato come i vigili di Guardiagrele non erano posizionati in prossimità del veicolo ma ben oltre l'auto di servizio e dietro un guardarail su cui dubitiamo ci fosse sicurezza per gli operatori.

Dunque, attendiamo che qualche giudice si accorga di queste situazioni? Ma soprattutto: i cittadini non sono stufi di pagare, come nel caso di San Martino, soldi per le sentenze che, si sa, danno ragione agli automobilisti?