Palombaro (Ch): strada bloccata da due anni per frana. E la Provincia dorme...

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Quello che accade in Italia non trova ispirazione, a quanto pare, nemmeno tra le menti più creative della filmografia mondiale. Eppure le cose accadono.

di Antonio Del Furbo

E, tanto per cambiare, al centro di questa innata creatività 'pratica', ci sono sempre loro, i politici. Amministratori pubblici talmente attenti al territorio, che hanno l'obbligo di amministrare, ma che lasciano morire per inettitudine e incapacità amministrativa. Sia chiaro però: quando si tratta di apparire, rilasciare interviste in doppiopetto e con capelli centrifugati in lavatrice per l'evento, sono tutti lì, a vantarsi di gesta eroiche con code di pavoni più grandi del loro ego.

Così accade, che comunità piccole come quella di Palombaro in provincia di Chieti, stenti a sopravvivere per via della mancanza di servizi essenziali. 

Il paese, ormai da due anni, ha la principale strada di collegamento bloccata da una frana. Due anni, appunto, in cui nessun amministratore, dalla Provincia in su, si sia degnato di occuparsi per risolvere i disagi. Eppure la strada è una provinciale che collega il paese ad altri due centri importanti: Fara San Martino e Casoli. E proprio il collegamento con quest'ultimo centro è di vitale importanza visto che è il punto più vicino di Pronto soccorso.

Dunque, Provincia di Chieti, Regione Abruzzo e Protezione civile non vedono, non sentono e non parlano sulla questione.

Anzi, la Provincia di Chieti invita alla mobilitazione tutti gli amministratori locali nella sede istituzionale per "mostrare al nostro territorio" dice il presidente Mario Pupillo "l’impatto reale che la mancanza di risorse sta avendo sulle nostre comunità e mostrare con chiarezza e concretamente quanto i tagli sconsiderati e irragionevoli imposti dal Governo al comparto delle province stanno mettendo a rischio non solo la sicurezza dei cittadini ma anche lo sviluppo economico locale."

Peccato che gli amministratori locali, come quelli di Palombaro ad esempio, conoscono molto bene le difficoltà che, appunto, sono costretti a sopportare. Sarebbe interessante, invece, capire come mai solo dopo due anni l'assessore della Provincia di Chieti con delega ai lavori pubblici, Arturo Scopino, si sia recato a fare un sopralluogo sulla strada della frana.

"Sabato 18 marzo" riferiscono dall'amministrazione comunale "abbiamo, finalmente, ricevuto l'Assessore Provinciale Scopino per un accurato sopralluogo delle strade provinciali interessate da frane. Finalmente qualcosa si muove!". Certo, Scopino probabilmente avrà dovuto calendarizzare gli impegni per via dei suoi 11 incarichi ma, comunque, due anni sembrano troppi.

Eppure sarebbe bastata mezz'ora per rimuovere i sassi dalla strada e riaprire la circolazione visto che, da due anni appunto, non c'è stata più nessuna frana. 

Come se non bastasse, il piccolo Comune è isolato anche telefonicamente: la linea fissa Telecom è inattiva da mesi. Un disagio che riguarda, manco a dirlo, anche la caserma dei Carabinieri e l’ufficio postale. Una situazione insostenibile che ha portato il sindaco, Consuelo Di Martino, a inoltrare una denuncia alla Procura della Repubblica di Lanciano nei confronti di Telecom S.p.A. per interruzione di pubblico servizio. Esposto che ha fatto seguito alla diffida già trasmessa alla quale Telecom non ha fatto seguire nessuna comunicazione. 

E la Provincia, come si risponde a questo? Con esposti cautelativi alla Procura della Repubblica, alla Prefettura e alla sezione regionale della Corte dei Conti. Insomma, i rappresentanti dell'amministrazione provinciale non ci stanno e accusano lo Stato di operare forti prelievi sulle proprie entrate, tale da non permettere loro di "assicurare una corretta manutenzione ordinaria dei circa 1.800 km di strade e dei circa 244.000 mq di superficie scolastica presenti sul territorio provinciale".

"Non abbiamo più alternative" dicono e chiedono "solidarietà alla comunità locale".

Il punto non è chiedere solidarietà. Il punto è riconoscere di non essere capaci di amministrare una comunità e, per una volta, lasciare la poltrona. Qui nessuno deve rimanere indietro e se l'amministratore pubblico non è in grado di garantire servizi essenziali a un piccolo o grande comune che sia incidendo sulle decisioni del governo nazionale, deve avere il coraggio di andare a casa. E di corsa.