Abruzzo: acqua non potabile sotto il Gran Sasso. Si teme contaminazione dai Laboratori

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La totalità della provincia di Teramo rimarrà senz'acqua a partire da questa notte.

Il servizio di igiene Sian della Asl teramana ha disposto che l'acqua venga utilizzata solo per fini igienici. L'acqua non è potabile.

Cosa è successo?

L'Arta ieri ha eseguito delle analisi e ha dichiarato di aver trovato un "odore non accettabile" e un "sapore non accettabile". Contestualmente dei campioni di acqua sono stati inviati all'università di Padova. I Comuni interessati dal divieto dell'utilizzo dell'acqua sono: Alba Adriatica, Ancarano, Basciano, Bellante, Campli, Canzano, Castellalto, Castelli, Civitella del Tronto, Colledara, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Montorio al Vomano, Morro d'Oro, Mosciano Sant'Angelo, Nereto, Notaresco, Penna Sant'Andrea, Roseto degli Abruzzi, Sant'Omero, Sant'Egidio alla Vibrata, Teramo, Torano Nuovo, Torricella Sicura (Capoluogo e Bivio Santa Chiara), Tortoreto, Tossicia, Valle Castellana, Isola del Gran Sasso e Pineto.

Cosa c'è nell'acqua?

I prelievi, che sono stati eseguiti presso Casale San Nicola e Fano a Corno nel Comune di Isola del Gran Sasso, potrebbero contenere del toluene, sostanza usata come solvente in sostituzione del più tossico benzene, cui somiglia sotto molti aspetti. È anche contenuto nella benzina. Proprio il toluene è tra le sostanze stoccate nel centro di ricerca. 

Tutto farebbe pensare che ci sia una stretta corrispondenza tra la contaminazione delle acque e i Laboratori visto che già in passato ci sono stati degli incidenti simili. L'ultimo nel 2016 ma resa nota dopo tre mesi.

A mostrare le immagini in quell'occasione furono 'Le Iene': si parlò di un possibile sversamento di trimetilbenzene avvenuto in un precedente momento, ovvero nel 2002. C'è da tener presente che uno dei punti di captazione si trova all'interno dei Laboratori.

"Lei erogherebbe acqua alla gente in questa condizione qua di confusione?" chiese Nadia Toffa delle Iene al professor Stefano Ragazzi, direttore dei Laboratori Nazionali INFN del Gran Sasso.

"Se potessi decidere di non erogare sarebbe un grande sollievo per me" rispose.

Proprio perché il problema c'è ed è reale, lo Stato ha speso oltre 80 milioni di euro per la messa in sicurezza l'acquedotto. Ma, a quanto pare, il rischio per la popolazione c'è ancora.

E pensare che la prima denuncia fu fatta dal Wwf nel 2002. E, oggi, di nuovo emergenza idrica.