La Provincia: storia di un ente inutile che paghiamo ancora. E i paesi restano isolati

Share

Le Province, quelle per intenderci che dovevano sparire, sono ancora lì, presenziate da politicanti e tesserati di partito.

 di Antonio Del Furbo

Se prima gli enti provinciali potevano avere un senso, oggi proprio non si capisce il motivo per il quale restano aperte, ancora, le porte. Quelli che io definisco "inutili" sono, per capirci, oltre ai politicanti che quotidianamente sfilano nelle "sceneggiate tv dei tg", anche dirigenti e dipendenti.

Mi chiedo: a che servono? Perché pagarli? Fosse per me domattina metterei i sigilli alla Province.

Sì perché, continuare a tenere aperti questi carrozzoni, forse non tutti lo sanno, continua a costarci tanto. Troppo. Continuano a costarci perché dentro quei palazzi ci sono sempre presidenti, consiglieri, portaborse e reggipanza.

E, giusto per chiarire, i circa ventimila dipendenti in esubero dopo le ricollocazioni, li paghiamo sempre noi.

Nonostante la sempre annunciata chiusura, gli enti provinciali rimangono sempre lì con i politicanti che, un giorno sì e l'altro pure, chiedono soldi, soldi e ancora soldi. 

"Senza un provvedimento straordinario" sosteneva Achille Variati presidente dell'Unione delle Province d'Italia "nessuna Provincia sarà in grado di predisporre i bilanci 2017 con la conseguente interruzione dei servizi essenziali ai cittadini". Una presa di posizione annunciata, proprio oggi, anche da un altro presidente di Provincia (Pescara), tale Antonio Di Marco che, addirittura, minaccia:

"Se entro questa settimana non avremo buone nuove dal Parlamento, che sta votando gli emendamenti alla manovra finanziaria, possiamo  dire che strade come la SP1 Marina Città–Elice  o la Bonifica di Cepagatti non solo verranno precluse a biciclette e moto, ma verranno chiuse del tutto al passaggio di qualsiasi mezzo. Forse così si capirà che cosa significa lasciare al secco degli enti territoriali intermedi che devono provvedere alla viabilità e allo stato degli edifici scolastici."

Nello stesso comunicato viene ribadito che "le Province italiane, e tra esse quella di Pescara, versano in condizioni finanziarie ormai disperate" e "con il taglio di 3 miliardi dell’ultima finanziaria si è stabilito che le Province non possono continuare a fornire servizi di alcun tipo."

E dunque, la domanda mi sorge spontanea: se le Province non hanno un euro e lo Stato perché i presidenti rimangono attaccati alle poltrone? Perché, chiedo ancora una volta, non si dimettono? Ma, soprattutto, vorrei sapere dove finiscono le tasse che paghiamo come, ad esempio, quelle sulla compravendita dei veicoli e l’addizionale sull’assicurazione. Intanto ben 970 milioni di euro nel solo 2016 sono finiti per pagare il personale su un totale di 4,8 miliardi.

E se questi soldi venissero spesi per la manutenzione delle strade? Troppo complicato? Mi rendo conto. 

"Nell’impossibilità di intervenire, dunque, ci siamo limitati a precludere il passaggio agli utenti più deboli della strada, ma non è escluso che presto la chiuderemo del tutto" scrive Di Marco, forse quasi lacrimando. "Ci dispiace molto, ma stiamo facendo quello che molte altre province d’Italia hanno già attuato, chiudendo ponti e strade: soluzioni all’apparenza penalizzanti e vessatorie, ma ora necessarie, per la sicurezza degli stessi cittadini".

Sostanzialmente, come sempre accade, a pagare pegno sono i cittadini. Lo Stato ha sottratto alle sole Province abruzzesi un bel malloppo:

  • 8.195.579 euro alla Provincia di Pescara;
  • 8.052.885 euro alla Provincia di Chieti;
  • 7.199.834 euro alla Provincia di Teramo;
  • 5.858.476 euro alla Provincia dell’Aquila.

Qualche giorno fa il governo ha annunciato lo stanziamento di 200mila euro per la Provincia di Chieti. Mario Pupillo, presidente della Provincia di Chieti ne ha però già chiesti altri 400mila. Non solo. I presidenti hanno battuto cassa anche in Regione e chiesto altri 28milioni di euro.

Insomma, la colpa non è mai delle Province, la colpa è degli altri. 

Nel frattempo che lo Stato trovi la quadra, mi sono recato in un piccolo borgo della provincia di Chieti: Palombaro. Per raggiungere il paese ci sono due strade che, però, sono chiuse perché entrambe investite da una frana.

Tutto bloccato da oltre un anno senza che la Provincia dia “segno di vita”. Si può lasciare un paese isolato per tutto questo tempo? Perché la Provincia non libera almeno una strada visto che il lavoro di sgombero è di mezz’ora?

Io mi sono fatto accompagnare da un giovane consigliere comunale per capirci qualcosa. In attesa che la totalità dei presidenti di Provincia si dimettano e la finiscano con questa ridicola sceneggiata.

Lasciate le poltrone, se ci riuscite. Questo sì che sarebbe un gesto d'orgoglio.