Per lavorare in Rai basta la "morte". Di un parente.

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Incredibile ma vero ma il nuovo contratto di lavoro dei dipendenti Rai potrebbe contenere la clausola "che in caso di morte di un dipendente, di un operaio, di un quadro o di un impiegato, l’azienda possa assumere il suo coniuge o la sua coniuge, o il figlio o la figlia maggiorenne.

L’ipotesi di rinnovo del nuovo contratto collettivo di lavoro dei dipendenti Rai, approvata dai lavoratori della radio e televisione pubblica pochi giorni fa, prevede che in caso di morte di un dipendente, di un operaio, di un quadro o di un impiegato, l’azienda possa assumere il suo coniuge o la sua coniuge, o il figlio o la figlia maggiorenne.

A darne conferma l’Unione Sindacale Giornalisti Rai (USIGRai), che però non ha partecipato direttamente alla contrattazione. L’ipotesi di rinnovo del contratto deve ancora essere firmata ufficialmente ma è già stata sottoscritta dai sindacati e dall’azienda lo scorso 28 febbraio.

Il contratto collettivo ha avuto il plauso del direttore generale Mario Orfeo e anche approvato dai lavoratori con un referendum. La parte che prevede l’assunzione di coniugi o figli in caso di morte di un dipendente si applicherebbe solo a "situazioni particolari adeguatamente certificate, compatibilmente con le esigenze aziendali e in armonia con il Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione".

Il nuovo contratto collettivo, una volta firmato, concluderà un vuoto contrattuale durato cinque anni, visto che il precedente era scaduto nel 2013. Il nuovo varrà per il quadriennio 2018-2022.

 

In particolare devono sussistere tre condizioni in cui sarebbe possibile assumere un familiare in caso di morte del dipendente:

  • devono essere presentate adeguate certificazioni che dimostrino la sussistenza di particolari situazioni;
  • che tali situazioni particolari siano compatibili con le esigenze aziendali;
  • che vengano rispettate le regole previste dal Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione.

"Innanzitutto, si parla di 'situazioni particolari' che, dunque, dovrebbero rappresentare un’eccezione alla regola. Ma cosa significa questo? Che si aprirebbero due procedure di ammissione all’interno dello stesso ente, una di carattere concorsuale ed una di carattere successorio?" chiede Pieralfonso Iacono,sottoscrittore di una petizione su Change.org.  

"In secondo luogo - spiega ancora Iacono - , le regole del concorso pubblico che fino a quest'anno erano in vigore, avrebbero dato la quasi assoluta garanzia di efficacia e buon funzionamento dell'enteUna garanzia che il nuovo contratto collettivo non offre per nulla, visto e considerato che il coniuge o i figli di ciascun lavoratore non è detto che nutrano lo stesso interesse del "de cuius" (ammesso che così si possa definire) allo svolgimento della funzione."

Le capacità e il talento non si trasmettono di sicuro per via ereditaria, bensì laddove c’è un incontro tra la domanda ed un’offerta che si dimostri all’altezza del compito e, magari, di dare un plus ultra alla squadra. Ma più è ampio il margine di scelta e maggiore sarà la probabilità di trovare le risorse giuste.

Ma anche qualora la successione per via ereditaria dovesse riguardare esclusivamente il mondo dirigenziale, di vertice, e non anche quello dei dipendenti si rischierebbe di creare una netta cesura tra due poli che in realtà sono interdipendenti, a maggior ragione in un settore come quello delle telecomunicazioni.

Con buona pace di chi ha talento e voglia di lavorare. E, soprattutto, non è figlio della politica.