Caso Bussi e i silenzi intorno alla vicenda del giudice Romandini

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Nelle audizioni del 25 e 26 giugno scorsi alcuni giudici popolari hanno detto di non ricordare quasi nulla di quella cena con il giudice che ha assolto la Montedison dai fatti di Bussi. E il silenzio pare esserci anche nelle buie stanze parlamentari.

di Antonio Del Furbo

A marzo scorso il Consiglio superiore della magistratura ha messo mano su una tra le più intricate vicende giudiziarie degli ultimi tempi. Udienze svolte a carico del giudice Camillo Romandini, ex giudice del Tribunale di Chieti. Un procedimento, a quanto pare, riservatissimo quasi in linea, per liquidare la serietà della vicenda con una battuta, con i casi irrisolti della Cia.

Romandini, accusato di aver fatto pressioni indebite sui giudici popolari nel processo di Bussi del 2014, se ne sta, intanto, alla Corte d'Appello di Roma. Tra l'altro il giudice dovrà chiarire il motivo dell'incontro con Luciano D'Alfonso, presidente della Regione Abruzzo.

"I pm dissero che tutto era già deciso e di averlo saputo da persona più in alto del ministro."

A parlare così fu Cristina Gerardis, avvocato dello Stato che, per aver seguito il processo di Bussi sulla maxi discarica contro Montedison, venne ascoltata dal procuratore generale della Cassazione. 

“Circolano 3 milioni di euro per la sentenza del processo Bussi. Me lo ha detto D'Alfonso”

La Gerardis – oggi direttore generale della Regione Abruzzo, voluta proprio dal governatore D’Alfonso – espresse questo concetto, durante una cena dinanzi a parecchi testimoni a 15 giorni all’ultima udienza e che vide assolvere 19 ex dirigenti Montedison dall’accusa dell’avvelenamento delle acque, derubricando da doloso a colposo il reato di disastro ambientale e consentire loro di accedere alla prescrizione.

Nell’ambito dell’inchiesta sul processo anomalo, la pressione sui giudici popolari da parte del togato Camillo Romandini (accuse archiviate in sede penale), la Gerardis raccontò quanto a lei noto per aver frequentato molti dei personaggi che ruotavano intorno al processo, compresi avvocati, pubblici ministeri, investigatori ed il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso.

«I pm dissero che tutto era già deciso e di averlo saputo da persona più in alto del ministro. Io pensai a lui». Sono le parole di Cristina Gerardis, avvocato dello Stato che ha seguito il processo di Bussi sulla maxi discarica contro Montedison, la quale ben due anni fa venne sentita dal procuratore generale della Cassazione.

Ci furono, poi, le rivelazioni Bellelli e Mantini, i pm del processo di Bussi, che avrebbero detto che il processo era ormai perso. Una certezza data, appunto, da una persona più importante del ministro di giustizia. 

l 13 maggio 2015 il Fatto pubblicò un’inchiesta a puntate, rivelando che prima della sentenza le giudici popolari furono avvertite, durante una cena, dal presidente della corte d’assise Camillo Romandini, che se avessero condannato per dolo, e poi i dirigenti fossero stati assolti in appello, avrebbero rischiato di dover risarcire di tasca propria i danni agli imputati. Dopo la pubblicazione degli articoli, la Procura di Campobasso aprì un fascicolo d’indagine per verificare se il togato Camillo Romandini avesse esercitato indebite pressioni sulle giudici popolari e – a carico di ignoti – fu anche vagliata l’ipotesi di una eventuale corruzione. Ma tutto fu archiviato circa un anno fa.

Oggi, durante il procedimento disciplinare, sfilano i giudici popolari per testimoniare su quei fatti del 2014.

Silvana Buccella, giudice popolare nel processo Bussi, risponde così ai pm Pietro Gaeta e Alfredo Pompeo Viola.

Pm "Ricorda le dichiarazioni fatte a maggio 2015 e l’anno successivo del 2016?"  

Buccella "Non ricordo"

Pm "L’oggetto delle due deposizioni riguardano una cena che si svolse pochi giorni primi della sentenza di Bussi ed poi un caffè che si svolse poco dopo la sentenza"

Buccella "E’ passato un pò di tempo... ricordo una serata... ci eravamo riuniti per stare così… in compagnia… per forse conoscerci meglio... una serata normale…"

Pm  Ricorda quando si è svolta e dove?"  

Buccella "Non mi ricordo il periodo... ricordo il luogo tra Montesilvano e Città Sant’Angelo... hotel… il nome mi sfugge…"

Pm "Del processo non si parlò?"

Buccella "Per quello che ricordo io, forse, per niente"

Procuratore Gaeta "Lei disse di ricordare con assoluta precisione nella deposizione di maggio 2015"

Buccella (Silenzio)

Gaeta "Il il 27 maggio 2015 lei disse 'il presidente Romandini disse che noi dovevamo giudicare secondo legge tenendo presente che, se avessimo condannato gli imputati e questi ultimi avessero fatto causa contro di noi, noi avremmo dovuto rispondere  in prima persona giustificando perchè li avevamo condannati."

Buccella "Non ricordo". 

Si tratta di capire come mai alcuni testimoni hanno ritrattato le loro dichiarazioni. Minacce? Ripensamenti? Amnesie?

Certo è che su Romandini le vicende si accavallano in una maniera straordinaria. Il giudice, infatti, è sotto processo disciplinare anche per essere stato accusato da un cittadino di essere titolare di una impresa che percepiva aiuti pubblici dalla Regione. 

Un'indagine del Nucleo di polizia tributaria di Pescara della Guardia di finanza, avrebbe rilevato fatti di rilevanza penale a carico di Romandini. Sarebbero stati 46.000 gli euro che la Regione bruzzo avrebbe concesso al giudice. Su questa vicenda ci sono state ben tre interrogazioni parlamentari da parte del senatore 5S Castaldi e su cui non sono arrivate risposte.