Abruzzo, Regionarie e M5S: quando a decidere la democrazia è una società privata

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Del caso accaduto in Abruzzo, diciamocelo, se n'è parlato poco pur essendo stato, a mio giudizio, un fatto che esprime le criticità del modello Casaleggio.

di Antonio Del Furbo

Annunciate in pompa magna alcune settimane fa, le regionarie a 5 stelle sono finite, almeno per il momento, in nulla di fatto. L'appuntamento dato agli elettori era per votare, rigorosamente online sulla piattaforma Rousseau, il candidato governatore alla Regione Abruzzo che avrebbe dovuto correre contro gli altri schieramenti in vista delle prossime elezioni. A differenza delle regionarie di Basilicata, Sardegna, Trentino e Alto Adige, in Abruzzo qualcosa durante le votazioni è andato storto tanto che sul Blog delle Stelle è apparso uno striminzito comunicato:"la votazione per le regionarie per la lista del MoVimento 5 Stelle in Abruzzo è stata sospesa e rinviata".

Uno stop che, nonostante le richieste degli iscritti a saperne di più, non è stato ulteriormente motivato. 

"Scusate ci spiegate cosa è successo alle regionarie in Abruzzo?" chiede un iscritto sul Blog a cui nessuno risponde. Poi aggiunge:"Sospesa una votazione senza sapere perché e senza sapere quando e se verrà resettata. È assurdo e ancora più assurdo è che non ci sia una comunicazione in merito. Mica stiamo facendo i giochetti qui! Qui si stanno scegliendo i consiglieri regionali! Non vi piace che accadano scalate all’interno del Movimento? Bene, non permettete a tutti di candidarsi, anziché fare voi da mannaia dittatoriale sulle scelte di chi vota (in buona o cattiva fede). Qui 2 sono le cose: o fate candidare chiunque in nome della partecipazione diretta e tutte le belle parole ma poi vi assumete il rischio di “scalate” vere e proprie del Movimento a livello locale e nazionale da parte di gruppi organizzati oppure lasciate che siano le assemblee pubbliche di attivisti a determinare chi si possa candidare su Rousseau e poi far competere tra loro chi ha già un riconoscimento sul campo."

Visto il malcontento generale, il Blog pubblica un aggiornamento, sempre striminzito, in cui chiarisce che "sono in corso accertamenti da parte del collegio dei probiviri su alcuni dei potenziali candidati per l'Abruzzo. Sarà necessario concludere gli accertamenti prima della ripetizione delle regionarie. Le votazioni per l'Abruzzo saranno quindi rischedulate assieme a quelle per il Piemonte salvo la giunta regionale abruzzese cada prima del termine naturale”.

Tutti soddisfatti? Manco per niente.

Alcuni eletti a 5 stelle cominciano a manifestare, sulle proprie pagine Facebook, il loro malcontento. Il primo è il consigliere regionale, Pietro Smargiassi, che aveva presentato la propria candidatura nella circoscrizione di Chieti. Smargiassi era stato oggetto di una sospensione per non aver inserito, in maniera preventiva, sulla piattaforma Rousseau la proposta di legge regionale sull’Osservatorio per la legalità.

"Mi dispiace dovervi deludere", ha scritto Smargiassi, "il mio nome non comparirà tra i candidati. Sono stato sospeso. La proposta di legge sull’Osservatorio della legalità risulta caricata su Rousseau dopo la sua approvazione. Ciò comporta un grave inadempimento agli obblighi degli eletti. Nessuno tra noi cinque ha mai caricato la legge su Rousseau. In pratica la mia grave colpa è aver approvato la legge. Ricordo a tutti che è stata pubblicata sul sito nazionale del Movimento 5 stelle, quindi nota a tutto lo staff di Milano. La mia esperienza con il Movimento 5 stelle finisce qui. Riparto per il mare".

Nel frattempo, da parte degli elettori, continuano le richieste di chiarimenti ma nessuno risponde. Nel dibattito interviene, a suo modo, solo Sara Marcozzi che con una foto sul profilo ufficiale Facebook posta una selfie con Smargiassi a corredo di un lungo post in cui evidenzia la profonda amicizia con il collega consigliere. Poi attacca la stampa locale, paragonata a "Novella 2000", ma della questione delle Regionarie nemmeno una riga di chiarimento.

Sulla questione interviene, asorpresa, anche l'auroparlamentare Daniela Aiuto, che scrive:

"Ho messo tutta me stessa nel #M5S. La mia attività politica è iniziata con il MoVimento 5 Stelle per la profonda condivisione di intenti e ideali, per la corrispondenza di visione del futuro politico e sociale tracciata da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Mi riconoscevo in quella idea di sane istituzioni. E soprattutto mi riconoscevo in quel MoVimento, che come missione principale si proponeva di “inoculare” il virus della buona politica all’interno di un sistema corrotto e miope a tutti i livelli. 
Ora dopo mesi (per l'esattezza 17) di tentativi unilaterali (miei) di dialogare con i “vertici” per concertare il mio rientro (essendomi, all’epoca, autosospesa SOLO per una cautela, ormai non più attuale da mesi) e vista la totale indisponibilità (mostrata nel modo peggiore, ovvero ignorando me e le mie comunicazioni), non mi resta che mettere al primo posto il lavoro di questi ultimi anni; e questo anche senza il MoVimento.
Mi sono battuta in aula per i diritti delle donne e non solo, e non voglio che questo lavoro, apprezzato da tanti cittadini, resti incompiuto. Questa indifferenza non la merito io e nemmeno gli elettori che mi hanno scelta per rappresentarli in #Europa. Le recenti notizie sullo svolgimento delle votazioni sulla piattaforma #Rousseauper scegliere i candidati alla Regione #Abruzzo, mi hanno dato ulteriore conferma che alcune dinamiche si sono esasperate al punto da spersonalizzare totalmente qualsiasi concetto di politica. La storia racconta di uomini e non di "contenitori". Questo deve ispirare le scelte di eletti ed elettori."

Dunque, è evidente che nel Movimento abruzzese c'è qualcosa che non va e, soprattutto, che non si deve sapere. Ma cosa? Probabilmente una lotta intestina tra poteri per lo scranno regionale. Se si prova a chiedere allo staff della comunicazione abruzzese il tono di risposta è perentorio:"Perché chiedete a noi? Rousseau ha i suoi referenti".

Enrica Sabatini, appunto, socia dell’associazione di Davide Casaleggio, nonché pescarese di nascita. Ma che anche lei, come gli altri, non  ha proprio voglia di chiarire. Peccato che i potentati abruzzesi manchino di rispetto, prima di tutto, agli iscritti abruzzesi alla piattaforma che hanno assistito, impotenti, a uno spettacolo non proprio edificante.
A guastare la festa, come abbiamo riportato, dunque lo sfogo di Smargiassi su Facebook nella tarda mattinata di mercoledì, quando il voto era in corso.
 
Ma poi: da chi sono state scelte le candidature? E perché gli iscritti hanno divuto votare una rosa di nomi? Insomma, l'impressione è che le votazione online sia intermediata da una sorta di potere occulto che si riserva di decidere e indirizzare il voto degli iscritti. In questo quadro, drammatico, appare evidente che "l'uno vale uno" sia passato di moda e l'individuo sia solo un numero al servizio di qualche società. La sospensione di Smargiassi e della Aiuto vanno contestualizzate anche all'interno del dibattito sull'utilità del Parlamento secondo Grillo: se togliamo gli stipendi ai rappresentati del popolo, facciamo una guerra contro la democrazia e vogliamo abbattere Camera e Senato passando alla "scelta per caso" dei ministri, ecco che l'idea di "democrazia privata" appare chiara.
E se  aggiungiamo che ogni parlamentare deve corrispondere alla Casaleggio una mensilità di 300 euro, lo scenario democratico italiano diventa ancor più drammatico.
 
Fuori dal Movimento, insomma, si diventa nessuno. E dentro non si è altro che un numero intercambiabile. È questa la democrazia?
 
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