Palasharp di Milano: da palazzetto dello sport a zona franca controllata da immigrati con pistole e coltelli

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Fino a pochi anni fa ospitava grandi eventi. Oggi è diventata una vera e propria zona franca del degrado e fuori controllo.

di Antonio Del Furbo

L'ex Palasharp è abbandonato a se stesso e inagibile dal 2010. Doveva essere abbattuto, smantellato e bonificato, proprio perché nato in abusivismo edilizio. Di tutto ciò, evidententemente, non è avvenuto nulla. 

"Così è il simbolo del degrado assoluto, la priorità è disallestire il tendone e smantellare l'area". L'allarme fu lanciato all'epoca dal Municipio 8, con il suo presidente Simone Zambelli. Il luogo oggi è in totale abbandono. Durante la settimana arrivano gruppi di musulmani a pregare il venerdì, stendono i tappetini nel tendone provvisorio allestito davanti all'ex tensostruttura. Nel resto dei giorni il Comune ha previsto alcune brandine per far dormire i senzatetto.

Oggi, però, Tullio Trapasso, presidente del Comitato Anti-Racket e Anti-Abusivismo e membro del team “Anti Trash”, torna a lanciare l'allarme. Trapasso e un cameraman sono entrati intorno a mezzogiorno di giovedì all’interno della struttura passando per un ingresso nei pressi dell’entrata 5. Davanti si sono trovati numerosi immigrati irregolari che bivaccavano e pernottavano all’interno della struttura.

L'area dell'ex Palasharp doveva diventare una moschea. Ma poi quella gara è diventata un affare di avvocati, e lo è tuttora. Dopo essere stata messa in sicurezza un paio di anni fa, non sono più arrivate segnalazioni su persone che dormivano nell'ex arena pericolante. Lo spazio è stato derattizzato più volte. Negli anni '80 la struttura si chiamava Palatrussardi, per poi diventare Palavobis, dunque Palatucker, Mazdapalace e infine Palasharp. Letizia Moratti voleva farlo diventare "il nuovo polo dello sport milanese". Non successe nulla. Nemmeno Pisapia riuscì a fare nulla. Anzi, fece solo promesse.  

L'area è passata sotto la responsabilità del Demanio comunale gestito dall'assessore Roberto Tasca. Ma al momento il dossier non è sulla scrivania di nessuno. 

Eppure l'emergenza c'è. Da una parte ci sono i maghrebini che si sono arrangiati con delle tende e dall'altra gli africani sub-sahariani che vivono in stanze con tanto di porte in alcuni casi chiuse con lucchetti. Trapasso racconta che l’odore all’interno della struttura è fortissimo e ovunque è possibile trovare resti di cibo, bibite, bottiglie di birra vuote, biciclette rotte, parecchi panni stesi sulle recinzioni e rifiuti di ogni genere. Non solo. Sono stati visti diversi sub-sahariani girare armati con il coltello nella cintura.

“Essendo stato con i ragazzi anche in notturna, ho visto un viavai di giovani e ragazze che entravano dentro la struttura agevolati da diversi sub-sahariani" aggiunge ancora il presidente del Comitato Anti-Racket. "Nello specifico essendo stati in appostamento quasi fino al mattino possiamo testimoniare che le ragazze si intrattenevano all'interno per molto più tempo degli altri”.

Com'è possibile, dunque, tollerare di una “zona franca” a poche centinaia di metri dal Parco “Monte Stella” e dalla stazione dei bus e della metropolitana di Lampugnano?