Roma: "Cosa Nostra Tiburtina" e il controllo mafioso del territorio

Share

Cosa-Nostra-tiburtina-9.jpg

Nove le persone arrestate dai carabinieri della Compagnia di Tivoli con la collaborazione dal Nucleo Elicotteri carabinieri, delle unità cinofile e dei militari dell'8 Reggimento "Lazio" nell'area est della Capitale.

L'operazione arriva dopo quella dell'8 marzo scorso in cui erano stati arrestate ben 39 persone. A dare mandato di esecuzione il Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della locale Procura della Repubblica.

Spaccio e cocaina

Sotto osservazione dei militari, una fiorente attività di spaccio di cocaina nelle aree di Tivoli e Guidonia Montecelio. I personaggi indagati stavano tentando di riorganizzare il sodalizio criminale decapitato dai carabinieri a seguito della precedente indagine e dopo la morte del capo e promotore Giacomo Cascalisci, deceduto nell'agosto 2018 presso il carcere di Torino "Le Molinette". 

L'operazione

L'operazione ha permesso di consolidare il quadro accusatorio dei 25 arrestati in flagranza di reato nella precedente operazione, in cui erano stati sequestrati circa sei chili di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) e una pistola.

È stata delineata l'esistenza di un'organizzazione dai connotati mafiosi, dedita principalmente alla gestione del monopolio del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, nell'area est della Capitale.

L'organizzazione

In cima alla "Cosa Nostra Tiburtina", associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, armi ed estorsioni, aggravati dal metodo mafioso, attiva nei territori di Tivoli Guidonia Montecelio, Giacomo Cascalisci, pluripregiudicato tiburtino ritenuto il capo della "Cooperativa". Cascalisci, Tivolese, 53enne, è ritenuto dagli investigatori il capo dell'associazione a delinquere di "stampo mafioso". Con il boss arrestata anche la compagna, una 31enne tiburtina. Cascalisci è stato arrestato la prima volta nel 1982 per "associazione a delinquere". Il curriculum si è ampliato con estorsioni, furti, rapine, tentato omicidio volontario, sequestro di persona a scopo di rapina, lesioni personali, evasione, ricettazione e, soprattutto, spaccio di sostanze stupefacenti.   

Il capo 

Giacomo Cascalisci oltre a gestire i suoi luogotenenti per la gestione delle piazze dello spaccio di Tivoli e Villanova di Guidonia, si occupava di mantenere i contatti con i fornitori della sostanza stupefacente, recandosi personalmente in via Carlo Tranfo a San Basilio per caricare la 'merce'. Ma anche di prendersi carico delle spese legali e del mantenimento dei sodali detenuti in carcere. 

Le armi

Parlando con il capo della piazza di spaccio di Tivoli, Cascalisci riferiva al 27enne di aver comprato qualcosa che nella descrizione sembra essere una pistola. "Quella che me so comprato io (...) L'ho presa e l'ho buttata n'mezzo a n'prato". L'assunto trova riscontro dalla risposta del suo luogotenente che invita Cascalisci a buttarla: "Buttala che quelle te scoppia in mano".

"Un ruolo di vertice quello di Giacomo Cascalisci - si legge nell'ordinanza - che fa emergere "con assoluta e lampante evidenza come l'organizzazione capeggiata dal Cascalisci imponga nell'ambito territoriale nel quale opera la propria supremazia facendo, con estrema disinvoltura, ricorso anche alla violenza nei confronti dei sodali infedeli e degli avversari, e degli appartenenti alle forze dell'ordine".