Guardiagrele: la discarica della vergogna. Enti immobili e l'amministrazione diserta l'incontro con i Movimenti ambientalisti

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Una vecchia discarica degli anni '70 che piano piano si sta sgretolando per finire dentro al fiume con tutto quello che ne comporta a livello d'inquinamento ambientale.

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di Antonio Del Furbo

Il tratto in questione è quello che ricade nel territorio di Guardiagrele (Ch). La discarica ha portato a valle, nei calanchi e nel torrente Laio, tonnellate e tonnellate di rifiuti di plastica e amianto. Il torrente sfocia nel fiume Aventino. La plastica ha praticamente invaso per chilometri il fiume e la politica e gli enti preposti, a quanto pare, stanno fermi a guardare.

"A 27 anni dalla mia denuncia è tutto rimasto uguale" spiega Carlo Iacovella del Club Alpino Italiano Tutela Ambiente a Striscia la notizia. "Alla fine del 1990 ci fu una settimana intera di intense piogge che portò al tracollo della discarica fino ad arrivare giù nella zona dei fiumi Aventino e Sangro e, dunque, verso il mare".

La vicenda è arrivata a questo punto perché, come sempre accade, le amministrazioni rimangono inermi o, ancor più peggio, si rimpallano le responsabilità.

Nel 2008 il Comune di Guardiagrele segnalò alla Regione la possibile presenza di siti contaminati. Quattro anni dopo, nel 2012, lo stesso Comune depositò una caratterizzazione che evidenziò una pesante contaminazione oltre i limiti della soglia di legge. I consulenti del Comune consegnarono relazioni accompagnate da foto inequivocabili dell'intera massa di rifiuti precipitata a valle fino ad arrivare nell’alveo del torrente. Il 15 gennaio del 2016 nel verbale della Conferenza dei servizi veniva scritto che "vista la gravità della situazione, nonché la presenza di inquinanti di natura pericolosa, la presenza di un corso d’acqua superficiale, di una zona particolarmente tutelata, il Comune di impegna contestualmente all’inoltro dell’analisi di rischio una unica proposta di fattibilità di bonifica dei due siti […]". Il Comune consegnò alla Regione l’Analisi di rischio dimenticando la proposta di fattibilità del progetto di bonifica.

Le relazioni dei geologi confermarono il superamento anche delle concentrazioni soglia di rischio per i seguenti parametri: piombo, manganese, arsenico, aromatici C9-C10, Alifatici C9-C18, 1,2,3 tricloropropano. Un sito ufficialmente inquinato.

Dopo un anno viene ufficializzata l’approvazione da parte del Servizio gestione rifiuti della Regione di questa documentazione, con determina del 25 maggio 2017. Arta e Regione, nel 2016 e nel 2017 stigmatizzarono il fatto che non si era provveduto alla messa in sicurezza di emergenza delle aree per l’acqua sotterranea. Il 31 agosto 2018 la Regione diffidò il Comune. Il Comune di Guardiagrele, in particolare, non si è mossa per la bonifica delle discariche abbandonate di Brugniti e Colle Barone, che, denuncia il Forum H2O, precipitando nei calanchi, rischiano di contaminare il torrente Laio, affluente dell’Aventino. 

La stranezza, però, sta nel fatto che la lettera del dirigente regionale Longhi segue di alcuni giorni la richiesta di accesso agli atti fatta il 22 agosto dalla Soa, la Stazione ornitologica abruzzese onlus. Il Comune ha l'obbligo di adempiere per legge alle procedure di bonifica, in primis garantendo ogni misura di messa in sicurezza di emergenza e poi presentando un progetto di messa in sicurezza permanente.

Sia nel 2016 che nel 2017 ARTA e Regione stigmatizzano che:

- non si è provveduto alla messa in sicurezza di emergenza (MISE) delle aree per l’acqua sotterranea, visto che alcuni limitati interventi realizzati anni addietro si sono rivelati del tutto insufficienti;
- il Comune non ha consegnato un’ipotesi progettuale per la bonifica/messa in sicurezza permanente.

"Non hanno alcuna scusante i ritardi macroscopici del Comune di Guardiagrele" spiegano dal Forum H2O. Il Comune ha l’obbligo da anni di risolvere questa vicenda.

Nonostante la gravità della situazione pare che tutto rimanga immobile.

"Ora si spenderanno due milioni di euro dei contribuenti abruzzesi: la Regione invierà gli atti alla Corte dei Conti?"

A chiederselo Forum H2O e SOA che che "il fenomeno continua ad essere alimentato quando basterebbe un semplice e poco costoso intervento presso le due discariche, raggiungibili tranquillamente da strade asfaltate, per fermare almeno l'ulteriore peggioramento della situazione."

Dai documenti, intanto, continuano a emergere particolari inquietanti su quelle che appaiono come "palesi inadempienze anche più recenti". Dalle carte accessibili è venuto fuori che la Regione Abruzzo, dopo che l'ARTA aveva fin dal 2012 reiteratamente sollevato la questione della messa in sicurezza della falda, con una determina del 25 maggio 2017 (inviata al comune il 6 giugno 2017) aveva chiesto espressamente al Comune di Guardiagrele di:

- procedere entro il 31/08/2017 (duemiladiciassette) alla Messa in Sicurezza di Emergenza della falda inquinata, che, tra l'altro, interessa le aree retrostanti le discariche, facilmente raggiungibili con strade asfaltate e dove ci sono delle abitazioni;
- depositare una adeguata garanzia finanziaria entro 30 gg dalla data di ricevimento della Determina (quindi entro luglio 2017);
- predisporre un progetto di bonifica entro il 31/08/2017 (duemiladiciassette).

"Purtroppo nel faldone alla regione" spiegano i movimenti ambientalisti - dopo questa determina passa un anno e si trova solo l'accesso agli atti della SOA del 22/08/2018 a cui segue, dopo una settimana, la diffida della Regione al Comune di Guardiagrele del 31/08/2018.

Solo a novembre 2018 la Regione annuncia il finanziamento di 2 milioni di euro.

Intanto, anche per capire il clima di tensione che gira intorno alla vicenda, si rileva che il Sindaco Dal Pozzo e gli amministratori del comune di Guardiagrele, puntualmente invitati, non hanno partecipato all'assemblea pubblica organizzata dai Movimenti per informare i cittadini.

"Poiché tutti i contribuenti abruzzesi dovranno far fronte ad un problema che doveva essere risolto dal Comune la cui inazione ultra-decennale ha causato ed aggravato la situazione - precisano Forum H2O e SOA - , ci pare il minimo sindacale che si risponda nel merito degli atti e che anche la Regione, come abbiamo fatto noi, proceda a segnalare il tutto almeno alla Corte dei Conti affinché si verifichi se questo enorme esborso di denaro pubblico abbia qualche profilo di responsabilità." 

Il sindaco di Guardiagrele, intanto, affida a Facebook il pensiero dopo la denuncia fatta dai Movimenti e dalla stampa. "Al di là della rabbia per una operazione che ha solo il tratto del sensazionalismo e dell'attacco politico - scrive Dal Pozzo - posso rivendicare con orgoglio di aver trovato i mezzi (noi, non altri) per risolvere un problema aperto da decenni. Un mese dopo la nostra elezione abbiamo riaperto un fascicolo (gli altri dov'erano?) e oggi, dopo appena tre anni, otteniamo 2 milioni e l'avvio della soluzione. chi giova tutto questo? Che senso ha fare denunce quando siamo arrivati alla meta? Che razza di lotta è questa? Qualcuno pensa di fare del male a me o alla mia amministrazione (ancora una campagna elettorale alle porte!), ma, in realtà, rischia di scavare una fossa al grande lavoro che stiamo facendo per promuovere la nostra città. La via della bellezza è quella che passa anche attraverso i metodi di lotta e di protesta. Questo, però, è un metodo brutto!".

Insomma, per il sindaco bisogna tacere difronte alle bruttezze di cui sono responsabili i governi.

 

 

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