Favori e prestazioni sessuali per aggiustare le indagini: manette a un giudice di Lecce

Share

 EmilioArnesano.jpg

L'inchiesta ha portato in carcere il sostituto procuratore Emilio Arnesano, accusato di corruzione e abuso d'ufficio dalla Procura di Potenza.

Stando alle indagini il magistrato avrebbe anche chiesto e ottenuto favori sessuali da giovani avvocate, in cambio di aiuto nei procedimenti a loro assegnati e negli esami di abilitazione. A finire in carcere anche Carlo Siciliano, dirigente dell'azienda sanitaria, oltre al direttore generale e ai dirigenti Asl.    

Nel mirino della guardia di finanza di Lecce, numerosi episodi di corruzione, di cui il magistrato si sarebbe macchiato per indirizzare procedimenti giudiziari. Il pm potentino, Francesco Curcio, parla di "un collaudato sistema di vendita delle funzioni giudiziarie, in cui garantiva favori a dirigenti e medici della Asl"

Riguardo alle contestazioni dei dirigenti Asl, il pm Curcio parla invece di "Un collaudato sistema di vendita delle funzioni giudiziarie, in cui Arnesano garantiva reiteratamente favori a dirigenti e medici dell'Asl, a partire dagli amici di Carlo Siciliano". A Giorgio Trianni, dirigente dell'azienda, protagonista di un'indagine per la costruzione di una piscina abusiva, fu dissequestrata la struttura da parte del magistrato finito in carcere. In cambio di tale favore, Arnesano avrebbe ricevuto da Trianni un soggiorno con battute di caccia. Altri favori li avrebbe ottenuti dagli altri dirigenti dell'Asl e anche da molti medici. Da Siciliano, per esempio, avrebbe avuto un'imbarcazione di dodici metri a un prezzo di gran lunga inferiore a quello di mercato nonché "mazzette" in contanti.

Da medici in servizio nelle strutture sanitarie salentine, invece, avrebbe avuto trattamenti di favore nelle prenotazioni di visite mediche.

Arnesano avrebbe stretto un rapporto "correttivo, consolidato e duraturo" con l'avvocatessa Benedetta Martina (finita agli arresti domiciliari) e che in numerose occasioni avrebbe pilotato procedimenti in cui gli indagati erano assistiti dalla Martina, ottenendo in cambio prestazioni sessuali. 

Martina, inoltre, avrebbe chiesto al pm di aiutare una sua amica a superare la prova orale dell'esame di avvocato e il magistrato si sarebbe impegnato, contattando un componente della commissione d'esame (quell'avvocato Ciardo per cui è stato disposto il divieto di dimora), incontrandolo e concordando con lui le domande da porre alla ragazza.