Nino Di Matteo via dal “pool sulle stragi” perché ha parlato troppo

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Un’intervista di 42 minuti che gli è costato l’allontanamento per decisione del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho.

Dunque, proprio lui, il pm che ha istruito il processo sulla Trattativa Stato-mafia e che vive sotto scorta da anni perché minacciato dalla mafia, è fuori dal pool sulle stragi. Il motivo della decisione è scaturito dal fatto che il magistrato, invitato a rispondere alle domande di Andrea Purgatori nella puntata del 20 maggio di Atlantide su La7, ha parlato della strage di Capaci come un “momento indelebile nelle menti delle persone perbene”. Di Matteo ha anche spiegato che è “altamente probabile che insieme agli uomini di cosa nostra abbiamo partecipato alla strage…  anche altri uomini estranei a Cosa nostra”. Una riflessione che arriva dalla letture delle sentenze già emesse.



A dir la verità il magistrato non è la prima volta che rilascia questo tipo di interviste. A giugno del 2012, quando era a Palermo, nel pieno della bufera per le telefonate intercettate dell’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano, parlando con Repubblica si lasciò scappare una smentita che suonava come una conferma (“Negli atti depositati non c’è traccia di conversazioni del capo dello Stato e questo significa che non sono minimamente rilevanti”) che gli costò l’avvio di un procedimento disciplinare, poi finito nel nulla. Nell’intervista con Purgatori il procuratore nazionale de Raho, “non ha gradito il suo disquisire in tv di mandanti esterni e scenari vari che sono tuttora al vaglio di varie procure”. Di qui la rimozione del pm dal pool, con effetto immediato e con una segnalazione al Csm.

Cafiero de Raho avrebbe contestato a Di Matteo, secondo Repubblica, “la violazione del rapporto di fiducia all’interno del gruppo e con le direzioni distrettuali antimafia” tuttora impegnate in indagini sulle stragi del ’92 e del ’93. Insomma, di avere rivelato filoni d’indagine tuttora in corso. Il pm in trasmissione ricorda alcuni elementi, non inediti: un biglietto scritto da un agente dei servizi segreti sul luogo della strage; un guanto che presenta tracce di dna femminile; la scomparsa dal computer del diario di Falcone: il possibile coinvolgimento di Gladio. Temi oggetto di incontri del pool stragi con le procure di Palermo, Caltanissetta, Firenze e Reggio Calabria.

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