Ornano, la toga pasionaria. “Lega partito populista, razzista e xenofobo”

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L’attacco all’esecutivo gialloverde è netto e chiaro. Stupisce che a sferrarlo sia un magistrato tra i più potenti in Italia.




Lei si chiama Maria Cristina Ornano, segretario di Area, la componente di sinistra delle toghe italiane. Durante il congresso spara forte contro il governo a guida Lega-5stelle:“La Lega, partito di matrice leaderistica, declina la sua offerta politica in chiave nazionalista, sovranista, populista, razzista e xenofoba”. Idee chiare anche per i 5 Stelle: “Il Movimento, non esente anch’esso da spinte leaderistiche, trova la sua legittimazione nella base della piattaforma Rousseau e su un consenso tutto giocato sul terreno di una politica populista”.

Il giudice Ornano ha espresso questi concetti a Roma, in occasione dell’adunata di quelle che un tempo si chiamavano le toghe rosse e oggi fanno capo ad Area. “Nel nostro Paese abbiamo assistito ad un fenomeno nuovo, un contratto di governo, che a ben vedere pare un non senso politico”. “Perché se la politica è mediazione e sintesi anche fra posizioni distanti e diverse, non è dato comprendere come questo possa accadere nella logica del do ut des”.

Può parlare così un magistrato? Evidentemente in Italia tutto è permesso. E a chi gli fa notare l’opportunità o meno delle sue dichiarazioni arriva netta la risposta:“Le mie sono valutazioni tecnico giuridiche”. E cosa pensa del Parlamento? “Il parlamento appare essere sempre meno quel luogo, disegnato dalla Costituzione repubblicana, di confronto e di sintesi fra le diverse opzioni politico-culturali, per assumere sempre più spesso un ruolo notarile di ratifica di decisioni già prese dal Governo, o peggio, in taluni casi, altrove”.

La Ornano ce l’ha con il Forum delle famiglie di Verona e boccia una raffica di provvedimenti: “Decreto sicurezza, autodifesa legittima, riforma delle autonomie, sicurezza bis, decreto Pillon”. Ma questa contrarietà nascerebbe dalla “problematica compatibilità costituzionale di questi interventi normativi”.

Ma, infine, tiene a precisare che la linea dura “non intacca la nostra imparzialità e terzietà perché ci rende leggibili”.

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