Ostia 2003, quando Veltroni si faceva fotografare con il boss Triassi

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Correva l’anno 2003 quando l’allora sindaco di Roma Valter Veltroni appariva al fianco del boss Vito Triassi. L’occasione è l’inaugurazione della spiaggia per disabili di Ostia. Il sorvegliato speciale è alla destra dell’ex segretario Pd.

Correva l’anno 2003 quando l’allora sindaco di Roma Valter Veltroni appariva al fianco del boss Vito Triani. L’occasione è l’inaugurazione della spiaggia per disabili di Ostia. Il sorvegliato speciale è alla destra dell’ex segretario Pd con pantaloncini corti, petto nudo e occhiali da sole. “Arrivata circa un mese fa nella nostra mail – spiega Alessandro Ambrosini di ‘Nottecriminale.it’ – abbiamo cercato di verificare tutti i personaggi presenti per dare un senso allo scatto. È il senso c’è. Come potete vedere, oltre all’ex sindaco Veltroni, c’è l’allora consigliere delegato di Ostia Paolo Orneli e due personaggi che, attorniano questa delegazione. L’uomo con il costume azzurro e  la pancia prominente è Vito Triassi, il giovane dallo sguardo attento e arguto è Colaci Alfredo, un classe ’80”. Don Vito Triassi, classe 1957 è di Siculeana (Agrigento) e “rappresentante a Ostia di Cosa Nostra, insieme al fratello Vincenzo, per conto delle famiglie Cuntrera-Caruana. Ferito in un tentato omicidio nel 97, sempre a Ostia, ha gestito ingenti traffici di droga per conto e insieme a Santo Caldarella, luogotenente e latitante delle famiglie mafiose. Arrestato a Luglio durante l’operazione Nuova Alba è in regime di 41 bis insieme a Carmine Fasciani”. Insomma non proprio uno stinco di santo. Don Vito venne gambizzato a Casalpalocco. Sull’’asfalto sette bossoli esplosi da una pistola semiautomatica. Un grosso giro di traffici internazionali di droga e armi che sono continuati, in seguito alla caduta della ‘Banda della Magliana’, con la famiglia mafiosa Caruana-Cuntrera di Siculiana, tramite i fratelli siculianesi Vincenzo e Vito Triassi, ritenuti i “colonnelli” della stessa famiglia, e i Fasciani dell’omonimo clan di Capistrello (L’Aquila). I Cuntrera davano ordini ai Triassi rispetto al traffico di cocaina ed all’usura. Il collaboratore di giustizia Sebastiano Cassia, ha raccontato che:”Per due volte, una direttamente una tramite i Triassi, mi venne chiesto dai Cuntrera di commettere per loro degli omicidi nei confronti dei rappresentanti della famiglia Spada di Ostia, dediti in prima persona alle attività delle estorsione e dell’usura”. E aggiunge:”In quel periodo e tuttora Michele Senese sta dalla parte dei Fasciani, anche per il fatto che hanno interessi comuni nel campo della cocaina: fanno forniture comuni e poi ciascuno vende per conto proprio, Fasciani su Ostia e Senese al Quadraro”. Alle spalle di Veltroni spunta tale Alfredo Colaci, nato a Roma il 1° giugno del 1980, marito della figlia di Vito Triassi. “È uno dei volti presentabili dell’organizzazione – spiega – spiega Ambrosini -. “Uomo di fiducia è l’intestatario di alcune attività i cui veri proprietari sono il genero, Triassi Vito e suo fratello Triassi Vincenzo (Bar Ronin, La spiaggetta ora Kuna Matata, un supermercato ecc.). Arrestato anche lui a Luglio nell’operazione Nuova Alba con l’accusa di associazione di stampo mafioso, è  stato scarcerato poco dopo dal Tribunale del Riesame e ora attende il giudizio. Non solo un prestanome ma anche uomo fidato e presente”. 

Potevano mancare tali criminali all’inaugurazione “dell’are balneare, realizzata sul Lungomare di Ostia (di fronte all’ex Colonia Vittorio Emanuele sul Lungomare Toscanelli), in un tratto di spiaggia in concessione al Comune di Roma e farsi fotografare con le istituzioni? Certo che no. La sfacciataggine dei delinquenti non ha limiti. Eccoli, quindi, tranquilli e sorridenti, al fianco, oltre che con Veltroni, con il Consigliere delegato per l’handicap, Ileana Argentin, il Consigliere delegato per il litorale, Paolo Orneli e il Presidente della commissione area metropolitane e regolamenti, Luigi Vittorio Berliri. “Era una necessità che sentivamo forte quella di garantire l’accesso alle strutture in una condizione di completa uguaglianza per tutti – ha commentato Veltroni all’epoca – un segno di grande civiltà che speriamo venga presto ripreso anche dai gestori degli stabilimenti privati”. 

“Perché Veltroni è stato messo nelle condizioni di inaugurare una struttura che era nelle mani della mafia ostiense?” è la riflessione di Ambrosini che facciamo anche nostra. Poteva un sindaco non sapere chi erano i componenti della cooperativa che doveva gestire quel progetto? Delle due l’una: o Veltroni sapeva e il fatto si giudica da se oppure Veltroni non sapeva. In quest’ultimo caso il fatto sarebbe ugualmente grave in quanto dobbiamo riconoscere, evidentemente, che amministratori e politici non sono in grado di sapere con chi hanno a che fare. E con loro anche le forze dell’ordine: a pochi metri dalla struttura c’è la sede dei Vigili urbani. Vuoi vedere che per gli stessi vigili vale la il pensiero veltroniano:”Contro la mafia ma anche…”?

Antonio Del Furbo

 

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