Papà Di Maio abbatte i capannoni abusivi a sue spese

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Tre i manufatti abusivi che Antonio Di Maio aveva costruito abusivamente in un terreno di sua proprietà a Mariglianella.

 

Un abbattimento avvenuto a spese dello stesso Di Maio rispettando l’ordinanza che era stata emessa dal Comune del piccolo centro campano a gennaio scorso. Erano 90 i giorni concessi dall’amministrazione per l’abbattimento delle costruzioni.

A novembre scorso il settore Urbanistica e Ambiente avviarono il procedimento per formalizzare l’ordinanza di demolizione degli immobili abusivi.

I funzionari del Comune riscontrarono irregolarità urbanistiche dei manufatti chiedendo ai proprietari dei terreni di fornire le controdeduzioni. Ultimo passaggio, prima di chiudere la pratica con l’ordinanza di abbattimento.

Parallelamente partirono due inchieste: una per reati ambientali e un’altra per abusi edilizi riunite in un unico fascicolo. Il Giornale anticipò un terzo filone collegato ai passaggi di società dell’attività imprenditoriale di Di Maio senior. In ballo un atto di ipoteca da parte di Equitalia per un debito di 176.724 depositato negli archivi della Conservatoria di Santa Maria Capua Vetere. “Gli anni al centro degli accertamenti fiscali sono compresi tra il 1995 e il 2005: i due enti creditori verso Di Maio senior sono Inps e Agenzia delle Entrate” scrive il quotidiano. La cartella esattoriale contiene iscrizioni a ruolo per mancato il pagamento di Iva, Irap, Ires. E poi c’è tutta la parte del contenzioso contributivo con l’Inps. Dal primo gennaio 2006, per lo Stato il papà del vicepresidente del Consiglio non ha più alcuna attività censita dal Fisco. Cancellando la ditta individuale che aveva costituito nel 1995, c’è il sospetto che Di Maio avrebbe tentato di scappare dal Fisco.

Nel 2006, però, la moglie di Antonio Di Maio costituisce una nuova ditta individuale, Ardima Costruzione. L’attività è uguale a quella chiusa dal marito. Nel 2013 la ditta sarà donata ai figli Luigi e Rosalba Di Maio. Mentre l’attività rimarrà nelle mani di Antonio Di Maio.

“Non esiste nessuna elusione fraudolenta. Nel 2006 ho deciso di chiudere la mia azienda per debiti tributari e previdenziali che non ero in grado di pagare. Questi avevano bloccato l’attività di impresa per cui non vi era altra strada che chiuderla. Non ho sottratto i miei beni alla garanzia dei creditori, tanto è vero che, 4 anni dopo, nel 2010, Equitalia iscrive ipoteca legale su due terreni e un fabbricato. Successivamente mia moglie ha avviato una nuova attività di impresa che ha pagato regolarmente le tasse”, dichiarò il papà del ministro.

L’ufficio tecnico del Comune ha rigettato le controdeduzioni dello stesso Di Maio sanando solo uno dei quattro manufatti presenti nel terreno di sua proprietà. Lo stesso Antonio Di Maio, nelle sue controdeduzioni aveva ammesso l’abuso edilizo dei tre capannoni. Uno di questi era anche abitabile.

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