Pescara: flop a 5 stelle nonostante la sfilata dei big nazionali

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Era stato preannunciato a megafoni spianati l’arrivo dell’establishment a 5 stelle a Pescara. Quelli di Rousseau, della “piattaforma che ha rivoluzionato il contratto con i cittadini” guidata da quelli che, in pieno conflitto d’interessi, presentano liste comunali escludendo gli “avversari”. Ma, ha assicurato il Di Maio davanti a una piazza di circa cinquecento persone (pochini, eh), “da domani sarà tutto diverso perché approveremo la legge sul conflitto d’interessi.” Dunque, da domani, appunto, un socio di Rousseau non potrà più approvarsi la propria lista e mettere fuori gioco la concorrente? Chissà. Fatto sta che il buon Silvio, deriso in pubblica piazza davanti a una folla non molto entusiasta, “deve iniziare a preoccuparsi” secondo il buon ministro del Lavoro. E a tremare dovranno essere anche quegli editori che utilizzano la clava dell’informazione per colpire i duri e puri dei 5 stelle.



L’operazione verità è passata sabato sera da Pescara toccando le menti illuminate degli onesti in occasione del Rousseau City Lab, in cui i big nazionali hanno parlato del progetto Città del Futuro. E c’erano proprio tutti. Tutti con le verità in tasca e tutti a lottare sulla sabbia pescarese contro il nemico: tv, stampa, vecchia politica, “quelli che…ci vogliono far cadere” compresi “i signori che ci hanno governato in precedenza”. Insomma, in una parola: il potere. “Io a casa, prima di essere eletta, gridavo da sola contro quella politica che ci ha portato sul lastrico” ha urlato la vicepresidente del Senato (pensate un po’) Paola Taverna. Ora, però, la Taverna dimentica un piccolo particolare ovvero che il potere è lei. Nelle stanze del potere fanno capolino da un anno Di Maio, Bonafede, Raggi, Toninelli, Grillo e altre centinaia e centinaia di onorevoli.

“Dateci tempo” ha detto la Virginia catapultatasi direttamente dalle buche romane alla spiaggia adriatica. Tempo, tempo e ancora tempo. Quanto tempo? Lo stesso che è stato dato a Marino (qualche mese) per poi essere stato preso a pedate per un divieto di sosta proprio da un De Vito a 5 stelle arrestato per corruzione? Forse. Non c’è tempo perché il mondo corre più veloce delle promesse da campagna elettorale.

“A me la tv non manca perché mi piace fare quello che faccio” ha puntualizzato Paragone, ex leghista, ex vicedirettore di Raidue in quota centrodestra ed ex conduttore di La7. Uno, insomma, che sa quanto valga la politica per fare carriera in tv e, soprattutto, in politica. “Mi hanno fatto fuori perché ero contro le banche” ha aggiunto l’ex leghista, l’ex vicedirettore di Raidue in quota centrodestra nonché l’ex conduttore di La7. Se sei potere, in sintesi, c’è sempre un altro sconosciuto e non ben identificato potere pronto a farti fuori se sei un 5 stelle. Che sfiga. “Ma noi siamo una famiglia, noi stiamo bene insieme, noi siamo più forti di loro” ha tuonato l’aspirante (senza successo per due volte) presidente di Regione, Marcozzi. E, infatti, la famiglia non l’ha votata.

“Oggi a Parigi oltre centomila persone decidono come si spende il 5 per cento del budget cittadino. Succede a New York, a Helsinki, a Barcellona, perché non deve succedere anche nelle nostre città?” ha chiesto Casaleggio. Giusta domanda. Ma io vorrei capire anche perché ogni deputato versa una quota di soldi pubblici alla società privata Casaleggio associati. 

 

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