Politica e Sanità: chi vuole spostare la cardiochirurgia da Chieti a Pescara?

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C’è una storia che merita di essere raccontata perché apre uno squarcio sul mondo della Sanità abruzzese, da un lato, e le attività politiche, dall’altro.

Partiamo, intanto, da un nome: Gabriele Di Giammarco, direttore della Cardiochirurgia dell’ospedale di Chieti. Dal 2010 Di Giammarco è professore Ordinario Chirurgia Cardiaca presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti (MED/23). Non solo: è autore di più di 100 pubblicazioni su riviste Nazionali ed Internazionali e di numerosi capitoli di libri.

Di Giammarco, spesso sulle cronache per l’eccellenza del suo reparto, ha, recentemente, portato a termine un intervento su una giovane mamma colpita da un’ischemia cerebrale. Dapprima ricoverata all’ospedale di Pescara e poi trasferita a Chieti, è stata salvata grazie all’intervento dell’equipe del direttore. “Abbiamo lavorato utilizzando una ecografia epimiocardica ad alta risoluzione” ha spiegato Di Giammarco dopo aver eseguito l’operazione coadiuvato dalla sua équipe, “al fine di localizzare con assoluta precisione il trombo, e quindi rimuoverlo praticando una piccola incisione sul ventricolo sinistro.” Dopo una breve degenza in Terapia intensiva, la donna è stata trasferita in un centro di riabilitazione.

Un vanto, dunque, per la Sanità pubblica. Ma, come in tutto il settore pubblico, spesso accade che la politica ci metta lo zampino. E così accade che Di Giammarco, candidato con l’ex vicepresidente del Csm alla corsa delle regionali nel 2018, avrebbe scontato qualche ripicca politica da parte di alcuni avversari.

Si parte a inizio dell’anno scorso con una lettera che un medico, proprio della Cardiochirurgia, scrive a un collega con tanto di insulto al primario del reparto, ovvero a Di Giammarco. Caso (o distrazione) vuole che quella mail arrivi anche al diretto interessato e a cui giungono, contestualmente, le scuse dell’autore della missiva. Fatto sta che la vicenda finisce davanti al Tar. Invidie tra medici le definisce Di Giammarco. Ma il contenzioso, dopo la sentenza del Tar arriva al Consiglio di Stato. A sollevare la questione innanzi ai giudici amministrativi è l’ex primario, Antonio Calafiore, da 16 anni non più alla guida del reparto.

Dopo la mail inviata per errore al primario il 13 aprile 2017, si dimette il medico Michele Di Mauro. I direttore generale Asl, Pasquale Flacco, ne chiede il motivo e Di Giammarco risponde con una “comunicazione riservata personale” del 30 maggio 2017 in cui parla di un rapporto di “falsa cortesia e di vera ipocrisia”. Quando Di Mauro viene a sapere dell’esistenza della lettera, presenta una richiesta di accesso agli atti ma gli viene consegnata la nota con parti oscurate da blocchi neri. Anche Calafiore “prende visione” della lettera censurata e, convinto che le parti oscurate potessero riguardare contenuti denigratori nei confronti della propria attività professionale, fa ricorso per ottenere il documento in versione originale. Il Tar decide che “Il contenuto della missiva non può ritenersi corrispondenza privata” e l’ex primario avrebbe “un interesse diretto” a sapere cosa c’è scritto nelle parti censurate. Asl e Di Giammarco fanno appello al Consiglio di Stato.

Fin qui la cronaca. Potrebbe esserci, però, un risvolto politico sulla vicenda?
Nel nostro racconto, intanto, spunta un altro nome: quello di Massimiliano Foschi, assistente di Cardiochirurgia. Foschi, però, è anche uomo con un passato politico: il suo nome è stato presente nella terna scelta da Fratelli d’Italia per il candidato presidente della Regione alle elezioni del 10 febbraio 2019. Non solo. Foschi è stato il nome preferito dalla Lega di Giuseppe Bellachioma tanto che il cardiochirurgo è onnipresente nelle attività di Massimo Casanova (suo corregionale) e degli esponenti della Lega.

A detta di alcuni, dunque, dalle parti dell’ospedale teatino ci sarebbero guerre (politiche) interne. Ci sarebbe, ad esempio, la volontà di Calafiore di rientrare alla guida della cardiochirurgia. Appoggio che, tra l’altro, verrebbe dato anche dal Rettore dell’Università di Chieti, Sergio Caputi.

Per quale motivo? Potrebbe essere, per caso, che qualcuno vedrebbe di buon occhio lo spostamento della Cardiochirurgia a Pescara?

Le domande ci stanno tutte visto che il silenzio è assordante sulla vicenda. Un silenzio che continua a esserci anche dopo i due ‘scippi’ ai danni di Chieti: Blocco del nuovo ospedale e una probabile declassificazione dell’ospedale. Insomma, un Dea di II Livello condiviso come, tra l’altro, era indicato dalla passata amministrazione regionale “per superare i campanilismi e migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie”.




E che fine farebbe il Clinicizzato di Chieti? La domanda si potrebbe girare al rampollo della “De Cesare costruzioni” visto che è il probabile candidato alla guida della città per il centrodestra. Proprio la De Cesare costruzioni ha realizzato il grande Polo Cardiochirurgico dell’Ospedale Clinicizzato di Chieti.

Si tratterebbe di capire, in sostanza, se la volontà di spostare la Cardiochirurgia da Cgieti a Pescara possa rientrare nella grande operazione politica della “Grande Pescara”

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