Posso permettermi di chiedere a Travaglio e al sindaco di Arezzo di scusarsi con la famiglia Boschi?

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Domandare è lecito, rispondere è cortesia dice un proverbio. Io, però, che non mi aspetto nessuna risposta da un direttore con l’ego più grande di un pensiero sviluppato da Toninelli, mi do anche le risposte.

di Antonio Del Furbo

Mi chiedo, pur non sventolando manette, se sia opportuno che un direttore di un così importante giornale chieda scusa alla famiglia Boschi per il “Fango quotidiano” buttato in anni d’inchieste e titoloni. Mi chiedo, pur non essendo finanziato da Soros o dal Pd, dal Monte dei Paschi o da Banca Etruria, se non sia il caso che Travaglio faccia un bell’editoriale in cui riconosca che, sì, in fondo le scuse ci stanno tutte.

“Papà Boschi ha mandato in vacca Banca Etruria” scriveva in uno dei suoi soliti editoriali sobri il direttorissimo. E ancora:“Valeva la pena di rottamare un esercito di politici settantenni carichi di mogli, amanti, figli e nipoti da sistemare, per consegnarci a una combriccola di quarantenni provinciali e immaturi che ancora pendono dalle labbra e soprattutto dagli affari dei genitori? Hai voglia a ripetere che le colpe dei padri non ricadono sui figli: ma questi figli sarebbero diventati ciò che sono senza cotanti padri? È l’evoluzione a passo di gambero del familismo amorale italiota, passato dai figli di papà ai papà di figli, dal nepotismo al papismo. Anche i padri per i figli, come i figli per i padri, so’ piezz’ e core.”

Pensate che risate se Travaglio si accorgesse che al governo di oggi ci sono decine e decine di parlamentari provincialotti e immaturi.

E ora che l’archiviazione per Pierluigi Boschi è arrivata per ben due volte cosa dirà il direttore? Già lo vedo in rianimazione in ospedale.

Chiederanno mai scusa personaggi del Fatto come tale Jacopo Fo che, con un titolo da far accapponare la pelle anche ai coccodrilli, scriveva:”Banche, l’uso del seno della Boschi come arma di distrazione di massa”. E giù a sparare sentenze (mediatiche) in cui si raccontava di “miliardi rubati” usando, per mettere a punto il colpaccio, armi di distrazione come “le caviglie della Boschi che sono riusciti a non far vedere, al grande pubblico, il colossale crimine realizzato dai potentati bancari: buona parte dei 361 miliardi di “crediti deteriorati” che hanno portato al disastro le banche, sono i denari prestati agli amici degli amici, senza garanzie”.

E chiederanno mai scusa Miguel Gotor e Alfredo D’Attorre senatori di Liberi e Uguali (esiste ancora?) che sbraitavano per le dimissioni dell’allora sottosegretaria Maria Elena Boschi definendola una “imbullonata alla poltrona”?

E, infine, chiederà mai scusa tale Alessandro Ghinellisindaco di Arezzo che aveva denunciato Luigi Boschi perché avrebbe leso la reputazione della città aretina e quella dei suoi cittadini sia a livello nazionale che internazionale? “Non sono in grado di dare cifre – Ghinelli – ma sono mesi che, del tutto immeritatamente, il brand Arezzo, sulla stampa italiana e internazionale, nei telegiornali della Cnn, sulla tv tedesca, sui giornali francesi, spagnoli perfino cinesi, viene associato alle vicende della famiglia Boschi, a storie di presunte truffe dei risparmiatori e manipolazioni. Per questo riteniamo l’atto un segnale anche verso i cittadini infangati internazionalmente dalla Boschi e dalla sua famiglia senza aver fatto assolutamente nulla per meritarlo. Il ricavato della causa lo destinerò totalmente al ristoro dei cittadini che hanno perso tutto con l’azzeramento di Banca Etruria”.

Chissà quando arriverà quel giorno in cui scopriremo chi è il responsabile della continua destabilizzazione del sistema politico italiano. Chissà quando scopriremo chi paga chi e per quale motivo.

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