Presidente, è finita. Per lei e per l’Italia

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Era nell’aria ed è arrivata. E di certo non è finita. Siamo solo agli inizi. Al rottamatore gli stavano ronzando intorno da qualche tempo. Prima con otto consiglieri del Pd indagati per peculato in Emilia ora con il padre, Tiziano Renzi, indagato per bancarotta. E tra non molto toccherà a lui.

“L’Anm? Che paura” aveva ironizzato il premier rispondendo all’Associazione in merito alle contestazioni sulla riforma della giustizia. “Andremo avanti. L’Anm ha fatto il primo comunicato stampa contro il governo quando ho detto che si metteva lo stipendio massimo dei magistrati a 240mila euro”. E ancora:”deve esserci la responsabilità civile dei magistrati” perché “se un dottore sbaglia paga, se un giornalista sbaglia paga. Perché un magistrato non deve pagare? E vi sembra normale che i magistrati vadano in ferie il primo di agosto e tornino a lavorare il 15 settembre? La responsabilità civile è un fatto di giustizia, lo facciamo. E il tema delle ferie è un fatto di giustizia”.

Parole scandite il 9 settembre a Porta a Porta e, puntuale come un orologio svizzero, arriva la notizia sui giornali dell’iscrizione nel registro degli indagati Matteo Richetti Stefano Bonaccini, braccio destro del premier. E, guarda caso, la Procura gli va a svolgere accertamenti sul conto per un’attività di indagine iniziata da due anni. Candidati che il ‘Fatto’ definisce “cavalli di razza che si sarebbero contesi le primarie per succedere al governatore”. E mentre tutto ciò accade l’Anm, riferendosi al metodo adottato dal governo per riformare la giustizia, dichiara che il comportamento appare come “un grave insulto”. E si spinge oltre:”non potremo tacere di fronte all’inefficacia di una riforma della giustizia definita rivoluzionaria”. 

Tutto finito? Manco per niente. Due giorni dopo esce la notizia che il nuovo amministratore delegato di Eni, Claudio De Scalziindicato dal Governo Renzi il 14 aprile 2014 a dirigere l’Ente, è indagato dalla Procura di Milano per corruzione. De Scalzi, secondo gli inquirenti, avrebbe pagato una tangente di 200 milioni di dollari per ottenere in concessione il campo di esplorazione petrolifera Opl 245 da parte della società Malabu. Dopo la notizia il titolo a Piazza Affari è scende all’1,5%.

Renzi non si arrende e lancia missili terra-aria:”né uno scoop né un avviso di garanzia sono materia sufficiente per imporre al governo di cambiare la politica aziendale di ENI”. Quindi la riflessione:”In queste ore la prima azienda italiana, la ventiduesima al mondo, che ha decine di migliaia di lavoratori che dimostrano come una realtà industriale del nostro paese possa fare grandi cose, è stata raggiunta da un avviso di garanzia, da un’indagine. Aspettiamo le indagini e rispettiamo le sentenze, ma non consentiamo a nessuno scoop, a nessun avviso di garanzia più o meno citofonato ai giornali, di mettere in difficoltà migliaia di posti di lavoro”.

Tutto finito? No. Oggi arriva l’altra bomba: indagato a Genova il padre del premier per bancarotta. Il fatto curioso è che è stata presentata una richiesta di proroga di indagini al Gip. Indagine nata all’indomani del fallimento della Chil Post, società di distribuzione di volantini e giornali. “Renzi senior ha ricevuto l’avviso di garanzia dei pm genovesi tre giorni fa nel momento in cui è stata chiesta la proroga delle indagini al gip lunedì 15 settembre” scrive il ‘Fatto’. E il 15 settembre non è una data a caso ma il giorno della presentazione alla Camera del piano Millegiorni in cui Renzi ha parlato di citofonate ai giornali.

Alla veneranda età di 63 anni e dopo 45 anni di attività professionale ricevo per la prima volta nella mia vita un avviso di garanzia” ha dichiarato in una nota Tiziano Renzi. “I fatti si riferiscono al fallimento nel novembre 2013 di una azienda che io ho venduto nell’ottobre 2010. Sono certo che le indagini faranno chiarezza ed esprimo il mio rispetto non formale per la magistratura inquirente ma nel dubbio, per evitare facili strumentalizzazioni, ho rassegnato le dimissioni da segretario del circolo del Pd di Rignano sull’Arno“.

Come mai solo ora appaiono certe notizie? Eppure di questioni che riguardavano la famiglia Renzi andavano in giro da un po’ tant’è che Zone d’Ombra scrisse un approfondito reportage. Ma forse all’epoca a nessuno conveniva parlare di processi e questioni più o meno legate al premier. Forse perché qualcuno stava ancora scrutando il buon Matteo.

“Oggi mi hanno detto che abbiamo contro magistrati e Forza Italia. E io ho risposto: ‘Ma vieni, alla grande’. Qualcuno si arrabbia? Si arrabbi. Fanno sciopero? Facciano sciopero. Possono fare quello che credono. La gente mi dice di non mollare. E io non mollo”. 

Se fossi in Renzi seguirei il consiglio di Luigi Amicone su ‘Tempi’:”Vogliamo rialzare la testa e sciogliere il sistema-paese dalle catene? Tagliamo le unghie ai pm e sottoponiamo anche loro a controlli. Separiamo le carriere dei magistrati (e dei giornalisti da quelle dei magistrati). Ed estirpiamo la logica correntizia e politica dal Csm. Frantumiamo l’ipocrita obbligo dell’azione penale che serve solo a imporre l’obbligo di discrezionalità e arbitrio delle indagini. E impediamo che le intercettazioni siano le pallottole del plotone di esecuzione giornalistico prima e fuori di ogni processo. Solo riportando la corporazione dentro l’alveo di uno Stato di diritto si può evitare la condizione di fine vita in cui si dibatte l’autorità politica e ogni altra gerarchia non giudiziaria della società italiana.”

Antonio Del Furbo

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