Primadanoi muore definitivamente: in terra di mafie

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Dopo la chiusura annunciata il 26 settembre scorso, il quotidiano online torna con un nuovo editoriale del direttore Alessandro Biancardi che annuncia il fallimento della raccolta fondi che avrebbe dovuto dare nuova vita al giornale.

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di Antonio Del Furbo

“Non si può morire due volte. Questa è l’unica certezza”Così inizia l’ultimo editoriale con cui Biancardi, ormai ex direttore della testata giornalistica, annuncia la chiusura definitiva di Primadanoi

Dunque, nessun ripensamento, anche perché “L’ardito esperimento della raccolta fondi dei lettori è fallito miseramente, come era persino molto probabile” precisa Biancardi. “È mancato quell’impulso corale che in molti si attendevano e per questo abbiamo deciso di chiuderla in anticipo perchè è chiaro che non si potrà raggiungere in alcun modo l’obiettivo.” La chiusura della raccolta fondi era prevista per il 31 gennaio con l’obiettivo di 100mila euro. 

“Molto di quello che si era programmato, inoltre, non si è fatto e non si farà”e, aggiunge Biancardi “quello che era meno prevedibile era l’evaporazione di ogni buon proposito espresso da tantissime persone lo scorso 26 settembre. E non ci riferiamo al versamento delle quote ma al passaparola e a ‘fare rete’ per sposare l’iniziativa di rinascita. Del resto viviamo in una società liquida e volatile dove tutto passa in fretta e scompare senza lasciare segno nel cuore e nella memoria. Quello che si dice ora (persino credendoci) diventa l’opposto qualche ora dopo.”

La proposta di rinascita (Primadanoi Revolt) era stata fortemente voluta da un nutrito gruppo di persone. Una inziativa a cui la testata aderì presentando un piano aziendale per proseguire una storia di 13 anni.

“In un mondo così – si legge nell’editoriale – tuttavia, passano e scorrono via anche le cose importanti, quelle di valore, i principi inderogabili, i valori veri, persino la coscienza sociale e civile e pure le cose giuste. Tutto si perde nella frenesia virtual-social-multitasking, secondo dopo secondo, distratti da mille altre cose nuove, che distolgono e sono sempre più futili. Se è così noi possiamo fare ben poco.”

Poi l’appello a chi ha donato fondi:“Per quanto riguarda la parte ‘esecutiva’ della raccolta fondi il fondo per noi disponibile ha raggiunto quota 4351 euro. Le donazioni da 250 e 500 euro saranno restituite (2500 euro)  al netto dei costi di transazione (persone che non ringrazierò mai abbastanza e alle quali chiedo personalmente scusa per l’illusione provocata). Le quota restanti (circa 1851 euro) non basterà nemmeno per coprire il costo annuale (già anticipato) per tenere on line il sito per un anno.”

Infine la riflessione:“siamo arrivati troppo ‘prima’, cioè in un tempo sbagliato, acerbo e immaturo, in una terra (‘da noi’) ancora zavorrata, impreparata e refrattaria, non tanto ai cambiamenti, quanto ai miglioramenti. Abbiamo cercato di raccontarlo in questi anni con la speranza di creare la consapevolezza che sapere volesse dire ‘potere’ ma ci siamo sbagliati. Paghiamo noi che falliamo ma pagate anche voi (magari senza accorgervene). Incassano pochi feudatari ma solo grazie ai tanti vassalli sottomessi. Addio (e in un batter di ciglia sarà come se nulla fosse mai accaduto).”

Primadanoi è stato il primo giornale online d’Abruzzo che si è distinto fin da subito per il taglio editoriale e il metodo di lavoro. Numerose sono state le inchieste e gli scoop ripresi spesso dall’informazione nazionale come, ad esempio, quello dell’esperimento Sox sotto il Gran Sasso. Un quotidiano che ha sofferto anche il diritto all’oblio e citato addirittura dal Guardian.

Oggi muore un quotidiano, appunto, ma ne restano altri, con grandi editori alle spalle. In un Abruzzo, appunto, in cui le cordate hanno soldi, tanti soldi, e legano i loro interessi alla Sanità, ad esempio, comprando giornali e tv per avere un ritorno d’immagine (ma anche un potere enorme). Primadanoimuore nell’indifferenza generale e paga, probabilmente, una linea edtoriale incisiva ma unica e che, in un mercato libero, avrebbe attratto investitori (e soldi, tanti soldi) travolgendo pseudo editori di pseudo giornali e pseudo tv.Primadanoi muore ma restano testate inutili, al servizio dei ‘padroni’ che dettano quotidianamente le linee editoriali. Quotidiani da cui i “leoni da tastiera” e i “laureati” di Facebook si abbeverano come somari digitali 4.0. Siamo diventati il popolo del ‘like’, che sparano idiozie sui Social e si credono menti eccelse. Siamo il popolo della ricondivisione virale del pensiero: del nostro. Degli altri ci frega poco, quel tanto per capire se traiamo vantaggio oppure no. Siamo ormai divisi in sette “sataniche” e abbiamo abdicato il potere del pensiero al capo politico che più ci rappresenta (e ci fa favori). Questo è. E basta aprire un qualsiasi quotidiano per capire come i “capi setta” paghino per manipolare e raccontare storie che non esistono. Siamo vittime di un grande Truman Show: ma, essendo capre, non ancora lo sappiamo.

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