Processo Bussi (Pe): per i giudici l’acqua non era inquinata. Eppure…

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L’Avvocatura dello Stato aveva chiesto quasi 2 miliardi di risarcimento a Edison per aver provocato danni all’ambiente e all’immagine del territorio.

“Il peggiore scandalo della storia abruzzese” lo ha sempre definito il Forum dei Movimenti per l’Acqua il disastro ambientale che ha coinvolto Bussi e la Valpescara. Ed è evidente che la Corte d’Assise di Chieti non l’ha pensata alla stessa maniera visto che l’assoluzione di tutti e 19 gli imputati al processo

Per decine di anni e fino al 2007 i Pozzi Sant’Angelo sono stati contaminati da solventi tra cui clorurati tossici e probabili cancerogeni quali tetracloruro di carbonio, cloroformio, esacloroetano, tricloroetilene e tetracloroetilene e il temibile pentalorobenzene. A valle circa 700mila persone hanno bevuto acqua contaminata visto che i pozzi rifornivano tutta la Val Pescara. 

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Ad essere convinti che per tutti gli anni ’60 nel fiume Tirino è stata sversata, dal sito industriale chimico di Bussi, una tonnellata al giorno di veleni residui della produzione, i due pm Annarita Mantini e Giuseppe Bellelli. E secondo l’accusa, alcuni degli imputati sono stati a conoscenza dei problemi di clorurati nell’acquedotto Giardino sin dal 1992. Il tutto confermato dagli atti di un documento che si riferisce alla conclusione di una riunione. 

Questione confermata anche dalle associazioni ambientaliste che, dopo aver ottenuto l’accesso agli atti, diffuse i dati più recenti relativi ad una parte consistente del Sito Nazionale per le Bonifiche di Bussi.

Il quadro nel 2012 è apparso sconfortante. Su 43 parametri presi in considerazione (singole sostanze o gruppi di sostanze, tutte tossiche e/o cancerogene) per 35 sono stati riscontrati superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (o dei limiti indicati dall’Istituto Superiore di Sanità) per la falda superficiale e 23 per la falda profonda. La stragrande maggioranza dei piezometri della rete di monitoraggio posta all’interno dell’area industriale evidenzia superamenti dei limiti. Alcune sostanze mostrano superamenti di enorme entità: il cloroformio 453.333 volte i limiti nella falda superficiale e 46.607 volte nella falda profonda; il tricloroetilene 193.333 volte nella falda superficiale e 156 nella profonda; il mercurio 2.100 volte nella falda superficiale; il diclorometano 1.073.333 volte in falda superficiale e 3.267 volte nella falda profonda; il tetracloruro di carbonio 666.667 volte nella falda superficiale e 3733 volte nella falda profonda.

Per ciò che riguardava i pozzi tra il 2007 e il 2012, il monocloroetilene ha avuto picchi di 106 volte il limite di legge per la falda superficiale e 264 volte per la falda profonda; inoltre superamenti si sono verificati anche recentemente nei monitoraggi del 2012.

Per i pozzi della Val Pescara nel biennio 2011-2012 la falda superficiale è risultata di ben 11 parametri oltre i limiti di legge, mentre per la falda profonda sono stati 12 i parametri non conformi. Tra questi, sostanze estremamente tossiche e/o cancerogene come, a mero titolo di esempio, il benzene (33 volte i limiti nella falda superficiale) il monocloroetilene (132 volte nella falda superficiale e 112 volte nella profonda), l’esacloroetano (16 volte nella falda superficiale e 152 volte nella falda profonda). Pertanto esistono lungo il Pescara ulteriori fonti di contaminazione.  

Cosicché nel 2007 l’Istituto Superiore di sanità in una relazione riporta le conclusioni delle analisi delle acque contaminate dalla discarica. Per l’Iss “la qualità dell’acqua è stata indiscutibilmente, significativamente e persistentemente compromessa per effetto dello svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento”. Dunque, l’acqua risultò “contaminata da sostanze di accertata tossicità” quindi inidonea al consumo umano.

ZdO

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