Procuratore Greco: “Fisco forte con i deboli e debole con i forti”

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Ci va giù pesante il procuratore capo di Milano, già pm del pool Mani Pulite durante Tangentopoli, Francesco Greco. “L’evasione fiscale -dice- è uno dei fattori del declino di questo Paese. Rinunciare a 109 miliardi annui di incassi ci rende tutti meno ricchi, perché è evidente che se tutti pagassero le tasse queste potrebbero diminuire, oltre ad avere servizi migliori e creare lavoro.”

Per il procuratore c’è un problema culturale enorme: “mischiamo spesso la lotta all’evasione con le politiche fiscali, che con la prima non c’entrano niente. Dovrebbe seguire un proprio percorso naturale e nessun go- verno ci deve mettere le mani. Questo è quello che avviene in tutti i Paesi tranne che in Italia. Non è più possibile continuare a mischiare questi due mondi che sono completamente diversi. E quando poi si affronta il mondo del contrasto all’evasione fiscale ci dobbiamo metter in testa che ci vuole una normalità operativa (…) ci vogliono strumenti, mezzi adeguati, forse riforme ordinamentali e riforme dei reati e del processo”. Dunque “Se si vuole mettere veramente al centro dell’attenzione la lotta all’evasione fiscale occorre fare 5, 6, 7 proposte precise (…). Bisogna anche tener conto che se non funziona la riscossione si possono fare salti mortali ma non si risolve nulla tant’è che i soldi che vengono indicati come fatturato del ‘modello Milano’, fatto da GdF e Agenzia delle Entrate, sono entrati perché c’è stata una adesione all’accertamento da parte dei gruppi che hanno pagato. Ad esempio il gruppo Gucci, che ha pagato un miliardo e 250 milioni. Il problema della riscossione in Italia dell’ex Equitalia viaggiava intorno a un non riscosso che varia dai 400 ai 700 miliardi. Il dato di riscossione medio era del 5%. È il mondo della riscossione che non funziona quindi si può partire dall’inizio sul rapporto tra cittadino e fisco, ma poi si deve intervenire sulla fine. (…)”.

In buona sostanza “La lotta all’evasione deve essere fatta seriamente, prescindendo da chi sta al governo, da chi sta al Tesoro. In America la lotta all’evasione è una cosa molto seria ed è ritenuta doverosa non tanto per incassare soldi, ma perché l’evasione è il simbolo della rottura del patto democratico tra cittadino e Stato, l’evasore è un ladro di Stato tant’è che le carceri americane sono piene di evasori fiscali e lo stesso succede in Germania. (…) Invece in Italia c’è una cosa strana che colpisce: nei confronti degli evasori fiscali c’è sempre un atteggiamento di “perdonismo”. Distinguiamo, non parliamo di “tartassati”. Le tasse alte le paghiamo tutti, non è che se non voglio pagare una tassa alta evado. Questo perdonismo è insopportabile. Lo Stato deve intervenire verso i soggetti che si trovano in difficoltà, ma se io non pago più l’Iva perché altrimenti non riesco a pagare gli operai la vera domanda che mi devo porre è: ma il tuo business vale la pena che vada avanti o no?(…). Il problema è che dal perdonismo oggi stiamo passando al giustificazionismo. Ho letto alcuni articoli in questi giorni che dicevano ‘il problema non sono le manette’ o ‘non è il contante’. Il problema è che c’è l’evasione fiscale io devo trovare tutti i modi per contrastarla. Punto. Se aumentare la pena di un reato è un mezzo per contrastarla la aumento. Se vietare l’uso del contante è un mezzo per contrastarla lo faccio. Io sono stanco di essere preso un po’ in giro da questa storia per cui se sei un extracomunitario che ruba una lattina di birra al supermercato vai in carcere, se sei un evasore fiscale da un milione di euro ti devono anche ringraziare alla fine. (…) Bisogna cominciare a capire che una quota consistente di quello che si recupera deve essere utilizzata unicamente per abbassare le tasse. Questa storia che parlare di evasione fiscale non porta voti è ridicola, significherebbe che questo è un Paese dove la maggioranza è fatta di evasori fiscali e non è vero.”

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