Province: 9mila stipendi che non producono nulla

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Il rischio è che gran parte degli ex dipendenti provinciali possano non essere ricollocati in altre strutture pubbliche.

Sono 20.000 in tutto i lavoratori pubblici in esubero che dal 1 gennaio non avranno una collocazione precisa. Se da un lato sono state tagliate le Province dall’altro la legge di stabilità ha imposto agli altri enti pubblici una spending review tale da non permettere il riassorbimento dei lavoratori.

Cosa succederà quindi? Di licenziamenti manco a parlarne visto che il sindacato è già sul piede di guerra dopo aver fiutato tale possibilità.

L’obiettivo è garantire un lavoro a ognuno di loro vicino casa” ha dichiarato il ministro della Funzione pubblica Marianna Madia. E ci mancherebbe che un dipendente pubblico, specie in tempi di crisi,possa farsi qualche chilometro in più per andare a lavorare.  

Parte dei lavoratori dovrebbero essere ricollocati tra agenzia delle Entrate, Regioni e Comuni che, a loro volta però, non hanno fondi. La buona notizia è che circa 3000 dipendenti sono prossimi alla pensione e che potrebbero andare via con un incentivo. In 9000 attualmente sono senza collocazione e, nel giro di due anni, potrebbero essere messi fuori servizio con l’80% dello stipendio. 

La quasi totalità dei presidenti di Regione hanno ribadito un secco no all’assorbimento del personale. Tra l’altro, i pochi euro a disposizione delle Province non permetterebbero di garantire i servizi ai cittadini ancora a carico delle Province, cioè quello della manutenzione stradale, dell’edilizia scolastica e dela difesa del suolo.

ZdO

 

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