Province: quelli che non mollano e raddoppiano

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Dunque è fatto. Lo scippo di sovranità è avvenuto a favore dei nominati della politica. Lontani i tempi in cui il premier Renzi raccontava di un maggiore snellimento dello Stato a discapito degli apparati di partito e dei dipendenti a tempo pieno della segreterie. Oggi è chiaro a tutti (o quasi) che le Province verranno conservate per scaricarci trombati ed ex amministratori per accentrare poteri nelle mani di pochi.

Ad aprile scorso la Camera votò il ddl Delrio riguardante città metropolitane e Province. Le opposizioni con Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Sinistra Ecologia e Libertà votarono contro. Renato Brunetta gridò addirittura al golpe. 

A vedere le cifre dei risultati del voto di oggi, forse, l’esponente di Forza Italia tutti i torti non li aveva. Nei fatti è accaduto che c’è stato un accentramento di poteri nelle mani degli uomini del Pd e un annichilimento dell’opposizione. A Rieti, Frosinone e Latina i Dem conquistano tutto con il sostegno del’Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano. Stesso discorso a Foggia, Brindisi, Potenza e Matera così come in Abruzzo per le province di Pescara, Teramo e Chieti. E il trend, in tutta Italia, rimane uguale.

Ma se le città metropolitane dal 1° gennaio 2015 subentreranno alle Province omonime così da succedere ad esse in tutti i rapporti attivi e passivi ed esercitandone le funzioni nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica e degli obiettivi del patto di stabilità interno, perché sono stati fatti fuori i democraticamente eletti che, comunque, avrebbero potuto rappresentare una garanzia di controllo per i cittadini?

Il 14 maggio 2013 il Movimento 5 stelle presentò un disegno di legge costituzionale che prevedeva “l’abolizione VERA delle province” e che il parlamento ignorò. Profetiche furono le parole dell’onorevole Vincenzo Sant’Angelo (M5S):”La casta eleggerà la casta, scelta dalla casta”.

Un aumento vertiginoso delle poltrone:”Attualmente nei comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da 6 consiglieri. Col disegno di legge Delrio invece abbiamo 10 consiglieri e 2 assessori”. Nei comuni “con popolazione da 1.000 a 3.000 abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da sei consiglieri e due assessori. Col disegno di legge Delrio abbiamo 10 consiglieri 2 assessori. Nei comuni da 3.000 a 5.000 abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da sette consiglieri e 3 assessori. Col disegno di legge Delrio invece abbiamo 12 consiglieri 4 assessori. Nei comuni da 5.000 e fino a 10.000 abitanti, il consiglio comunale è composto, oltre che dal sindaco, da dieci consiglieri e 4 assessori. Col disegno di legge Delrio invece abbiamo 12 consiglieri 4 assessori”.

Conti alla mano “cacciati dalla porta 1.774 consiglieri provinciali eletti” e fatte “rientrare dalla finestra 26.000 nuovi consiglieri e 5.000 nuovi assessori“. E Grillo aggiungeva:”un Governo dichiarato incostituzionale vuole fare riforme costituzionali con contenuti incostituzionali”.

E FdI parla di “un vero e proprio oltraggio alla democrazia perché ad eleggere il Presidente e i Consigli provinciali” non sono stati “i cittadini ma i Sindaci e i Consiglieri comunali della provincia. Elezioni che creano “uno squilibrio territoriale perché avvenuta mediante un sistema di ‘ponderazione’ del voto che avvantaggia i grandi comuni a discapito dei più piccoli” aggiunge il partito della Meloni.

Insomma appare chiaro che in pochi, nelle segrete stanze di partito, decideranno del futuro dei cittadini a cui è stato sottratto il voto.

ZdO

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