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Era la mattina del 29 settembre 2016 quando l’allora pubblico ministero, Michele Nardi, diede l’ordine di sgomberare le famiglie che occupavano lo stabile, tra cui un ragazzo disabile con i suoi genitori e una anziana signora diabetica, e fece arrestare Simone Di Stefano. Il leader di Cpi, con alcuni militanti, dopo aver tentato di impedire che le due famiglie italiane finissero in mezzo a una strada, fu ammanettato dalla municipale. Oggi, quel pm titolare del processo contro di loro, Michele Nardi, è in carcere con l’accusa di associazione per delinquere, corruzione in atti giudiziari e falso per fatti commessi tra il 2014 e il 2018.


L’inusuale presenza “fisica” di un pm sull’uscio di uno stabile da sgomberare, lascia più di un dubbio sulla regolarità delle operazioni di via del Colosseo. E mentre Nardi è in carcere le due famiglie italiane sono ancora in mezzo a una strada.

Si potrebbe supporre che la presenza di un pm e di un comandante come Antonio Di Maggio era a dir poco fuori luogo? Proprio Di Maggio è già noto alle cronache per essere entrato nelle intercettazioni riguardanti le inchieste di Mafia capitale per la gestione dei campi nomadi,  luoghi ovviamente dove la squadra speciale si guarda bene dall’intervenire.

Ma il pm Nardi è noto anche per aver eseguito sgomberi e sfratti a Roma provocando una vera e propria emergenza sociale.

Donne sole con bambini, anziani, persone con gravi problemi di salute e tante famiglie a basso reddito sono state buttate in mezzo alla strada in questi anni da un giudice, proprio dal sostituto procuratore Michele Nardi, assegnato al Tribunale di Roma dal 2012 e arrestato lunedì per corruzione ed associazione a delinquere per fatti commessi quando era in servizio presso il Tribunale di Trani.

A lui ricorrevano la Direzione per gli Interventi Alloggiativi del Comune di Roma ed il suo direttore Aldo Barletta per eseguire gli sgomberi dalle case popolari. Una lista di migliaia di persone considerate “occupanti abusivi”, che senza alcuna valutazione delle reali condizioni economiche, sono state messe per strada, spesso utilizzando procedure d’urgenza pur in presenza di situazioni conclamate da anni.

“Da tempo denunciamo l’accanimento contro persone in evidente difficoltà esercitato dal Comune di Roma ed in particolare dagli uffici sotto la direzione del dott. Barletta” spiega l’Usb.

Aldo Barletta è entrato in Comune nel 1987 come impiegato, e nominato nel luglio del 2014 dirigente del Dipartimento politiche abitative. Barletta è oggi il vero sindaco di Roma, perché decisore ultimo della più grave e annosa questione sociale della città, attorno a cui girano miliardi di euro e che rappresenta il punto di snodo della relazione tra Comune e palazzinari.

Barletta al posto di affrontare il problema ha preferito risolvere le metastasi (il sistema corrotto delle finte cooperative sociali, il rapporto perverso tra palazzinari e mercato degli affitti, l’esternalizzazione dei servizi sociali), ha preferito uccidere il corpo del malato: gli abitanti di che vengono sfrattati senza motivi e senza soluzioni alternative. Poi, i canoni di locazione degli alloggi Erp vengono innalzati e i redditi di accesso diminuiti. La soluzione all’emergenza abitativa indicata da Barletta è quella di eliminare le famiglie in emergenza, invece di allargare gli strumenti risolutivi. Per questo da qualche anno è stato creato il “gruppo Spe” – Sicurezza pubblica ed emergenziale – agli ordini di Antonio Di Maggio. Un gruppo apposito di “picchiatori” che interviene al momento dello sfratto non rispondendo neanche alle forze di Polizia o dei Carabinieri.

Di admin

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