Quelli che…boicottiamo Sanremo per lo stipendio di Conti. Ma non sanno di cosa parlano…

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Sanremo che arriva, polemica che inizia. E, diciamo, che siamo anche un po’ stanchi.  

di Antonio Del Furbo

Non passa edizione che non si inneschi una polemica intorno al Festival nazionale della musica italiana. Quest’anno, poi, tra terremoti e disgrazie generate anche dal maltempo, la caccia allo spettatore sanremese è diventata ancora più estrema. Su Facebook, su WhatsApp, su Twitter, non c’è stato Social uscito indenne dai divulgatori seriali del “Boicottiamo Sanremo per gli stipendi”.

Intanto, c’è da dire, che ai “divulgatori della verità assoluta” la campagna di sensibilizzazione per boicottare Sanremo è andata male: la prima serata del Festival, infatti, ha raccolto in media 11 milioni 374 mila spettatori con il 50.4% di share. L’anno scorso la media della prima serata del festival era stata di 11 milioni 134 mila spettatori pari al 49.48% di share. Insomma, 1 italiano su 2 ha guardato lo show di Rai 1.

E ora gli altri numeri, quelli dei soldi.

La polemica, spesso usata anche come battaglia politica, ha riguardato, quest’anno, lo stipendio di 650mila euro di Carlo Conti. Sulla vicenda si è stracciato le vesti persino un conte, tale Marcucci Pinoli, titolare dell’Alexander Museum Palace, che per protestare contro la somma pagata a Conti, ha organizzato tre serate di protesta offrendo tre cene ad un prezzo simbolico di dieci euro nel suo albergo.

“Di certo, se gli avessero offerto 65.000 euro non ci avrebbe fatto la fame” tuona il conte. Chissà cosa penserebbe il conte se un giorno mi presentassi nella sua struttura e proponessi di voler pagare 20 euro al giorno per colazione, pranzo, cena e pernotto. Il conte mi risponderebbe sicuramente che non si può perché “nella struttura puoi vivere una vacanza nell’arte, raffinata ed elegante fatta di cultura immerso in un suggestivo scenario con il mare a pochi passi dall’hotel.”

Ma poi, aggiungo, perché il conte dovrebbe farmi pagare così poco se commercialmente la struttura vale ed è richiesta? Un po’ come accade a Sanremo, appunto, dove gli stipendi sono proporzionati agli introiti pubblicitari e al mercato. E i 15 milioni di euro spesi dalla Rai per organizzare il Festival, appaiono poca cosa rispetto alla mole di denaro che è arrivato.

“Il Festival di Sanremo non pesa sulle risorse derivanti dal canone, ma da almeno due anni è in attivo grazie al contenimento dei costi e a introiti pubblicitari e ricavi commerciali per un totale stimato quest’anno di 23 milioni di euro“.

A dirlo, in una nota, proprio la Tv di Stato. Basterebbe fermarsi qui per dimostrare che le polemiche intorno al Festival sono inutili e dannose specie per chi le fa. Ma voglio andare a fondo e fare i calcoli per bene.

Durante la serata di apertura, uno spot di 15 secondi trasmesso alle 21.45 costava 219mila euro. Qualche minuto più tardi, ovvero alle 22.25, lo stesso spazio si vendeva a 210mila euro. Oltre mezzanotte, 90mila o 42mila euro. Da mercoledì a venerdì i prezzi sono stati, ovviamente, abbassati di circa 30mila-40mila euro a spot. Per il gran finale di sabato, invece, dalle 21 alle 23 non si scende sotto i 200mila euro. Nell’ultima fascia pubblicitaria, programmata a mezzanotte e 20, un passaggio di 15 secondi si vende a 96mila euro.

Alle tariffe della televisione bisogna aggiungere i listini di radio e internet. Radio2, ad esempio, offre tre pacchetti pubblicitari: la versione gold, 169 passaggi a 137.500 euro, la versione silver, 119 passaggi a 126.300 euro, e il modulo tabellare, 12 passaggi a 36mila euro. Trenta secondi di spot durante la diretta radiofonica del Festival vengono pagati cinquemila euro. Sulla multipiattaforma internet, banner display e post personalizzati sui profili sociali e web dei canali tv e di Sanremo il pacchetto completo, dal 6 al 19 febbraio, costa 605.750 euro.

Sponsor ufficiale di Sanremo è Tim. La compagnia telefonica compare in tutte gli intervalli pubblicitari del festival con le acrobazie di Sven Otten, il ballerino snodato degli ultimi spot. Non solo: la compagnia ha assoldato un mostro sacro della musica italiana come Mina, per farle cantare il motivetto su cui Sven si esibisce, e messo a disposizione una piattaforma di analisi dati, la Tim data room, che monitora le opinioni degli spettatori in rete. E l’accordo con Rai comprende anche un premio per il brano più ascoltato su Tim Music e playlist speciali sulla propria piattaforma musicale.

E non finisce qui.

Nella prima serata gli spot trasmessi sono stati 78, che tradotto in ricavi, significa circa 4milioni di euro. 

“Abbiamo sommato il costo di ciascuno spot in base all’intervallo in cui è stato trasmesso, secondo la tabella di impaginazione televisiva del listino, e abbiamo verificato se il marchio o l’azienda sia comparsa anche su altre piattaforme (come radio e internet), immaginando perciò che l’azienda possa avere beneficiato di sconti superiori al 5% di listino per via di investimenti multicanale. Abbiamo stimato questi sconti in un ordine del 20%. Così anche per i marchi che già trasmettono abitualmente spot in prima serata su Rai1 e che hanno inserito Sanremo in una programmazione commerciale più ampia.” (Wired)

La somma, moltiplicata per cinque serate, arriva a 20 milioni di euro. Poi vanno aggiunti il milione di euro che la Rai conta di incassare dalla vendita dei biglietti dell’Ariston.

Rispetto agli incassi di sette anni fa, gli spot sono decollati, volando dai 12 milioni di sette anni fa ai 23 netti previsti quest’anno.

E se l’aumento delle entrate c’è stato è perché professionisti di ogni ordine e grado hanno lavorato bene e, forse, sono stati scelti bene dalla direzione artistica. Così come sono stati scelti bene i conduttori: non credo che se il Festival fosse stato condotto da uno dei “generatori del boicottiamo Sanremo” il Festival avrebbe fatto questi numeri.

Parliamo di tutto, ma prima studiamo. 

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