Razzi nostri!

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Un Onorevole che non riesce a leggere un testo in italiano e che, in qualche modo, rappresenta l’Abruzzo

 

L’Abruzzo è una regione che sta cercando, sia dal punto di vista politico che economico, di riagganciarsi alle macro regioni del nord per permettersi un rilancio economico, culturale e turistico. La politica, gli operatori economici e, aggiungerei, la gente pulita stanno agendo in sinergia per permettere a questo fazzoletto di terra di riemergere e tornare a contare. Ebbene, a cosa possono servire tali sforzi se un parlamentare abruzzese Doc, nato a Giuliano Teatino il 22 Febbraio 1948, sputtana la nostra regione in lungo e in largo per l’Italia e il mondo? Antonio Razzi, emigrato in Svizzera nel 1965, in questo ultimo anno sta facendo parlare di sé in maniera esagerata. Partiamo dall’inizio. “Super Razzi” emigrato in Svizzera inizia a lavorare per una ditta tessile di Lucerna ma, forse per noia forse per problemi ad arrivare a fine mese, il “Razzo de’ noaltri” diventa socio fondatore del centro regionale abruzzese di Lucerna nel 1977. Contemporaneamente, e qui entriamo nel vivo della questione, il giovane “Razzino” ricopre la presidenza della Federazione emigrati abruzzesi sempre in Svizzera e riesce a far sparire fondi dell’associazione destinati dalla regione Abruzzo per l’alluvione di Lucerna del 2005. Puntuale come tutti gli orologi svizzeri “Big Razzo” si becca un bel procedimento penale che gli spalanca le porte alla Camera dei deputati italiana. Per merito di chi viene eletto nelle politiche del 2006? Del Pdl? Del Pd? Manco per niente. Il merito di tale operazione è tutta da attribuire a quel gran genio molisano di Di Pietro. Stranamente nel “partito degli onesti” nessuno si è scandalizzato: il leader non ha cercato microfoni (rigorosamente Rai) per gridare allo scandalo e “faccia d’angelo” (Carlo Costantini) non si è strappato nemmeno una camicia per denunciare tale “sconceria”. Eppure la vicenda era nota. Maria Luisa Bevacqua, cassiera della Feas, in un’intervista al settimanale svizzero “La Pagina“, parlò di “responsabilità” di Razzi, presidente dell’associazione Feas fino al 2007, nell’aver intascato tali fondi per interessi personali. Insomma il buon “razzetto” prese soldi e scappò! 

“Razzo style” fino al 2008 fu confermato alle politiche ma, il 16 Settembre 2010, Razzi esce con una denuncia pubblica per una presunta compravendita di deputati da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: «Si è parlato anche di pagarmi il mutuo e darmi un posto nel governo, ma la proposta più concreta è stata la rielezione sicura». Tutte le testate giornalistiche riportarono la notizia e gran parte dei politici si indignarono. Non contento di ciò Razzi il 14 Dicembre, dopo aver lasciato l’Idv e confluito in “Noi Sud”, votò contro la sfiducia al Governo Berlusconi per poi ottenere la carica di consigliere personale del Ministro Romano. Nel dicembre 2011 la trasmissione Gli Intoccabili trasmise un video ripreso di nascosto all’interno del parlamento in cui Razzi ammise di aver votato la fiducia al governo solo per motivi di tornaconto personale ed economico: «Perché per noi due il governo s’è salvato. Che 314 a 311. Se io e Scilipoti andavamo di là per un voto cadeva. […] Io avevo già deciso da un mese prima [di votare la fiducia]. Mica avevo deciso, figurati, tre giorni prima. ” Ma come? Tre giorni prima hai detto male di Berlusconi”. L’ho detto apposta. […] Dieci giorni mi mancavano. E per dieci giorni mi inculavano. Perché se si votava dal 28 come era in programma, il 28 di… di… di marzo, io per dieci giorni non pigliavo la pensione.» Infatti a “Razzetto” la pensione gli sta proprio a cuore visto che, il 18 Settembre di quest’anno, firma un’interrogazione a risposta orale con il suo amico “responsabile” Moffa sui “Fondi pensione e previdenza complementare”. E vogliamo parlare del “Trattato di Lisbona”? Ovviamente l’Onorevole è preparatissimo al punto da non capire cosa, i suoi addetti, gli hanno scritto sul foglio del discorso alla Camera.

Insomma, un abruzzese Doc è riuscito in lasso di tempo brevissimo a farci ripiombare negli anni in cui l’Abruzzo era solo “terra di pastori”. Come uscirne? Probabilmente se fossi parlamentare confluirei in qualche gruppo politico, magari nelle BR (Brigate Razzi) ma solo per sequestrarlo e cambiargli il taglio di capelli. Dopodiché lo lascerei libero senza chiedere il riscatto, sempre se qualcuno non voglia darmelo per forza al fine di obbligarmi a trattenerlo con me!

 

di C’è chi Bara

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