La candidata 5 Stelle Marcozzi tronca l’intervista perché…”non sono stato ai patti”

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Questo che state per leggere non è un articolo giornalistico, come non era un articolo quello precedentemente postato in questo giornale sulla signora Marcozzi.

 

http://www.youtube.com/watch?v=EdJQ6rgg4uE

Questo che state per leggere non è un articolo giornalistico, come non era un articolo quello precedentemente postato in questo giornale sulla signora Marcozzi.

Per cui, do piena ragione al signor Carlo Giannascoli, che aveva sottolineato la questione nei commenti della scrittura precedente.

Il giornale nazionale a cui rispondo non ha considerato l’articolo estratto dall’intervista della signora Marcozzi poiché, fortunatamente, non basta candidarsi alla Regione per avere diritto ad uno spazio ma, grazie a Dio, esiste ancora uno sbarramento legato alla sensatezza dei contenuti.

A ZoneD’ombra non ho dato quel pezzo, perché ZoneD’ombra è un giornale di tutto rispetto e non la pattumiera dei giornali nazionali, per cui ho preferito tramutare l’intervista in una “mia opinione sull’intervista”, che ZoneD’ombra ha avuto la cortesia di pubblicare, poiché è un giornale libero e sempre aperto alle opinioni.

Se qualcuno si chiedesse perché non ho pubblicato le mie opinioni sul giornale nazionale, sono sicuro che Carlo Giannascoli mi darà ragione quando affermo che prima che un giornalista arrivi a pubblicare le proprie opinioni, deve avere una carriera alle spalle molto lunga. Ad un giornalista esordiente è permessa, giustamente, solo la pubblicazione di notizie.

Come dicevo questo non è un articolo, bensì una mia dichiarazione di accompagnamento al video, che mostra la penosa circostanza per cui la candidata pentastellata Sara Marcozzi mi ha troncato l’intervista, quando le veniva posta una domanda che non era di suo gradimento.

Poichè non ho assunto alcun comportamento che viola regole morali (e tanto meno giornalistiche) e dal momento che chi agisce in maniera corretta non trova difficoltà a fornire all’opinione pubblica i collegamenti verosimili delle vicende, ho deciso di raccontare la verità sull’ episodio in questa dichiarazione.

All’inizio della scorsa settimana fissai l’intervista con la signora Marcozzi, che mi diede appuntamento per il venerdì successivo al comune di Spoltore; la stessa mi chiese, più o meno a ragione, “di cosa tratta l’intervista?” ed io le risposi che sarebbe stata inerente al suo programma di governo. 

Da quel giorno, in cui probabilmente si è diffusa la notizia che l’avrei intervistata, ho cominciato a ricevere numerose email (ricchissime di screenshot censurati da una mano zelante e premurosa) da parte di attivisti di diversi meetup abruzzesi, che lamentavano che le Regionalie, che hanno  visto come vincitrice proprio Sara Marcozzi, sarebbero state gestite con una strategia “simil partitica”, attraverso l’imposizione della Marcozzi da parte di una precisa linea parlamentare. 

Una linea che, sempre secondo gli attivisti, avrebbe completamente ignorato la base la quale, nel sondaggio del meetup di Chieti tenutosi a Febbraio, aveva dichiarato la Marcozzi perdente alle spalle di Antonio Rullo.

In quei giorni ebbi modo anche di interloquire con la cittadina senatrice Enza Blundo che, manifestando anche lei molte perplessità sulle Regionalie, mi rilasciò la dichiarazione, in anticipo sull’uscita dei candidati consiglieri (prevista per il 25 Aprile), in cui invitava la Marcozzi a togliere la doppia candidatura da Consigliera regionale e da Presidente della Regione, dicendo: “Così i Cinque Stelle dimostrano di essere attaccati più di tutti alle poltrone”.

Tenuto conto di tutti questi avvenimenti, ho sentito l’esigenza giornalistica e morale di porre alla Marcozzi, in cima alle domande sul programma di governo, un quesito inerente le spaccature interne al suo movimento.

Nonostante i dossier ricchi di informazioni, mi sono imposto la regola professionale di ignorare i complottismi, qualora questi avessero anche solo lo 0,1% delle informazioni non dimostrate.

Come potete evincere dal supporto video, mi sono limitato a domandare come facesse la Marcozzi a governare con all’interno queste spaccature. Ciò mi è sembrato legittimo.

Al contrario, la Marcozzi ha troncato l’intervista giustificandosi con un “non erano questi i patti”.

Innanzi tutto un giornalista non è tenuto a fare patti, in secondo luogo, è un mio diritto sostituire o aggiungere una domanda, se dal giorno in cui viene fissata l’intervista al giorno in cui viene tenuta, si verificano eventi tali da generare esigenze diverse nell’opinione pubblica.

Rivolgendomi alla Marcozzi, mi sento di dirle che quella domanda, in fin dei conti, sono stati proprio i suoi cari cittadini, quelli che si vanta tanto di rappresentare, che me l’hanno girata per cui, non rispondendo e bloccando l’intervista, non fa un torto a me (pur ricordandole che se viene eletta diventa rappresentante di tutti gli abruzzesi) ma ai centinaia e centinaia di cittadini che si aspettavano quella risposta. 

Cittadini che hanno sacrificato i week end per stare infreddoliti dietro i banchetti, che dopo otto ore di lavoro hanno negato il tempo al coniuge e ai figli per partecipare alle riunioni, a cittadini che hanno sostenuto iniziative, viaggi, incontri con i loro soldi, a cittadini che, giusta o meno che sia la loro posizione, ci hanno creduto e in questa vicenda si sono sentiti sorpassati nelle loro scelte.

Signora Marcozzi, è a loro che ha negato quella risposta… non a me.

Se il suo biglietto da visita è quello che mi ha presentato, troncandomi l’intervista, mi sembra legittimo supporre a quante domande lei si sottrarrà, nel caso fosse eletta, se qualche cittadino o giornalista le porrà davanti delle questioni per lei spinose.

Il fatto di non essere un politico (anche se aspira con orgoglio ad una carica istituzionale) non la esime dal rispetto delle regole deontologiche e morali del diritto d’ informazione. 

Dato che non le ha rispettate, mi permetto di ricordargliele: le interviste o non si rilasciano o si rilasciano, sicuramente non si rilasciano selezionando le domande e minacciando il giornalista dicendo: “io sono un’avvocatessa…” nel caso pubblichi le sue non risposte.

Questa è la mia posizione che mi è sembrato giusto chiarire, poiché nelle oltre 4.000 visite e 64 commenti della precedente scrittura, erano sorte delle perplessità. 

In genere, chi ha la coscienza pulita fornisce delle risposte.

 

Marco Minnucci

 

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