Restituzione 5 stelle: i ‘morosi’ rischiano il pignoramento. Tra questi anche il ministro Fioramonti

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Il Movimento che ha fatto dell’onestà e dei contributi economici dei parlamentari a favore della collettività la sua bandiera, oggi scopre un’altra falla nel “sistema”.

La regola del rifondere i soldi dei parlamentari a favore del bene comune a quanto pare è stata messa da parte. E tra i “morosi” ci sono due esponenti del governo giallorosso. Il primo è il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, fermo a dicembre 2018 e l’altro è il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, che non rendiconta da febbraio di quest’anno. Cifre riportate sul sito tirendiconto.it, il portale della trasparenza del Movimento 5 stelle. 

Fioramonti è salito alla ribalta delle cronache per gli insulti su Facebook oltre ad alcune alcune proposte che hanno fatto discutere. Il ministro, qualche settimana fa, definiva la senatrice Daniela Santanchè “Una demente bugiarda e venduta”, alla quale avrebbe “sputato”, alludendo, con termini denigratori, agli interventi di chirurgia estetica della senatrice.  

Fioramonti, comunque, appare molto reticente anche nei versamenti economici. Quelli messi meglio di lui hanno aggiornato la loro posizione fino ad agosto, altri si sono fermati prima. Tra di loro alcuni ministri del Conte-bis: Vincenzo Spadafora (Sport), Fabiana Dadone (Pa), il capo politico Luigi Di Maio (Esteri) sono bloccati a maggio. Nella stessa situazione due importanti sottosegretari: Stefano Buffagni (Mise) e Riccardo Fraccaro (Presidenza del Consiglio).

I grillini, ovviamente, sono corsi a giustificarsi.

Un deputato dice: “Se hanno messo questa scadenza io nemmeno me lo ricordo”. Altri parlamentari parlano di “procedura complicata” per inserire le rendicontazioni nel sistema. “La verità è che molti non vogliono versare per protesta”, spiega un altro, spiega il Giornale che lo ha intervistato garantendo l’anonimato.

Mail di protesta

Le caselle di posta elettronica di deputati e senatori che non hanno ancora versato le eccedenze degli stipendi sono state inondate da una serie di mail di reclami provenienti da un indirizzo riconducibile al Meet Up di Diamante, in Calabria provincia di Cosenza. La lettera di protesta, visionata dall’agenzia AdnKronos, recita così: “Tu sarai il/la prossimo/a a scappare senza restituire quanto promesso? Quando pensi di metterti in regola con le restituzioni?”. Nel testo si invitano tutti quelli che hanno prodotto e inoltrato le rendicontazioni, seppure non ancora pubblicate, a darne prova concreta.

I morosi la prendono male

I morosi non avrebbero preso molto bene il sollecito, provocando un ulteriore aumento della tensione all’interno del Movimento. Poco meno di un mese fa, si vociferava di punizioni esemplari da parte dello stato maggiore per chi si fosse attardato nell’invio dei bonifici di restituzione e nella rendicontazione delle spese sostenute. Addirittura si era arrivati a parlare di un possibile pignoramento per i più discoli. “Fossimo stati in un altro periodo sarebbero già partiti i provvedimenti”, sussurrano i parlamentari nei capannelli. La verità, questo è il tono delle riflessioni, è che anche su questo fronte la pistola dello stato maggiore appare scarica.  

I nomi dei morosi

Dei 322 deputati e senatori, ben 26 sono fermi con le restituzioni a dicembre 2018. Tra questi Nicola Acunzio, che nel solo mese di fine anno ha speso in consulenze addirittura 5.800 euro. C’è poi Nadia Aprile che sfiora gli 8mila euro di spese sempre a dicembre 2018, Massimo Baroni, Santi Cappellani, Paola Deiana e Daniele Del Grosso, quest’ultimo è stato anche componente della III Commissione Affari Esteri e Comunitari. C’è poi, Federica Dieni, sempre ferma a dicembre 2018 con le restituzioni, Flora Frate, Francesca Galizia, Marta Grande, Mara Lapia, Dalila Nesci, Paolo Romano, Arianna Spessotto, Davide Tripiedi, Simone Valente, Andrea Vallascas. Tra i deputati spunta anche Gianluca Vacca, ex membro della VII Commissione della Camera dei deputati (Cultura, scienza e istruzione). Il 12 giugno 2018 diventa sottosegretario del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo nel Governo Conte I di 5 Stelle e Lega. “No comment”  ci risponde a Zone d’Ombra Tv l’onorevole quando gli chiediamo se il ritardo è dovuto a una sorta di protesta politica nei confronti delle scelte del Movimento. Poi aggiunge: “Ci sono dei problemi tecnici e dei ritardi anche dovuti alla mia attività di sottosegretario”. 

Potrebbe anticipare, questa protesta, . Trun’eventuale scissione del Movimento?

 

 

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